DELLY.
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Fanciulla eroica.
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1963. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Orfana e sola, Ninetta viene accolta in casa del fratello Alessandro. Abituata alla vita libera e serena della campagna, la profonda diversit dell'ambiente, delle idee, delle abitudini, rende ben difficile per Ninetta il soggiorno in quella casa.
Ma ben pi dolorosa per lei  una pena segreta, il contrasto con la voce del suo cuore, con un indegno amore adombrato da un tragico evento.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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Fanciulla eroica.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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Soltanto l'ansare della falciatrice rompeva il silenzio che regnava sui campi, ora quasi del tutto spogli. I lavoratori, stanchi da una giornata di caldo afoso, faticosa oltre ogni dire, si scambiavano appena di tanto in tanto qualche domanda, svogliatamente. Cercavano di sbrigarsi perch, verso ponente, pesanti nuvole nere, orlate di una luce color di rame, annunziavano prossimo il temporale.
Via, ragazzi, alla svelta!... Ancora una mezz'ora e avremo finito!
Queste parole venivano pronunziate da un vecchio alto e magro, la cui fisonomia nobile e bonaria era incorniciata da una larga barba candida. Era vestito in modo assai semplice, da proprietario campagnuolo, e vi era in lui un singolare miscuglio di rustichezza e di distinzione... E questa aveva un po' di sopravvento sull'altra.
Una mezz'ora, signor Bords?... Credete che il temporale vorr aspettar tanto?... disse uno dei mietitori.
Il vecchio alz gli occhi verso ponente ed aggrott alquanto le candide sopracciglia.
Uhm! Insomma, lavorate di buona lena, ragazzi miei, e pu darsi che si arrivi! E poi, laggi a casa vi preparano un buon pranzetto, per l'ultimo giorno della mietitura. Non avete visto mio nipote da queste parti?
Il signor Lorenzo era qui dieci minuti fa, e mi ha detto che andava a fare un giro per le vigne, rispose quegli che dirigeva la schiera dei mietitori.
Va bene, grazie, Michele.
Di buon passo, il vecchio si diresse, traversando i solchi, verso il sentiero che andava lungo i campi, e che era, dall'altro lato, fiancheggiato da una fila di nocciuoli, ombreggiati da alcune quercie giovani, in pieno rigoglio di vegetazione. Il vecchio si ferm un istante lanciando un'occhiata verso una collina coperta di vigneti, che si ergeva con morbida curva laggi oltre i campi. Poi alz le spalle e continu la strada mormorando: Forse non c' pi e non merita conto che io m'indugi per cercarlo, e con un tempo simile, poi! L'aria diventa addirittura irrespirabile!
Pareva infatti che l'atmosfera fosse diventata rovente. Il vecchio tese l'orecchio credendo di udire il brontolio della tempesta.
No, non , ma non tarder molto... Oh, chi viene mai di laggi? Ma  Ninetta... con Tom!
Un cane gli correva incontro abbaiando festoso, precedendo una fanciulla, una fanciulletta, anzi, poich i capelli biondo-cinerei le cadevano in una lunga treccia sulle spalle. Era piccola e graziosa, con un visetto roseo e delicato in cui ridevano due occhioni scuri. Scorgendo il nonno, si era messa a correre e, leggera come una gazzella, si trov in pochi istanti accanto a lui.
Manca poco a finire, nonno?
Poco, Ninetta, s. Ma che cosa sei venuta a fare qui? Ora, vedi, se scoppia il temporale, starai proprio bene con questo qui! disse il vecchio, prendendo tra due dita un lembo della manica della leggera camicetta rosa che indossava la fanciulla.
Oh, torneremo a casa prima!... L tutto era pronto e mi  venuta la voglia di venirvi incontro, nonno.
E con una graziosa moina mise la mano sotto il braccio del vecchio.
Il signor Bords le rivolse uno sguardo affettuoso e dolce.
Sei molto gentile, ma non vorrei che la mia Ninetta si bagnasse fino alle ossa per il temporale. Lesta, camminiamo, forse arriveremo a tempo.
Sicuro, nonno!... E Lorenzo, l'avete veduto?
No, era andato nella vigna. Ma siccome ora gli uomini son per finire, non star molto a tornare.
Arriver insieme con Alessandro. Sar una sorpresa per lui, perch davvero non avremmo mai pensato di avere questo piacere!
Infatti le sue visite non sono molto frequenti. Una gita di due o tre giorni ogni anno.
Bisogna che abbia qualche importante comunicazione da farci, per ritornare ora dopo esser venuto per Pasqua. Forse un matrimonio per lui.
Guarda, questa  un' idea, nonno! S, dev'esser proprio per questo! Oh, sarei contenta di avere una cognata!
Secondo che cognata, Ninetta.
Oh, Alessandro non pu scegliere che una brava ragazza!
Il signor Bords non rispose, ma fece un gesto come per dire: Non si sa mai!.
Di fronte a loro si stendeva il sentiero, bene ombreggiato; anche l'atmosfera era, come dappertutto, d'una intollerabile pesantezza.
D alla testa! disse Ninetta, portandosi la mano alla fronte candida sulla quale svolazzavano leggeri riccioli naturali. Forse si star meglio vicino al fiume. Si scorgeva di l il fiumicello, il bel Divette dalle acque trasparenti attraverso le quali si vedevano fluttuare lunghe erbe pallide. Sotto il cielo pesante, d'un nero violaceo, l'acqua pareva scura scura e se ne sprigionava un'intensa malinconia.
S'intese a un tratto un brontolio di tuoni lontani, che si ripercosse a lungo.
Lesta, piccina! disse il signor Bords.
Traversarono il fiumicello su un ponticino di pietra, e s'incamminarono sullo stradone vicinale, fiancheggiato di bellissimi pioppi. A destra, un muricciuolo ricoperto di edera e di fogliame rampicante, chiudeva una specie di piccolo parco, molto fresco e ben tenuto. Attraverso gli alberi si scorgeva una grande casa, costruita di mattoni, e dall'apparenza comoda ma senza pretese.
Mentre continuavano a camminare a passo svelto, il signor Bords stese una mano in quella direzione.
Hai avuto notizie del signor Larmy, oggi, Ninetta?
S, nonno, sta meglio. Didier  venuto oggi nel pomeriggio per sapere se abbiamo fissato proprio per sabato la grande pesca allo stagno di Sorine.
Forse Graziano  ancora alla Mirille?
S, fino a domenica.
Mah... io non so che cosa faccia quel ragazzo a Parigi. Studia legge... si, studia!... E stato sempre pigro come una tartaruga e, se per caso un giorno riuscir a diventare avvocato, vorr proprio dire che non gli sono mancate le raccomandazioni, perch...
Sss! Eccolo che viene, nonno!
Sbucava da un sentiero trasversale un giovane di bassa statura, vestito con ricercatezza: pareva camminare a fatica, trascinando le gambe ed asciugandosi la fronte di frequente. Vedendo il signor Bords e Ninetta, si lev il cappello, mentre il viso pallido ed emaciato si contraeva come per un violento dolore.
Ebbene, che cos'hai, ragazzo mio? gli domand il signor Bords.
Un attacco di reumatismo articolare che mi riprende, signore. Da un anno non ne avevo pi sofferto. E ora sar molto se potr arrivare fino a casa: ne avr per parecchi giorni senza poter muovere n braccia n gambe!
Vuoi che ti aiuti a ritornare a casa?
Oh, non ci mancherebbe altro, signor Bords!...
Ma s, s, appoggiati a me!
E il signor Bords, avvicinatosi al giovane, gli prese il braccio e lo pass sotto il suo.
Cos camminerai meglio... Non temere di appoggiarti: sono ancora forte.
Il nonno  un ercole! aggiunse Ninetta con un sorriso che gli scopr i bei dentini.
Come tutti i Bords, Ninetta: i vostri fratelli sono due bellissimi giovanotti, robusti come le quercie del nostro paese.
Una piccola fiamma d'orgoglio pass negli occhi del vecchio.
S, Alessandro e Lorenzo sono bei ragazzi, ma il maggiore, diventato cittadino, s conserver molto meno bene di Lorenzo.
Il giovanotto ebbe un risolino ironico mentre continuava ad andare innanzi appoggiato al braccio del signor Bords.
Ah, ah, qui c' sempre un po' di rancore!
Voi non perdonate ad Alessandro d'aver abbandonato la campagna...
Non ho nulla da perdonare, Graziano.
Alessandro mi disse un giorno che si sentiva portato per la medicina. Ho cominciato col contrariarlo, obbligandolo ad occuparsi della fattoria; poi, quando ho visto che non ci riusciva, ho ceduto, a malincuore, lo confesso, perch i cittadini non mancano, mentre la terra  abbandonata, la nostra bella, buona terra...
Il suo sguardo serio e malinconico si pos per un attimo, attraverso i tronchi snelli dei pioppi, sui prati che si stendevano laggi lontano, sui campi ora mietuti delle spighe provvidenziali. Eppoi, significava rompere la tradizione. Fin qui tutti i Bords erano stati agricoltori o sacerdoti. Per il primo, Alessandro si  allontanato dalla terra. Che non se ne penta: ecco quanto posso augurargli.
A proposito, Alessandro arriva stasera! disse Ninetta che camminava un po' pi indietro dei due uomini con Tom alle calcagna.
Abbiamo ricevuto or ora un telegramma.
Ritorna per partecipare al gran pranzo dei mietitori?
Non  molto probabile. Sandro non ha una gran simpatia per le nostre usanze patriarcali, disse il signor Bords, corrugando un po' la fronte. Si dice molto repubblicano, cosa che non  neppur questa nelle nostre tradizioni... ma insomma ammetto che ognuno abbia le sue idee, soltanto bisogna mettere d'accordo con esse le proprie azioni. Un democratico, uscito egli stesso dal popolo, non deve trovare fuori posto l'usanza di mangiare insieme coi propri servitori. Questa  vera fratellanza, mi pare...
Le labbra di Graziano ebbero una strana contrazione, che si confuse con una smorfia di dolore: Ahi, che tremenda crisi sar questa!
Eccovi quasi arrivato... Va ad aprire il cancello, Ninetta.
La fanciulla and avanti e alz il paletto di ferro che chiudeva la larga cancellata di legno bruno, oltre la quale si stendeva un viale, fiancheggiato da olmi, che conduceva alla casa di mattoni rossi.
Ti accompagner fin l, disse il signor Bords.
Oh, no davvero! protest Graziano.
Avete gi ritardato per causa mia; del resto, vedo laggi il giardiniere: gli far cenno di venire ad aiutarmi. Tornate a casa subito perch comincia gi a piovere!
Infatti Ninetta aveva sentito un bel gocciolone di pioggia cadrle proprio sul nasino.
Allora buona sera! grid ella con un piccolo gesto di saluto. Tante cose a Melita e a Valentina!
Ricordami a tuo padre, disse il vecchio.
Son contento di sapere che sta meglio: domenica verr a trovarlo.
Ne sar felicissimo. Buona sera, signor Bords... buona sera, Nina.
La voce, sempre dolce, si era fatta anche pi dolce, e gli occhi azzurri, grandi e bellissimi, si volgevano a Ninetta con uno sguardo pieno d'una grazia felina.
Ma Nina, senza avvedersene, gli volgeva gi le spalle e correva avanti, gridando: Vi far mandare l'impermeabile, nonno!
Non correte, non vi scalmanate!
Nonostante quella raccomandazione, il signor Bords aveva affrettato molto il passo; ma quando giunse sulla soglia della fattoria dove la nuora, una donnetta bruna dall'aria seria e piacente, lo attendeva, era tutto inzuppato dalla pioggia torrenziale.
Presto, cambiatevi, babbo, diss'ella entrando con lui nella sala dov'erano apparecchiate quattro lunghe tavole per la gran cena della mietitura.
No, non  nulla. Nina si  bagnata?
Un poco: l'ho mandata a cambiarsi la camicetta. Avevamo avuto un tempo tanto bello, finora!
Bisogna ringraziarne il Signore, Marcella.
Bisogna ringraziarlo di tutto, d'altronde,
perch tutto quello che ci manda  per il nostro bene.
 vero, babbo.
E, pronunziando queste parole, il suo sguardo affettuoso e rassegnato si alzava verso una grande fotografia del suo povero marito, il suo caro Paolo, morto da sei anni. Vedendo il dolore della vedova, il vecchio curato, che aveva assistito quello che egli chiamava il migliore dei miei parrocchiani, le aveva mormorato all'orecchio: Chi sa che questa non sia una grande piet di Dio, che gli risparmia cos qualche gran dolore, qualche terribile dispiacere nell'avvenire!
E quella parola le era rimasta impressa, e risorgeva pi nitida ogni volta che il ricordo di quella perdita, cos crudele per il suo cuore di sposa amorevole, la riprendeva, sempre doloroso e profondo.
Da chi le sarebbe potuta venire la prova?
Lorenzo, il minore, era serio e buono, cristiano esemplare, figlio affettuoso. Nina era di un'indole delicatissima. Alessandro...
A questo pensiero la fronte della madre si solc duna ruga d'ansiet: Alessandro, il maggiore, aveva, primo di tutta la sua razza, abbandonato il lavoro della terra, aveva studiato medicina e si era stabilito a Parigi l'anno prima. Era un giovanotto d'intelligenza media, che tuttavia si credeva molto superiore agli altri, tanto che gli pareva che la campagna male si addicesse ad un personaggio importante come lui, e che soltanto a Parigi si potesse apprezzare l'alto valore di un Alessandro Bords.
Ma, per il momento, la clientela non affluiva ancora, ed il nonno doveva mandargli spesso dei sussidi.
Povero nonno Bords, che amara delusione era stata per lui la diserzione del primogenito!
Gli ci era voluta una gran fatica per arrivare a perdonargli!
Ha seguito la sua vocazione, babbo, diceva la nuora, dissimulando il proprio disinganno, perch anch'ella aveva vagheggiato il sogno di vedere i suoi due figliuoli rimanere sempre nella vecchia fattoria delle Nardettes, propriet della famiglia Bords da secoli.
Il nonno scoteva la testa.
La sua vocazione!... Non era quella piuttosto che un'altra; quello che gli ci voleva, era di fuggire la campagna. Adolescente, gi non sognava che la vita in citt. La vocazione per la medicina  stata il pretesto e ora, invece di farsi un buon posto qui, si smarrisce nella folla dei dottori senza clientela che ingombrano Parigi.
Finir col farsi strada anche lui, babbo.
Mia buona Marcella, vorrei sperarlo. Ma Alessandro non ha mai lavorato molto:  un'intelligenza comune e dubito assai che possa riuscire a Parigi.
La signora Bords protestava, ma in fondo non era tranquilla sull'avvenire del suo figliuolo maggiore.
E quella sera, il telegramma che annunziava l'arrivo inaspettato del figliuolo, aveva reso pi intensa la sua ansiet. Che cos'era successo perch d'improvviso facesse quel viaggio?
La madre faceva nella sua mente mille supposizioni, mentre adempiva le sue mansioni di padrona di casa, quella sera pi complicate per la cena della mietitura.
Nina si era messa una bluse asciutta ed era scesa ad aiutarla. Vivace e leggera, la giovinetta andava dalla sala alla gran cucina dove Martina, la vecchia fantesca, sorvegliava i preparativi del pasto.
Fuori pioveva a catinelle: il temporale si avvicinava e, tutto ad un tratto, un lampo azzurrognolo illumin tutta la scura cucina
Martina si segn, e la sua aiutante, una contadinotta paffuta, si volt verso il muro nascondendosi il viso tra le mani.
Povero Alessandro, che tempaccio trova per il suo arrivo! esclam Nina che entrava portando un panierino pieno di pesche. Per fortuna abbiamo potuto avvertire Michonnet.
Sentite, non  lui che viene?... disse Martina tendendo l'orecchio. Ecco Tom che abbaia.
Nina corse verso la sala: la sua mamma era gi vicina alla porta rimasta aperta, e Tom senza curarsi della pioggia, saltava nel cortile incontro ad un giovanotto che scendeva da un barroccino coperto da un mantice.
Gi, Tom!... A cuccia! disse con impazienza quegli che arrivava.
In pochi salti si trov sulla soglia di casa.
Entra, lesto! disse la signora Bords scansandosi per lasciarlo passare. Che tempo, povero figliuolo!
Spaventevole!... Buona sera, mamma, come state?
Una dopo l'altra baci sulle gote la madre e Nina.
E il nonno?
Scender tra un momento, credo... Stai bene, Alessandro?
Benissimo, mamma.
Ella fiss un lungo sguardo sul giovanottone ben fatto, il cui viso, dalle fattezze un po' molli, era incorniciato da un'elegante barba bionda.
Ti sei fatto pallido e piuttosto magro, Alessandro.
Egli ebbe un risolino un po' ironico.
Non avrete la pretesa, mamma, che un parigino abbia lo stesso colorito di un campagnuolo come Lorenzo... E poi, da parecchi mesi ho dovuto lavorare parecchio: una grave epidemia d'influenza ha infierito a Parigi, poi la scarlattina, e tutti i medici hanno avuto un gran da fare. Ora ho una discreta clientela.
Meglio cos!... Avrai avuto molto caldo, oggi... Prendi qualche cosa?
Un po' di vin bianco, non  vero?...
disse Nina, che si avviava gi verso l'armadio a muro in cui stava la provvista del vino per la giornata.
S, Ninetta, il nostro buon vino spumante  quanto il nostro paese produca di meglio.
Una voce severa si alz in tono di rimprovero: Eppure produce ancora una quantit di altre cose eccellenti... Non foss'altro, i suoi abitanti che hanno un cos bel passato di fedelt e di eroismo e che sono ancora oggi di quelli che meglio resistono al contagio delle cattive dottrine.
Ah, ecco il nonno!... Buon giorno, nonno!...
Alessandro andando incontro al buon vecchio ricevette il suo abbraccio e, subito, il signor Bords domand: Che cosa ti succede, Alessandro?
Una ruga solc un istante la fronte un po' calva del giovanotto.
Ho da parlarvi, nonno: un consiglio da chiedere alla mamma ed a voi.
Va bene, di'pure. Abbiamo ancora un momento di calma, gli uomini non verranno che tra un'ora, con un tempo simile.
Nina si allontan per discrezione, mentre il nonno si metteva a sedere nella sua grande poltrona impagliata sotto la finestra. Di fronte a lui sedette la nuora e, vicino a lei, Alessandro, che a fatica dissimulava un certo imbarazzo.
Allora, ragazzo, si tratta di...
Di matrimonio, nonno.
Il signor Bords aveva sempre voluto che i suoi nipoti andassero diritti allo scopo, e Alessandro, che volentieri sarebbe andato per le lunghe, sapeva che era inutile provarcisi, col nonno.
Benone,  la tua et... Hai trovato qualche cosa a Parigi?
S, nonno... Una ragazza molto intelligente, molto seria, buona massaia, provvista di una discreta dote.
E la famiglia?
Le palpebre di Alessandro, lunghe e flosce, ebbero un battito leggero.
Ottima: il padre  sottoprefetto a riposo, e la madre  figlia di un magistrato.
Sono delle nostre idee?
Delle vostre idee?... No, non esattamente, nonno.
Una stessa inquietudine si dipinse sul viso del nonno e su quello della madre.
Il che vuol dire...? domand breve il signor Bords.
Ebbene, nonno: essi hanno, in fatto di politica, opinioni avanzate, come direste voi, e, in quanto a religione, i loro principii sono... molto larghi, come si conviene a persone intelligenti.
Come si conviene a... Ah, dunque tu ci consideri come cretini?
Il vecchio s'era raddrizzato sulla persona vigorosa, e fissava gli occhi scuri, in cui si accendeva una fiamma di stupefazione e di collera, sulla fisonomia imbarazzata di Alessandro, che rimpiangeva gi la sua frase infelice.
Nonno... Sapete bene che non penso neppure lontanamente una simile cosa... Soltanto intendevo dire...
Ho capito, non ho bisogno delle tue spiegazioni! interruppe brusco il signor Bords. Quello che hai detto  il fondo del tuo pensiero.
Alessandro Bords, discendente di una vecchia razza di cattolici, il nipote degl'insorti della Vandea che se ne andavano alla guerra col rosario in mano, ha ripudiato tutta la fede della sua infanzia: ne avevo gi il dubbio: ora ne ho la certezza.
A sua volta, Alessandro si rialz, con lo sguardo duro, pieno di sfida. Ebbene, non sono forse libero?
S, sei libero, ma sono libero anch'io di dirti tutto il mio pensiero: se tu hai gettato lontano da te la religione dei tuoi padri, vuol dire che i suoi precetti di alta morale ti davan noia, vuol dire che tu vuoi volger la vela, forse, verso i nostri avversari, i nemici di Cristo e della sua legge, perch tu sei come tutti quelli che abbandonano le loro convinzioni col dire che non possono pi ammettere questo o quello, ma che si guardano bene dallo studiare quel punto in cui, secondo loro, va ad infrangersi la loro fede, o dal chiederne schiarimento a chi, pi istruito di loro, potrebbe illuminarli.
Ma essi non vogliono essere illuminati... preferiscono che nella loro coscienza ci sia buio, per poter meglio soffocarne i rimproveri.
Il vecchio si era accalorato, e le sue gote rugose e abbronzate s'erano arrossate.
Di fronte a lui, Alessandro, la cui fisonomia s'era fatta dura, pareva reprimere a fatica una collera sorda. La signora Bords, pallida pallida, guardava il figlio con occhi desolati.
Alessandro rifletter... si accorger presto che ha avuto torto, e ritrover tutta la fede, diss'ella con dolcezza.
Il giovanotto ebbe una specie di ghigno.
Non ci fate troppo assegnamento, mamma. Io sono del mio tempo e non voglio legarmi a pregiudizi di un'altra epoca. Del resto, su questo punto io mi trovo perfettamente d'accordo con colui che spero presto di chiamare suocero.
Benone, ma benone! esclam il signor Bords con un'ironia che mal celava l'alterazione della sua voce. E chi  questo individuo?
Alessandro ebbe un attimo di esitazione... Poi ad un tratto, con un tono di sfida, dichiar:  il signor Bardonnier.
Il nonno ebbe un brusco sobbalzo: Bardonnier?... Un parente di Firmino Bardonnier, il deputato?
No, no, proprio lui, nonno. Un'ottima persona, di una gentilezza squisita, e cos intelligente, cos...
S'interruppe. Il vecchio gli aveva afferrato il polso tra le dita divenute di gelo e, nonostante la sua sicurezza, il giovanotto frem un poco sotto lo sguardo indignato che il nonno fissava su lui.
Ah,  quella bella roba che vuoi per suocero?
Il peggior settario, forse, di quanti si accaniscono contro la nostra povera Francia, contro la nostra cara religione, l'uomo senza fede, senza amor di patria, un individuo che  stato immischiato in tutte le faccende pi losche di questi ultimi anni! Quell' ignobile, quel miserabile Bardonnier! E tu osi venire a dirmi questo? Tutto il gran corpo robusto del vecchio tremava...
E la madre, a mani giunte, con le gote livide, fremeva in tutte le membra.
Pallido, un po' affranto, sulle prime, sotto la veemente indignazione del nonno, Alessandro si riprese a un tratto. Rialzando la testa con arroganza, disse seccamente: Noi non vediamo le cose sotto lo stesso aspetto, nonno. Certo non dico di condividere tutte le idee di Bardonnier; ma io non sposo mica lui... Del resto egli  stato forse molto calunniato. Tutte quelle storie di ricatti, di guadagni illeciti, di protezioni accordate ad affari disonesti, sono menzogne...
Taci, ti proibisco di difendere quella canaglia davanti a me! E non si parli pi di questo, hai capito? Per quanto possano essere cambiate alcune tue idee, voglio credere che tu abbia conservato almeno tanto sentimento dell'onore per comprendere che  impossibile far entrare in casa nostra la figlia di quell'uomo.
V'ingannate, nonno, perch io, che non sono intransigente come voi, ammetto benissimo che ciascuno abbia le proprie opinioni, e m'importer assai poco che mio suocero abbia certe idee e certi principii che forse non vanno perfettamente d'accordo con i miei. Anche lui fa un sacrificio accettando d'imparentarsi
con una famiglia come la nostra, cos conosciuta per la sua intolleranza religiosa, per le sue opinioni monarchiche, per le sue idee retrograde in tutto.
Il signor Bords si alz di scatto e proruppe con veemenza: Basta!... Tu sei un miserabile a parlare in codesto modo di tutto ci che forma il nostro onore e la nostra fierezza! Non una parola di pi, e non si parli altrimenti d'un matrimonio di questo genere. Puoi sposare la pi povera contadina, la pi umile operaia e, purch sia onesta, io non mi opporr; ma la figlia di un Bardonnier, mai!
Una fiamma si accese negli occhi chiari di Alessandro. Anch'egli si era alzato e sfidava con lo sguardo il nonno.
In questo caso sar costretto a fare a meno del vostro consenso, nonno, perch io sono assolutamente risoluto a sposare Giovanna Bardonnier.
Alessandro!... esclam la madre con dolorosa sorpresa.
Il signor Bords, invece, sembrava ad un tratto calmato. Il suo sguardo freddo e severo si pos sul nipote, cercando di scrutare quegli occhi sfuggenti che avevano sempre saputo celare cos bene gli occulti pensieri di Alessandro.
Evidentemente questo va d'accordo con i tuoi nuovi principii. Agisci come vuoi, poich io nulla posso impedirti, ma ricordati che dal momento in cui diventerai genero di quell'uomo, non farai pi parte della nostra famiglia.
Cos dicendo, il vecchio si volt ed usc con passo fermo dalla sala. Ma quel passo non era pi tanto fermo mentre saliva l'antica scala, dalla ringhiera di quercia consumata al contatto delle mani di tante generazioni.
Entrando in camera sua, il signor Bords si lasci cadere su una poltrona, nascondendo il viso tra le mani e mormorando: Signore, quale prova ci mandate!... Un Bords disertore al proprio dovere, un Bords che passa al campo nemico!... Dio mio, fatemi sopportare tutto, ma questo no!
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Capitolo 2.
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Nina aveva passato una notte insonne, durante
la quale aveva cercato d'indovinare quale
sventura fosse piombata sulla famiglia, perch,
il giorno prima, durante il pranzo, la
mamma ed il nonno avessero una fisonomia
cos alterata ed Alessandro un'aria al tempo
stesso imbronciata ed arrogante. Quando, pi
tardi, ella aveva dato la buona notte alla mamma,
aveva veduto le lacrime nei suoi begli occhi
azzurri, e siccome ella la interrogava inquieta,
la signora Bords aveva risposto con
voce soffocata:
Prega molto per Alessandro, piccina
cara; egli sta per darci un gran dolore.
Ah, mamma!... Quale?
Te lo dir dopo. Del resto, spero che rifletter
e che non si tratti per lui che di una
ribellione passeggera.
Nina, che voleva bene con passione a tutti
i suoi, non aveva potuto chiudere occhio in
tutta la notte e di continuo cercava ci che
Alessandro poteva meditare per esser cagione
di tanto dolore a coloro che l'avevano educato
e circondato di un affetto forte e tenero.
Egli non era stato mai il fratello preferito
di Nina; la sua indole egoista, fiacca per tutto
ci che non fosse il suo interesse o il suo piacere,
vanitosa, molto chiusa e priva di franchezza,
era in assoluto contrasto con quella di
Lorenzo, ottimo ragazzo, servizievole come nessun
altro, semplice, retto, lavoratore infaticabile
e straordinariamente affettuoso. Con lui,
s, era andata sempre perfettamente d'accordo
la sorellina vivacissima e qualche volta un
po' collerica, ma cos affettuosa e carezzevole
che, da quando era nata, era stata sempre,
nella vecchia fattoria, come un raggio di sole.
Tuttavia, Nina non mancava d'affetto per il
fratello maggiore, e Alessandro, dal canto suo,
gliene testimoniava quanto ne era capace. Chi
non avrebbe amato, del resto, quell' incantevole
creatura, cos buona, cos ardentemente caritatevole,
impulsiva con tanta grazia, sempre
gaia, sempre pronta a rendersi utile? Ninetta
era la piccola prediletta del nonno, ma nessuno
dei fratelli aveva pensato di esserne geloso:
era pure molto amata da tutti gli abitanti
del borgo di Sarnay, da cui dipendeva
la fattoria delle Nardettes. E soprattutto era
molto amata alla Mirille, la gran casa rossa
che era propriet dell'antico industriale Pietro Larmy.
Il padre di costui, nato da un'umile famiglia
del paese, era riuscito, col proprio lavoro e la
propria capacit, ad impiantare ad Angers
un' importante fabbrica di cappelli che in breve
era divenuta floridissima. Pietro era succeduto
al padre, e la fabbrica andava a vele gonfie,
quando, tre anni prima, una dolorosa malattia
di stomaco aveva colpito Pietro, obbligandolo
ad abbandonare completamente la direzione
della fabbrica ad un procuratore, in attesa che
il figlio maggiore, Didier, potesse sostituirlo,
appena terminato il servizio militare. Dietro
consiglio dei dottori, Pietro era andato a stabilirsi
per tutto l'anno, con le due figliuole, alla
Mirille, la bella tenuta dove prima andava soltanto
nei mesi d'estate, poich la vicinanza di
Angers gli permetteva di andar di frequente
alla fabbrica a dare l'occhiata del padrone.
I suoi figliuoli ed i giovani Bords si erano
conosciuti da bambini, anzi c'era tra loro un
lontano legame di parentela. Erano tutti della
vecchia razza di quegli agricoltori che, nei
giorni del Terrore, lottarono intrepidi per la
fede e per il Re. Anche nella ricchezza, Pietro
Larmy era rimasto molto semplice e senza pretese,
e la differenza di condizione non gl' impediva
di considerare i Bords come i suoi migliori
amici. Rimasto vedovo molto presto,
aveva educato i quattro figli nei principii saldi
e religiosissimi che erano stati sempre quelli
della sua famiglia. Melita e Valentina, uscite
solo da poco di convento, dirigevano la casa;
Didier, che aveva compiuto allora ventun
anno, doveva incominciare nel mese di ottobre,
a Lavai, il servizio militare; e Graziano, minore
a lui di un anno, studiava legge a Parigi.
Essi formavano una delle famiglie pi stimate
del paese, a cagione della loro vita dignitosa,
delle convinzioni religiose molto profonde, e
della grandissima carit. Soltanto per Graziano
facevano qualche riserva: il giovane Larmy
non aveva la seriet del fratello maggiore, ed
era giunto all'orecchio di pi d'uno che il padre
avesse dovuto pagare qualche grosso debito
da lui contratto a Parigi. Ma era affabile
e alla mano, e in generale riusciva simpatico,
per lo meno alle persone superficiali.
Con Nina manteneva anch'egli, come il fratello
maggiore, i rapporti di buona amicizia
e di cameratismo contratti fin dall'infanzia.
Le attrattive della fanciulla agivano su di lui
come su tutti, e se Nina fosse stata civetta
o soltanto un po' meno ingenua, si sarebbe
accorta che era molto ammirata da Graziano
Larmy.
Ma Ninetta era ancora una bambina e soprattutto
non si occupava affatto di s. E poi,
senza ch'ella stessa se ne tosse accorta, il suo
cuore giovane non le apparteneva pi.
La giovinetta, levatasi dal letto, si vest ed
entr in camera della madre. Questa, gi alzata,
stava pettinandosi davanti allo specchio
antico, dalla cornice sdorata, che formava l'ornamento
principale di quella stanza, ammobiliata
con un'estrema semplicit. Ella volse
verso la figliuola il viso stanco, solcato dall'insonnia
della nottata.
Non avete dormito, mamma cara? le
domand con tristezza Nina, offrendo la fronte
alle labbra materne.
No, cara, non ho potuto. Sono tanto tormentata!
Perch dunque, cara mamma?
La madre mise un braccio intorno al collo
di Nina e attir a s la bella testa bionda che
si appoggi sul petto materno.
 Alessandro... Vuol fare un matrimonio
che noi non possiamo ammettere. Vuole
sposare la figlia di Firmino Bardonnier, capisci,
Ninetta?
Oh, mamma!
Per quanto giovane fosse, Nina era informata
della politica del momento, di cui in casa
parlavano di frequente davanti a lei. Soprattutto
non ignorava nulla di Bardonnier, il cui
nome era legato alla persecuzione religiosa
che infieriva allora in Francia.
Non  possibile!... Alessandro!... Oh,
non pu persistere in quest' idea!
Spero, infatti, che rifletter, e che non
passer oltre sulla volont del nonno. Ma, ahim,
questa  sempre una prova del cambiamento
che  avvenuto in lui!
E se... egli la volesse ad ogni modo,
mamma?
Non lo rivedremmo pi. Oh, Nina, prega,
prega che questa sventura si allontani dalla
nostra casa!
Nina pos un bacio ardente sulla gola rigata
di lacrime.
Vado alla Messa e chieder tanto al Signore
che cambi il cuore di Alessandro! Non
piangete, mamma cara, non  possibile che egli
ci dia questo terribile dolore, mancando cos
a tutti i suoi doveri!
Quando Nina scese, trov sulla porta della
sala il nonno che fumava la pipa; accanto a
lui stava Lorenzo, silenzioso, con un'espressione
pensierosa e triste sul viso bianco e rosso,
dalla carnagione di biondo che l'ardore del
sole non aveva mai potuto alterare.
Senza dire una parola, Nina and ad appoggiare
la testa contro la spalla del nonno
alzando verso di lui gli occhi che dicevano
chiaramente:
Vi voglio tanto bene, nonno! Oh, anche di
pi ora che un altro vi fa soffrire!
La mano del vecchio si pos con dolcezza
sui biondi capelli.
Va e prega per noi, cara!
Depose un bacio sulla fronte della fanciulla
e Lorenzo l'imit. Nina si allontan e traversando
il cortile dove starnazzavano parecchi
volatili, si trov sulla strada che menava al
borgo di Sarnay.
A sinistra, a un centinaio di metri dalle Nardettes,
sorgeva una vecchia casa mezza rovinata,
su cui uno spesso mantello d'edera nascondeva
qua e l i crepacci: un campicello
mal tenuto la circondava. Quella dimora, chiamata
la Brossire, apparteneva ad una vecchia
cugina dei Larmy, madrina di Didier, la quale
viveva l sola con una giovane servetta mezza
scema. La signora Brnoux, cos si chiamava,
aveva perduto da poco il marito ed il figlio in
circostanze terribili e, da allora in poi, era divenuta
scontrosa e bizzarra di carattere, e non
voleva veder nessuno all'infuori dei Larmy e
dei Bords. Anzi in certi giorni di pi nera
malinconia, rifiutava di ricevere perfino loro.
Molto economa per natura, era diventata
di un'avarizia sordida, privandosi di tutto e
non curandosi mai di soccorrere il prossimo.
Siccome, diceva, ella non aveva alcuna fiducia
nelle banche, conservava presso di s tutti i
suoi averi, molto considerevoli, dei quali i
Larmy dovevano essere i soli eredi. La sua
vita trascorreva triste e senza consolazione in
quell'oscura dimora. Melita e Valentina Larmy
andavano a trovarla di tanto in tanto, ma non
vi erano affatto incoraggiate dall'umore bisbetico
della vecchia signora, che criticava tutto
in loro. Nina soltanto trovava grazia dinanzi
a lei e riusciva qualche volta ad addolcire
quella povera anima inasprita dal dolore e
dalla solitudine.
Nel passare quella mattina davanti alla Brossire,
la fanciulla vide aprirsi una finestra al
pianterreno, ed apparire il viso lungo e pallido
della signora Brnoux, che le chiese:
Verrai a trovarmi oggi, Nina?
Oggi, forse, no, signora, ma domani di
certo.
Brava, tu si che sei gentile... non sei
come Melita e Valentina, che non si vogliono
scomodare per me!
Nina non replic, ma pens tra s che la signora
Brnoux faceva tutto il possibile per tener
lontane le giovani parenti. Nell'ultima loro
visita, quindici giorni prima, si era dimostrata
cos malevola, cos acerba, che Valentina era
uscita di l piangente, e Melita, meno sensibile,
aveva esclamato tutta stizzita:
Aspetter un pezzo prima di rivederci!
Graziano  sempre alla Mirille?... riprese
la signora Brnoux.
S, signora: ma gli son ritornati i reumatismi,
povero ragazzo!
Cos sar obbligato a starsene fermo, invece
di andare a far le mattane! disse la
vecchia signora con una specie di risolino ironico.
Pare che suo padre si sia finalmente
risoluto a rifiutargli categoricamente altri soldi.
Ha fatto bene, ma doveva pensarci prima.
Spero che Didier verr a trovarmi uno di questi
giorni.  simpatico, quel ragazzo, e molto
superiore al fratello, sotto ogni rapporto.
Oh, s! disse Nina con convinzione.
La vecchia signora le dette uno sguardo tra
ironico e commosso.
Ah, sembra anche a te cos? Del resto,
Didier  sempre stato il tuo compagno preferito.
Ha senza dubbio un bel carattere, molto
franco e gentile, ed  naturale che dobbiate
comprendervi. Andiamo, arrivederci, Ninetta,
non voglio che tu faccia tardi.
In fretta Nina giunse alla chiesa. Questa era
una vecchia costruzione senza grandi pretese
artistiche, ma era dolce pregare nel tranquillo
raccoglimento che vi regnava. Nina, assorta
subito in un'ardente supplica per Alessandro,
pensava. Era possibile che suo fratello, educato
cos cristianamente, potesse giungere fino
a quel punto? Gi da qualche anno si poteva
notare in lui un cambiamento nelle abitudini
religiose della sua infanzia e della sua adolescenza.
Quand'egli veniva a passare alcuni
giorni alle Nardettes, andava ancora alla Messa
la domenica, ma vi teneva lo stesso contegno
distratto e indifferente che prendeva il signor
De Bleuves, un possidente dei dintorni, tiepido
cristiano, quando per pura cortesia accompagnava
la moglie alla funzione domenicale.
S, senza dubbio, da molto tempo Alessandro
aveva perduto la fede. E quel disegno di
matrimonio non diceva chiaramente che in lui
spariva anche il senso dell'onore?
Involontariamente lo sguardo di Nina si volse
a sinistra, verso la panchina dei Larmy, e
scorse Didier che assisteva anch'egli a quella
Messa mattutina. Quello era un vero cristiano
ed un uomo onesto in tutta l'estensione del
termine! E poi, come aveva detto poco prima
la signora Brnoux, che bel carattere, leale,
affettuoso e di cos elevati principii!
Nell'uscire di chiesa, Nina trov accanto alla
pila dell'acqua santa Didier, che le porse l'acqua
benedetta. Si segnarono entrambi e poi
uscirono insieme. Fuori, Nina tese la mano al
giovanotto e gli chiese:
Le vostre sorelle non sono venute in chiesa,
stamani, Didier?
No, Valentina si  sentita male stanotte
e stamani ha ancora un po' di febbre, e Melita
ha da fare per curar lei e quel povero Graziano
che geme nel letto, dov' inchiodato da
una terribile crisi.
Gi, gli cominciava ieri quando lo incontrammo.
Speriamo che gli passi presto!... E
vostro padre, Didier?
Pare stia meglio, ora: Dio voglia che
continui! Ho sentito dire che avete avuto una
visita di Alessandro, Nina.
Un'ombra parve ad un tratto scendere sul
viso della fanciulla.
S, una visita penosa, Didier.
Gli occhi di Didier, occhi azzurri bellissimi
come quelli di Graziano, ma di espressione
molto diversa, si posarono, pieni di affettuoso
interesse, sulla fisonomia attristata di Nina.
Perch, Ninetta?
Perch vuol fare un matrimonio assolutamente
inaccettabile. Oh, Didier!... Com'
doloroso veder cambiare cos coloro che dovrebbero,
per i loro antenati e per l'educazione
ricevuta, formare il nucleo della Francia cattolica,
onesta e patriottica!
Gli occhi di Ninetta erano pieni di lacrime.
Didier strinse con dolcezza la manina che teneva
sempre tra le sue, e le disse commosso:
Povera Nina! Da molto tempo indovinavo
che Alessandro non era pi dei nostri.
S, questa dev'essere una profonda tristezza
per voi tutti! Ma forse arriverete a fargli intendere
la ragione. Ma davvero questo matrimonio
 impossibile?
Oh, s, Didier! Se sapeste di chi vuole
diventare genero? Non posso dirvelo perch
forse sarebbe indiscreto da parte mia, e poi
la mamma me lo ha confidato in segretezza.
Ma bisogna proprio che Alessandro sia... sia
assolutamente pazzo per aver avuto una simile
idea! In quanto a fargli intendere la ragione,
sapete bene com' sempre stato testardo
nelle sue idee!
S, lo so, Nina. Ma egli  ancora capace,
suppongo, di comprendere che cosa vogliono
dire onore e coscienza, non  vero?
Non so... mormor con voce debole
Ninetta.
Di fronte a quel giovanotto leale, intransigente
in fatto di onore e di dovere, ella si sentiva
profondamente umiliata all'idea che suo
fratello fosse pronto a tradire l'uno e l'altro.
S, s, Nina, dobbiamo crederlo!... Vediamo,
giacch c' Alessandro, io vi accompagner
a casa, se permettete, per salutarlo.
Ninetta acconsent con gioia, e insieme presero
per la strada principale del borgo, tra i
saluti ossequiosi della gente, a cui rispondevano
con gentile cordialit. Nessuno pensava
a maravigliarsi di vederli cos insieme: essi
continuavano ad agire come nella loro fanciullezza,
con la stessa semplicit, ed ognuno vedeva
in loro la piccola Nina ed il piccolo Didier
che l'anno prima facevano ancora il chiasso
tra loro come due ragazzi quali erano.
Nell'entrare nel cortile delle Nardettes, incontrarono
Alessandro che usciva, vestito da
passeggio, con l'intenzione, dichiar, di andare
a fare una breve visita alla Mirille perch
sarebbe ripartito per Parigi nel pomeriggio.
Di gi! Come, non ti fermi neppure ventiquattr'ore?
E quando ti si rivedr?
Alessandro fece un gesto vago.
Non so. Ritorni a casa tua, Didier? In
tal caso ti accompagno.
Certo! Arrivederci, Nina. Posso promettere
la vostra visita a Melita ed a Valentina?
Verr un momento oggi nel pomeriggio
per avere notizie di quella povera Valentina.
A presto, dunque, Didier.
Il giovanotto strinse a lungo la manina che
gli veniva offerta, avvolse in uno sguardo affettuoso
il viso fresco di Nina, e si allontan
con Alessandro.
La fanciulla li guard sparire, poi entr in
casa mormorando:
Che peccato che Alessandro non assomigli
a Didier! Oh, lui non entrerebbe certo a
far parte della famiglia di un Bardonnier!
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Alessandro part, come aveva detto, nel pomeriggio
di quello stesso giorno. Non una parola
era pi stata scambiata tra i suoi parenti
e lui sull'argomento del matrimonio; ma quello
stesso silenzio, ed il contegno glaciale e quasi
arrogante del giovanotto, dicevano chiaramente
che la sua risoluzione era presa.
Il commiato fu brevissimo e molto freddo.
La madre reprimeva la sua dolorosa commozione;
il nonno, impassibile in apparenza,
non gli dette il consueto bacio d'addio. Lorenzo
e Nina, urtati segretamente dal contegno
del fratello e dalla sua insensibilit, vera od
ostentata che fosse, per il dolore che cagionava
a parenti cos buoni, gli dimostrarono
chiara la loro disapprovazione. Nessuno seppe
se, al momento di lasciare quella casa, in cui
ormai gli sarebbe stato interdetto di ritornare,
Alessandro avesse provato almeno un istante
di commozione.
Nina pass un'altra notte penosa ed agitata;
quella prova feriva lei ed i suoi cari nel pi
profondo del cuore, saturo di solidi principii
cristiani e di tutte le delicatezze dell'onore.
E poi quella rottura con un fratello che, nonostante
tutto, amava, era cos dolorosa! Ed
anche, ahim, il pensiero della sofferenza che
d'allora in poi avrebbe tormentato il nonno
e la cara mamma!
All'alba la fanciulla, stanca di rivoltarsi nel
letto senza poter trovar sonno, si decise ad
alzarsi e, vestitasi, scese nel vasto giardino,
in parte orto, che si stendeva dietro la fattoria.
Nonostante l'ora mattutina, l'aria era pesante,
senza frescura. Nina si sentiva la fronte
stretta come in una morsa dolorosa, e in tutta
la persona un malessere indefinibile.
Nulla era desto ancora nella fattoria, salvo
i galli che lanciavano il loro canto attraverso
il silenzio dell'alba.
Ad un tratto rison un grido, una specie di
roco clamore, di appello al soccorso...
Nina s'immobilizz, inchiodata al suolo dallo
spavento: le era sembrato che quel grido
provenisse dalla Brossire: si sarebbe detta
la voce di Agostina, l'idiota.
Senza riflettere un momento, Nina ritorn
correndo verso casa; l'attravers, tir il paletto
che chiudeva la porta della fattoria e si
precipit in istrada.
Agostina accorreva, con gli occhi fuori dell'orbita
e la faccia sconvolta dal terrore:
Che cosa c'? Che succede?... esclam Nina.
La signora... morta... L'ho trovata morta... nel suo letto.
Le parole uscivano a fatica dalle labbra della ragazza e Nina le indovin pi che non le udisse.
In fretta e furia torn indietro, chiam il nonno e la mamma, poi corse avanti verso la
Brossire, seguita da Agostina che pareva completamente atterrita. La signora Brnoux aveva
la camera al pianterreno: una stanza grande e buia, male ammobiliata, dove ella trascorreva tutta la vita.
Nina, risoluta, ma col cuore palpitante dallo spavento, entr pian piano: ma indietreggi
di colpo, inorridita. Il viso della vecchia signora
era nerastro, orribilmente convulso, con
la lingua fuori e gli occhi vitrei stravolti,
Nina usc a precipizio dalla stanza e nell' ingresso
si lasci cadere semisvenuta su un panchetto.
Ah, che disgrazia! gem l'idiota.
Quando l'ho vista... Venivo ad aprire le finestre
come il solito.
Nina, con la testa tra le mani, tremava per
tutte le membra. E cos, cinque minuti pi
tardi, la trovarono i parenti. Mentre sua madre,
inquieta per lo smarrimento del suo sguardo,
rimaneva accanto a lei, il signor Bords
entr in camera. Ne usc poco dopo, pallidissimo.
E stata assassinata! Si vedono sul collo
le impronte delle dita che l'hanno strozzata!
Una duplice esclamazione di orrore gli rispose:
Assassinata!...  possibile? Povera signora
Brnoux! Dobbiamo avvertire la polizia, babbo?
S, immediatamente. Tornate a casa tutte
e due e avvisate Lorenzo. Mandate anche un
uomo alla Mirille. Disgraziatamente non possiamo
far pi nulla, n gli uni n gli altri, per
quella povera donna: non rimane altro che cercare l'assassino.
Non posso ancora camminare! mormor
Nina. Lasciatemi qui, mamma, e andate
a cercare Lorenzo. Tra poco, forse, sar pi forte.
La signora Bords si allontan e siccome il
nonno era entrato in camera, Nina rimase sola
nell'ingresso con Agostina che, accasciata vicino
a lei, con la testa nascosta nel grembiule,
emetteva lunghi gemiti.
Lo sguardo della fanciulla, che errava vago
e pieno di terrore qua e l, incontr ad un
tratto un piccolo oggetto che giaceva in terra
accanto ad una vecchia cassapanca tarlata.
Ella si alz, e si chin per prenderlo... Era
un piccolo portafogli di cuoio giallo, con impressa
l'immagine di sant'Anna d'Auray e,
sotto, le iniziali: D. L.
Ella lo riconobbe: era quello che lei stessa
aveva portato due anni prima a Didier, ritornando
da un pellegrinaggio a Sant'Anna.
Come si trovava l? Il giovanotto aveva dovuto
lasciarlo cadere durante l'ultima sua visita
alla madrina.
Con gesto istintivo, Nina lo fece scivolare
nella propria tasca: lo avrebbe reso a Didier
appena lo avesse riveduto, cio quel giorno
stesso, perch tutti i Larmy sarebbero accorsi
alla terribile notizia.
La signora Bords ritorn quasi subito:
port via la figliuola e la obblig a mettersi
a letto. Quando la vide pi calma scese per
rimandare alle loro faccende le donne di servizio
che cicalavano sul terribile avvenimento
successo l accanto. Si sapeva gi che il signor
Bords aveva accertato l'effrazione del
vecchio mobile in cui la signora Brnoux teneva
chiuse le proprie ricchezze. Il movente
del delitto era quindi innegabile, e l'assassino
doveva certo essere qualche vagabondo, uno
di quei terribili girovaghi cos temuti dai coltivatori
della regione.
Il signor Larmy, nonostante la sua debolezza,
era subito accorso con Didier e Melita.
Graziano si trovava inchiodato a letto da atroci
dolori che gli strappavano urli, e Valentina
aveva quella mattina una violenta febbre.
La polizia and a fare i primi accertamenti:
fu subito assodato che la signora Brnoux era
stata strangolata e che una parte di ci che
possedeva, e cio tutto il denaro liquido, ed
i titoli al portatore, ch'ella teneva nascosti in
casa, erano scomparsi.
Quanto al modo in cui l'assassino si era introdotto
nell'abitazione, si spieg facilmente
quando si vide che la porta molto tarlata di
una cantina che dava sul giardino era stata
sfondata.
Ma nessun indizio permetteva di lanciarsi
su una pista qualsiasi: sul terreno del giardino,
molto sassoso, i passi non avevano lasciato
alcuna impronta: del resto, in quegli
ultimi tempi, nessun vagabondo era stato segnalato
nei dintorni.
Melita, tutta in lacrime, poich la terribile
fine della sua parente le aveva fatto dimenticare
i penosi momenti passati presso di lei,
venne a trovare l'amica. Nina aveva un po' di
febbre, ma, appena Melita se ne fu andata,
volle alzarsi perch non era nelle sue abitudini
di curar troppo il male.
Nell'infilarsi il vestito, la sua mano incontr
il portafogli di Didier, che aveva messo
poco prima in tasca.
Se ci avessi pensato, potevo darlo a Melita,
disse tra s. Ma tanto avr occasione
di vedere Didier in questi giorni: saranno
spesso, gli uni e gli altri, sulla via della Brossire.
Con gesto distratto aveva preso il portafogli:
ma ad un tratto divenne pallidissima, e
le sue mani cominciarono a tremare.
Un ricordo le era balenato alla mente: il
giorno prima, nel tornare a casa insieme con
lei, Didier le aveva detto, passando davanti
alla Brossire:
Sono pi di dieci giorni che non vado
a trovare la madrina, ma neanche oggi potr,
perch ho un appuntamento di affari ad Angers,
in questo pomeriggio.
Eppure c'era andato, poich quel portafogli
era nell'ingresso della Brossire!... Esso non
poteva essere rimasto l pi di dieci giorni,
dato che la signora Brnoux faceva ella stessa
la pulizia di casa con una cura ed una meticolosit
straordinarie.
Avr avuto un momento disponibile e ne
avr approfittato per fare una visita a quella
povera donna, pens Nina.
Ma che atroce idea le era passata per la
mente nello spazio di qualche secondo! Era
spaventevole!
Dopo un'ardente preghiera per la povera
donna, la cui anima era comparsa dinanzi a
Dio prima di aver potuto prendere conoscenza,
Nina scese in sala con passo ancora malfermo.
In cucina, Martina era occupata a convincere
Agostina, che non voleva mangiare ed affermava
che mai e poi mai sarebbe rientrata in
quella casa maledetta.
 una cosa pietosa aver che fare con
un'imbecille come questa! esclamava incollerita
la vecchia fantesca. Nina, guardate
un po' se vi riesce farle intendere la ragione.
Io vi rinunzio: mi fa perdere il tempo, e io
devo ancora cogliere i piselli.
Nina entr in cucina e si avvicin alla povera
figliuola, mentre Martina usciva con un
paniere sotto il braccio... Nina, prendendole
la mano deforme, disse con dolcezza ad Agostina:
Siate un poco pi ragionevole, cara:
laggi non c' pi nulla da temere: ahim!
Quei miserabili hanno fatto tutto il male che
potevano!
Eh, chi sa, signorina! Forse ci potrebbero
anche ritornare! gem Agostina.
Per farsi acchiappare? Ah, non c' da
sperarlo! I signori Larmy sono alla Brossire?
Non c' che il signor Didier: suo padre
era cos stanco che  dovuto ritornare alla Mirille.
Era venuto a trovare la madrina, ieri,
il signor Didier?
Chiunque altra che non fosse stata l'idiota
avrebbe notato l'alterazione della voce che
faceva quella domanda, ed il subitaneo rossore
che imporporava il viso di Nina.
No, no, signorina! Era pi di una settimana
che non s'era veduto; ieri non  venuto
nessuno, e io lo so bene perch non lasciai
mai la signora che mi faceva lavorare
presso di s.
All'improvviso, Nina si era fatta bianca
bianca. Le sue dita si contrassero sulla mano
di Agostina, e la giovane fantesca ebbe un
grido di terrore vedendola barcollare e cadere
per terra.
Ehi, signorina Nina... Aiuto!... Martina!
Si agitava, smarrita, quando per fortuna
arriv a casa il signor Bords che, sentendola,
accorse. Poco dopo, Nina era distesa sul letto,
e sua madre cercava di farla rinvenire.
Quello svenimento non fu molto lungo: nel
riprendere i sensi, Nina tent di rassicurare,
con un sorriso, la madre, di cui ella vedeva
il viso angosciato chino su di lei. Ma le vennero
le lacrime agli occhi e sgorgarono precipitose
sulle sue gote pallide.
Che hai, cara, che hai, piccina mia?
le domand con tenerezza la signora Bords.
... l'emozione... il dispiacere... Passer,
mamma...
Questa bambina ha provato stamani una
violenta scossa: le ci vuole assolutamente il
riposo completo, disse il signor Bords.
Resterai tutto il giorno a letto, Nina, e se
stasera non starai meglio, faremo venire il
dottor Rochard.
Nina, che si sentiva molto debole, chiuse
gli occhi senza protestare. Il signor Bords si
allontan, e la nuora, poco dopo, vedendo la
giovinetta immobile e credendo che sonnecchiasse,
scese per dare alcune istruzioni a
Martina.
Nina era sola, adesso, e poteva tentare di
riordinare un po' le idee che cozzavano nella
sua povera testa.
Didier il giorno innanzi non era andato...
e quel portafogli allora...?
Oh, questo, mai!... Mai si sarebbe soffermata
sull'orribile sospetto che avrebbe potuto
far sorgere quella scoperta in chi non avesse
conosciuto Didier, quel modello di onore e di
dovere, quel fervente cristiano.
Ma rabbrivid pensando che altri avrebbero
potuto trovare quell'oggetto e nonostante ogni
verosimiglianza, farne un capo d'accusa contro
Didier Larmy.
E poi, quel portafogli era proprio, dopo
tutto, quello del suo amico?... Altri potevano
averne uno simile e possedere le stesse iniziali...
Si alz pian piano, and a prendere l'oggetto
nella tasca del vestito e l'apr...
La prima cosa che le cadde sotto gli occhi
fu la sua fotografia, una piccola fotografia
fatta da Didier stesso, l'estate precedente, e
che la ritraeva vestita da casa. Didier ne aveva
voluto stampare solamente una copia, ed aveva
spezzato la negativa dicendo:
Questa la tengo per me, perch rappresenta
la mia Ninetta di tutti i giorni, col suo
bel sorriso e lo sguardo carezzevole!
Dunque il portafogli era proprio suo!
Ma che cosa voleva dir questo! L'aveva lasciato
cadere nell'ultima sua visita e n la
signora Brnoux n Agostina se n'erano accorte...
 impossibile! diceva la ragione.
E ancora pi impossibile di posarsi soltanto
su un simile sospetto! rispondeva il
cuore con energia.
Si sent un passo per le scale... Svelta svelta,
Nina nascose il portafogli e ritorn a letto
dove finse di dormire perch le sarebbe stato
impossibile in quel momento nascondere la
propria penosa commozione allo sguardo scrutatore
della madre.
Ed ella non voleva che nessuno... oh, mai
nessuno sfiorasse, sia pur del minimo sospetto,
Didier Larmy!
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il trasporto funebre della vittima ebbe luogo
tre giorni dopo il delitto. Il signor Larmy e
Didier aprivano il corteo; Graziano, la cui
crisi diminuiva, tuttavia non poteva ancora
muoversi dal letto. Valentina era andata in vettura,
per quanto ancora molto sofferente, come
testimoniavano il suo pallore ed il viso profondamente
alterato; ma durante la cerimonia
funebre svenne e fu necessario portarla via.
 strano: quella piccola Valentina stava
per molto bene, finora, salvo qualche malessere
di nessuna importanza, fece osservare
il signor Bords ritornando dal cimitero tra la
nuora ed il nipote, perch Nina, bench si fosse
quasi rimessa, non aveva avuto il permesso
di assistere al funerale della sua vecchia amica,
temendo che quella cerimonia la commovesse troppo.
La fine terribile della sua povera cugina
l'ha impressionata moltissimo, pare. Melita mi
diceva che quando lo seppe aveva quasi avuto
una crisi di nervi.
E tuttavia non  nervosa, di solito, e poi
quella povera signora le ispirava un affetto
molto relativo... Ma una fine come quella 
davvero impressionante!... E ancora nessun
indizio dell'assassino!
In sala, Nina aspettava i parenti. Il suo bel
viso conservava le tracce del malessere che
l'aveva tenuta a letto durante due giorni e,
pi che altro, delle segrete angosce che la
torturavano.
Ti senti meglio adesso, mia cara? le
chiese il signor Bords dandole un bacio sulla
fronte.
Un po' s, nonno. Ho pregato molto, mentre
voi eravate fuori, per quella povera e cara
signora Brnoux... Vi assicuro che avrei potuto
assistere alla cerimonia, senza inconvenienti.
Per fare come Valentina?... disse Lorenzo.
Raccontarono a Nina dello svenimento della
sua amica; poi la signora Bords aggiunse:
Didier deve venire oggi nel pomeriggio
per darci sue notizie e nel tempo stesso ti far
una visitina.
Il cuore di Nina cominci a palpitare con
furia: Didier sarebbe venuto!... Ed ella avrebbe
dovuto rendergli l'oggetto trovato senza che
nulla svelasse in lei l'angoscia, senza che egli
potesse pensare (oh, cielo, mai!) che una sola
parola della sua piccola amica avrebbe avuto
il potere di far pesare su lui tutti i sospetti.
Perch se avessero saputo la scoperta di
Nina, tutto sarebbe sembrato cospirare per
accusare Didier agli occhi di coloro che non
avevano in lui la fiducia piena ed incrollabile
della sua amica d'infanzia. Infatti la giovinetta
aveva trovato il portafogli vicino alla porta
della cantina che dava nell'ingresso. E dalla
cantina era entrato l'assassino, come ben si
vedeva. Bisognava anche che fosse qualcuno
pratico delle abitudini della vecchia signora,
perch non era stata toccata la scrivania, un
bel mobile dall'apparenza solida e munito di
una forte serratura, ma solo quell'altro mobile,
una specie di antico cassone da biancheria in
cui la signora Brnoux, chi sa per quale mana,
teneva sempre chiuso il suo peculio.
S, se lo avessero saputo, Didier sarebbe
stato per lo meno sospettato...
Ma nessuno avrebbe mai saputo, perch Nina
sarebbe sempre stata muta anche con i suoi.
Dopo colazione and a sedersi in giardino:
ella, sempre cos energica, si sentiva molto
stanca. E pi che altro le pesava sul cuore
quel segreto tremendo.
Mise la mano in tasca... il portafogli era
l. E ad un tratto le venne in mente che avrebbe
dovuto dire a Didier dove lo aveva trovato:
egli si sarebbe maravigliato, avrebbe parlato
forse in maniera imprudente.
Si nascose il viso tra le mani con un gesto
di sconforto: tutto ad un tratto, rapido come
il lampo, era balenato in lei il timore di vederlo
impallidire, perdere il sangue freddo...
Oh, no, no, per questo non aveva a temere!
Ma non voleva che lui, cos delicato e perspicace,
potesse temere anche per un momento
che l'avesse sfiorata un sospetto.
E allora dire che lo aveva trovato per istrada,
chi sa dove? Ma se egli si fosse ricordato
d'averlo smarrito l?
Un brivido la scosse, ed ella giunse le mani
mormorando:
Dio mio, Dio mio, liberatemi da quest'angoscia!
Voi sapete bene che, quand'anche
tutte le prove del mondo fossero contro di lui,
non crederei mai che egli, Didier!... Lui, lui!
Voi vedete in fondo al mio cuore: sapete che
non ho nessun sospetto contro di lui, a dispetto
di tutte le apparenze che per altri lo accuserebbero.
Vi  qualche coincidenza che certo
si chiarir ben presto. Ma quand'anche tutto
si schierasse contro di lui, io lo considererei
sempre come l'uomo pi onesto e pi leale che
esiste.
Vieni, Nina, c' Didier! chiam la
signora Bords.
Ella fremette in tutto l'esser suo, ma si alz
risoluta e con passo pesante and verso casa.
Didier stava sulla soglia della stanzetta, ammobiliata
in modo semplice, ma grazioso, che
chiamavano salotto: and incontro alla sua
piccola amica con vivacit e con le mani tese.
State un po' meglio, cara Nina? In mezzo
ai nostri dolorosi pensieri, ho sempre pensato
a voi, in questi giorni.
Ah, quel bello sguardo cos franco, cos affettuoso,
cos grave e profondo! Anche se Nina
avesse avuto qualche dubbio, tutto sarebbe dileguato
in quel semplice istante!
Ella rispose alle domande di Didier e s'inform
delle notizie di tutti...
Non so che cos'abbia Valentina, disse
Didier. L'altro giorno era semplicemente
un piccolo malessere di stomaco, senza importanza:
ma da che ha saputo dell'assassinio
della zia, ha sempre la febbre, ed  in uno stato
di agitazione straordinaria.
Andr a trovarla domani, Didier! Povera,
cara Valentina,  tanto impressionabile,
sotto la sua apparenza un po' fredda... E Graziano?
Graziano sta meglio; domani prover ad
alzarsi. La crisi  stata assai forte, ma pi
breve del solito.
Rester ancora molto tempo alla Mirille?
No, appena sar ristabilito partir per
la Normandia, dov' invitato dal suo amico
Louviers per finire le vacanze.
La voce di Didier, nel pronunziare quelle
ultime parole, si era fatta improvvisamente
dura.
Ed ora vi saluto, Nina. Parto fra poco
per Angers dove mi chiamano alcuni affari,
ma ritorner domani per assistere all'apertura
del testamento della nostra povera cugina.
Nina trasal dentro di s profondamente:
con mano tremante, tir fuori di tasca il portafogli
e lo porse a Didier.
Ora che ci penso, vi devo rendere questo,
che ho trovato alcuni giorni fa.  vostro,
vero?
Oh, quello che aveva tanto temuto!... Didier
divenne livido, e gli occhi sfuggirono quelli
di Nina, mentre la mano fremente afferrava il
portafogli:
Vi ringrazio, Nina. Ero addoloratissimo
d'averlo perduto perch vi sono affezionato pi
che ad ogni altra cosa al mondo.
Che voce strana, alterata!
Sempre, in seguito, Nina si domand come
era potuta rimanere in piedi in quel momento,
come, soprattutto, aveva avuto la forza per non
lasciar trasparire nulla, nel viso e negli occhi,
del pensiero tremendo, della insostenibile angoscia
che la sconvolgevano.
 vero che Didier non la guardava: mentre
le dita tremanti facevano scivolare il portafogli
in una tasca della giacca, egli teneva gli
occhi fissi in terra come se avesse voluto contare
la ghiaia del viale.
Prenderete qualche cosa, Didier! disse
la signora Bords, che appariva sulla soglia
della stanza.
Grazie, signora, non ho sete. Bisogna
che torni alla Mirille prima di andare alla stazione
per il treno delle cinque e dieci.
Dite alle vostre sorelle che domani verremo
a trovarle, se Nina non sar troppo debole...
Ma che cos'hai?... Come sei pallida,
bambina mia!
Non  nulla... Sono ancora un po' debole...
disse Nina sforzandosi eroicamente
di sorridere.
Bisogna che vi riposiate e cerchiate di
distrarvi un poco, Ninetta.
Didier ora la guardava, e subito il cuore
di Nina, sotto la luce intensa di quello sguardo,
fu invaso ad un tratto dalla fiducia ardente
e assoluta che aveva sempre avuta per il suo
amico d'infanzia, e che una spaventosa concomitanza
di apparenze accusatrici tentava di distruggere
da due giorni.
E senza esitazione, con un impulso istintivo,
Nina tese la mano a Didier, nel momento in
cui egli si accomiatava da lei, ed egli pot
portare con s, come sempre, la visione dei
suoi dolci occhi bruni, teneri e limpidi, in cui
quella sera pareva fremere una solenne protesta.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Nessuno si mostr sorpreso di apprendere,
alla lettura del testamento della signora Brnoux,
che la vecchia signora lasciava a Didier,
suo figlioccio prediletto, la quasi totalit del
patrimonio. Legati di poca importanza erano
poi fatti alle due ragazze ed a Graziano, per
i quali la defunta non aveva grande affetto.
Didier and ad annunziare la nuova agli
amici delle Nardettes dopo la partenza del notaro,
venuto alla Mirille affinch il signor Larmy,
sempre malato, non si scomodasse.
Se quel patrimonio esistesse ancora, questa
preferenza che mi  stata fatta mi sarebbe
molto sgradita, a cagione di mio fratello e
delle mie sorelle, disse egli al signor Bords.
Melita e Valentina sono molto disinteressate,
ma non si pu dire lo stesso di Graziano.
La cosa  per naturalissima, perch tu
eri il suo figlioccio e sei sempre stato con lei
molto pi gentile di Graziano, fece osservare
il signor Bords. E c'era anche da
aspettarselo, perch la signora Brnoux aveva
dichiarato pi volte che ti avrebbe preferito.
Didier lo guard sorpreso:
Non avevo mai sentito dire questo, signore.
Come?... Tuo padre non te l'aveva mai
detto? Eppure lo sapeva.
Certo ha preferito lasciarmelo ignorare
per paura che il pensiero di questa futura eredit
mi distogliesse dal lavoro. Non aveva ragione
di temere, povero babbo caro! Il lavoro
 per me un vero amico... Ed anche per voi,
Nina, non  vero? Sembra che siate tutta assorta
nei vostri rammendi.
Portala un poco alla Mirille a trovare le
tue sorelle, le far bene, disse il signor
Bords, che aveva scrutato con un'occhiata
pensierosa il pallido visino della fanciulla,
mentre questa si volgeva un istante verso Didier.
Ha bisogno di distrazione, questa bambina.
Sicuro che l'accompagno!... Presto, andate
a mettervi il cappello, Nina.
Vorrei finire questi tovagliuoli, nonno.
Non ti dare pensiero per questo e va a
prendere un po' d'aria, piccina.
Quando Nina usc dalla fattoria insieme con
Didier, il giovanotto disse in tono di affettuoso
rimprovero:
Non avevate voglia di venire con me,
Nina?
Un po' di rossore sal al viso pallido della
fanciulla.
Sapete bene che sono sempre contenta di
star con voi, Didier. Ma ho molto da fare; il
malessere dei giorni scorsi mi ha fatto lasciare
indietro il lavoro.
Ci sar tempo dopo, Ninetta; prima di
tutto dovete curarvi.
S'inoltrarono in un sentiero fiancheggiato
di siepi fiorite, in cui cinguettavano uccelletti
loquaci. I prati riscaldati dal sole d'agosto esalavano
il forte aroma dei fieni... Essi camminavano
in silenzio: Didier guardava davanti
a s, con aria assorta. Nina, con gli occhi
bassi, concentrava in se stessa tutto il suo pensiero.
Da due giorni ella si chiedeva se non
avrebbe dovuto dire a Didier dove aveva trovato
quel portafogli, e chiedergli spiegazioni
al riguardo.
Ma allora sorgeva in lei un vago spavento
di qualche cosa di misterioso e di terribile,
di cui ella respingeva il pensiero con tutte le
forze. Poi con l'estrema delicatezza che la distingueva,
temeva che Didier, nonostante tutte
le proteste di fiducia che ella poteva fargli,
credesse egualmente che rimanesse in lei il
sospetto, perch, alla fine, tutte le apparenze
erano contro di lui!
Nina aveva riflettuto molto a tutte queste
cose; ci pensava ancora in quel momento, ed
era risoluta a lasciare nell'oblio quel fatto che
ella sola conosceva.
Mentre giungevano dinanzi al cancello che
dava ingresso al parco della Mirille, Didier
le disse:
Dovete trovare che sono un compagno
molto taciturno, vero, Nina? Ma sono ancora
sotto l'impressione di quel terribile avvenimento.
Povera madrina, che brutta fine!... E
quel miserabile assassino che resta tuttora irreperibile!
Oh, come vorrei che lo scoprissero!
mormor Nina con ardore.
Ma qualche cosa frem in lei.
Non bisogna disperare: quella gente alle
volte si lascia acciuffare con molta ingenuit.
Dicono che ritornino spesso, attratti da
una forza segreta, sul luogo del delitto.  vero,
Didier?
Credo di s, Nina. Se ne son visti molti
esempi. Guardate, ecco Melita che ci ha scorti
e ci viene incontro insieme con Graziano.
Si  dunque rimesso?
Quasi: pu fare qualche passo, ma non
senza soffrire, per ora.
Il minore dei Larmy si appoggiava al braccio
della sorella, una brunetta dal colorito acceso
e dagli occhi grigi molto vivaci. Camminava
ancora con molta difficolt e Nina,
avvicinandosi a lui, fu colpita dal suo viso terreo
e dall'alterazione delle sue fattezze.
Ha dovuto soffrire molto, si vede!...
mormor all'orecchio di Didier.
S, in modo atroce: si sentivano i suoi
lamenti per tutta la casa, soprattutto la mattina
in cui apprendemmo la morte della nostra
povera cugina.
Le due coppie s'incontrarono e Melita con
la sua solita vivacit salt al collo di Nina.
Poi questa tese la mano a Graziano, informandosi
con premura della sua salute. Egli le rispose
con una voce lenta, come stanca, velando
gli occhi con le ciglia scure, che aveva lunghissime
come Didier.
Del resto, i due fratelli si assomigliavano
molto.
Di statura un po' inferiore alla media, snelli
e ben proporzionati, avevano la stessa carnagione
un po' opaca, lo stesso aspetto signorile,
gli stessi capelli scurissimi che Didier, pi
semplice del fratello minore, portava cortissimi,
mentre Graziano li lasciava crescere per
pettinarli con un'eleganza un po' pretenziosa,
come del resto era anche tutto il suo modo di vestire.
Ma i punti di contatto tra i due fratelli finivano
l: Didier era tanto serio, affettuoso, devoto
e lavoratore, quanto Graziano si era sempre
dimostrato vano, egoista, indolente.
Melita aveva preso il braccio di Nina e la
trascinava verso casa. Dietro di loro venivano
Didier e Graziano. Senza dire una parola, il
maggiore aveva offerto all'altro l'appoggio del
suo braccio, ma Graziano l'aveva rifiutato con
un breve:
Grazie, vado solo.
Valentina stava su un balcone da cui si scopriva
una vista non molto estesa ma graziosa.
Sprofondata in una gran poltrona di vimini
coperta di cuscini, ella teneva in mano un ricamo
che non andava mai avanti: gli occhi
azzurri erano intensamente cerchiati, il viso,
di solito assai fresco, aveva dei toni plumbei,
e tutto il suo atteggiamento rivelava un'estrema
stanchezza.
All'entrare dei quattro giovani, ella ebbe un
brusco sussulto; con uno sguardo, subito velato,
scrut un momento Graziano, poi distolse
gli occhi da lui, e con voce debole e stanca
rispose alle affettuose domande di Nina. I due
fratelli se ne andarono quasi subito perch
Graziano doveva prepararsi alla partenza per
la Normandia, e Didier aveva da finire un lavoro.
Nina s'indugi un poco insieme con le amiche.
Valentina la tratteneva, dicendole:
Se sapeste quanto bene mi fate, Nina!
Mi sento cos triste, cos abbattuta! La notte
ho degl'incubi tremendi.
Ed un brivido scoteva la fanciulla, i cui begli
occhi parevano pieni di terrore.
Melita voleva riaccompagnare l'amica fino
al cancello, ma Nina rifiut in modo categorico,
dicendo:
Restate con vostra sorella.
Se ne and via sola per il viale, senza fretta,
perch la temperatura era deliziosa. Poi, sentendosi
davvero un po' stanca, prima di arrivare
alla fattoria, sedette un momento presso
il fiume, su un rialzo erboso che c'era in quel punto.
Quel rialzo erboso le ricordava la bizzarra
domanda che Graziano, nel suo precedente
soggiorno alla Mirille, le aveva fatta una mattina
mentre erano seduti li, guardando Lorenzo
e Valentina che andavano in barca sul
fiume.
Nina, le aveva detto, voi avete sedici
anni, io venti. Mi volete promettere che
tra due anni diventerete mia moglie?
Ella lo aveva guardato spalancando gli occhi
con aria stupefatta.
Che cosa mi andate raccontando?... Siete
pazzo, Graziano?
Niente affatto: sono molto serio. Vi voglio
tanto bene, Nina! Io...
Ella gli aveva fatto una risata in faccia e
si era alzata, esclamando:
Spero bene che me ne vogliate: non ci
mancherebbe altro... un amico d'infanzia!...
Ma questa non  una ragione per chiedermi
una simile promessa! Che idea!... Due ragazzi
come noi!
Si era allontanata, sempre ridendo, e, tornando
a casa aveva raccontato il fatto al nonno
ed alla madre. Entrambi avevano preso la
cosa in ischerzo, burlandosi di quel monello
di Graziano.
Finisca di studiare, e poi vedremo!
aveva detto il signor Bords.
Al che Nina aveva ribattuto, con una vivacit
che aveva fatto sorridere la mamma ed
il nonno:
Oh, no, non si vedr nulla, nonno! Graziano
 molto simpatico e gli voglio molto bene,
ma non vorrei davvero un marito come lui!
Il giovanotto era partito il giorno dopo, perch
le sue vacanze finivano, ed aveva salutato
Nina molto freddamente. Ma questa se nera
appena accorta e quell'incidente non aveva
portato nessun impaccio nei suoi rapporti con
Graziano, quando questi ritorn alla Mirille.
Ella era ancora, in quel tempo, molto pi bambina
di quello che comportasse la sua et,
molto semplice, molto ingenua veramente, ed
aveva veduto in tutta sincerit, nella domanda
di Graziano, una ragazzata senz'alcuna importanza.
In quel momento, tale ricordo le ritornava
in mente, ma in modo molto vago, come un
episodio trascurabile: l'affetto che le ispirava
Graziano non era stato e non sarebbe stato
mai niente altro che una buona amicizia di
compagni d'infanzia.
Dopo quel breve riposo, Nina raggiunse le
Nardettes e sal in camera sua, una grande
stanza con vecchi mobili abbastanza brutti, ma
molto ben curati. Al posto d'onore stava la
rocca di Nina Bords la grande insorta,
nonna paterna della giovinetta, che aveva, ai
suoi tempi, fatto alle fucilate coi soldati, nascosto
gli emigrati, bendato le ferite dei partigiani
e salvato, a rischio della propria vita,
il figlio del castellano, il giovane Enrico di
Marnis, i cui discendenti avevano riscattato il
castello di Gauges, che occupavano ancora.
Quell'avola era la gloria di famiglia, ed in
onore suo Nina aveva ricevuto lo stesso nome.
La fanciulla si diresse macchinalmente verso
la finestra aperta e vi s'affacci. Dinanzi a lei
si stendeva il giardino mezzo incolto della
Brossire e si ergeva la vecchia casa nerastra.
Un brivido scosse Nina al pensiero del dramma
successo l dentro. Dramma misterioso... Se
ne sarebbe mai conosciuto il segreto?
Ella appoggi la fronte alla mano, soffocando
un sospiro doloroso. Da quel triste giorno,
le pareva di esser diventata ad un tratto pi
donna, le pareva che la piccola Nina cos allegra
e spensierata fosse ormai scomparsa per sempre.
L torn alla mente una frase detta un giorno
da Graziano, ancora bambino, un giorno
in cui ella aveva rifiutato di baloccarsi con
lui, per tenere invece compagnia a Didier, convalescente
della rosolia:
Siete una cattiva!... Volete pi bene a
Didier che a me!
E, mentre un po' di rossore le saliva alle
guance, ella pens:
S, voglio tanto bene a Didier... Gli voglio
molto pi bene che a Graziano e so che
egli  l'anima pi nobile che si possa immaginare.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
La drammatica fine della loro vicina aveva fatto dimenticare un poco ai Bords il dispiacere che Alessandro preparava loro. Ma quel cruccio e quella tristezza ritornarono poi con maggiore intensit, in ispecie quando compresero, nel ricevere la partecipazione, che ogni speranza era vana.
Il matrimonio fu fatto civilmente, ma Alessandro riusc a far sapere ai suoi, forse nella speranza d'un eventuale ravvicinamento, che era stato anche benedetto di nascosto in una chiesa di Parigi, poich Firmino Bardonnier, uomo politico dalle idee cos contrarie alla fede, non voleva intervenire ad una cerimonia religiosa.
Era stato quel dolore a fiaccare ad un tratto quella solida quercia che era stato fino allora il signor Bords? Il fatto si , che questi si era indebolito ad un tratto, e che, invece di andare per i campi, se ne stava lunghe ore seduto davanti alla fattoria, con la pipa in bocca, seguendo distrattamente, con occhi tristi e trasognati, l'andare e venire del cane.
Pareva, del resto, che una ventata di malinconia fosse passata sulle Nardettes: Nina non cantava pi come prima, non rideva pi e lavorava, invece, senza posa, come una persona desiderosa di allontanare cos i pensieri molesti.
Un cambiamento doveva aver luogo quell'anno alla Mirille: il signor Larmy era morto, e Valentina era sempre sofferente; perci le due ragazze si preparavano ad andare a passar l'inverno ad Angers, presso una sorella del babbo, mentre Didier avrebbe fatto il servizio militare a Lavai.
Era un dolore per Nina che, in questo modo, perdeva le sue amiche. Poi, durante quell'anno, avrebbe veduto Didier molto di rado.
In un pomeriggio d'autunno, essendosi trattenuta un po' pi a lungo alla Mirille, Lorenzo and a prenderla portandole un ombrello, perch il tempo era coperto e minacciava la pioggia imminente.
Vi do una notizia, disse. Figuratevi che credono di aver trovato l'assassino della signora Brnoux.
Nina fece un movimento cos brusco che manc poco facesse cadere un tavolino ch'era l accanto, con tutti i ninnoli che vi erano sopra.
Quanto a Valentina, era diventata d'un pallore mortale, ed i suoi occhi pieni di spavento si volsero per fissarsi vagamente sulla finestra.
Chi , Lorenzo? esclam Nina.
Ti ricordi il vecchio Mocheux, che abita in una catapecchia non lontana da Gauges?
Quel cacciatore di frodo che ha un aspetto cos brutto ed una reputazione tanto cattiva?
S... Ebbene, sembra che quell'individuo, che viveva finora nella pi squallida miseria, abbia fatto in questi ultimi tempi delle spese che dapprima hanno maravigliato e poi hanno destato i sospetti. Interrogato, ha risposto in una maniera cos strana che si sono decisi ad arrestarlo: staremo a vedere ora che
cosa verr fuori.
Nulla, certo: non ci saranno prove contro di lui, disse Valentina con voce afona, senza volgere la testa.
Che cosa ne sapete, Valentina? Questo risulter dall' istruttoria:  evidente che tal rifiuto a far conoscere la provenienza dei suoi mezzi  molto losco.
S, certo, mormor Nina. Bisogna sapere...
Valentina si volse con moto brusco: Questo sar di giovamento alla povera cugina? E se s'ingannassero? Se quell'uomo fosse innocente?
Melita, Nina e Lorenzo la guardarono, sorpresi del luccichio febbrile del suo sguardo e dell'asprezza della sua voce.
Ma bisogna pure ricercare il colpevole, Valentina! disse Lorenzo. Se le prove mancano, quell'uomo sar lasciato subito libero; ma in caso contrario ricever il castigo che si merita.
Prove? Quante volte ne sono state trovate anche contro gl' innocenti? Basta tanto poco per fondare i giudizi dei giurati e del pubblico!
Nina strinse le manine fremebonde una contro l'altra: oh, s, ben poco sarebbe bastato!...
Se appena si fosse saputo che un certo portafogli era stato trovato la mattina del delitto accanto alla porta di cantina...
Quella povera Valentina  diventata nervosa e strana in modo singolare, disse Lorenzo tornando a casa con la sorella. Davvero la credo molto ammalata.
Eppure il dottore dice che non ha nessun organo leso:  soltanto uno stato di debolezza inesplicabile, che data dalla morte della signora Brnoux. Forse le far bene cambiare un po' abitudini.
Pu darsi. Ma sar molto triste vedere la Mirille chiusa quest'inverno! mormor Lorenzo malinconicamente.
S, molto triste, disse Nina, con aria pensierosa. Ed ora essi non verranno pi che di rado: Didier, dopo il servizio militare.
avr importanti occupazioni ad Angers; Melita si mariter l'anno venturo e forse, presto, anche Valentina!
Un'ombra copr la fisonomia di Lorenzo e, con gesto nervoso, la sua mano strapp da un arbusto un pugno di foglie ingiallite.
Nina non se ne avvide: il suo pensiero, dagli abitanti della Mirille, se ne andava verso la Brossire: si sarebbe giunti davvero a svelare il mistero? Il delinquente, autore del delitto, era stato trovato finalmente?
Ma quel portafogli?... Quante volte quell'ansiosa interrogazione torn alla mente di Nina, mentre istruivano il processo di Mocheux, il cacciatore di frodo!
Forti indizi erano a carico di quell'uomo: il mandriano d'una fattoria vicina alle Nardettes, che tornava dalla citt nella notte del delitto, lo aveva visto rientrare in casa sua rasente alle siepi, con tutta l'apparenza del peggior malfattore. Era notorio, inoltre, che la signora Brnoux lo aveva preso qualche tempo prima per spezzare della legna nel suo cortile, il che spiegava come egli fosse a conoscenza della vecchia porta di cantina, cos facile a sfondare. E poi, pi che altro, c'era quel denaro, e ancora parecchi biglietti, la cui origine rimaneva sospetta, erano stati trovati, in una perquisizione, in casa dell' imputato.
 vero che Mocheux asseriva di aver trovato dei denari nel pagliericcio di sua madre, una sordida vecchia che abitava lontana alcuni chilometri, ed era morta di recente; ma non poteva fornire alcuna prova, perch non aveva mai parlato prima di quella scoperta, e neanche la defunta, naturalmente, aveva mai detto nulla su quell'argomento.
Credete che sia colpevole, nonno?... chiese una sera Lorenzo, mentre la signora Bords scodellava la minestra a tutta la famiglia.
Non ne ho idea: le prove positive mancano, del resto; sono i precedenti di quell'uomo quelli che gravano sulla prevenzione, ma se non si scopre nulla di nuovo, egli sar certamente prosciolto.
Parve a Nina che l'angoscia che le straziava il cuore venisse un poco alleviata.
Il signor Bords, che rifletteva, col mento sulla mano, fece osservare tutto ad un tratto:
Una cosa che non mi spiego  che l'assassino, invece di andare prima alla scrivania, se ne sia andato direttamente a quel vecchio mobile, senza toccare nient'altro in tutta la casa: questo  indizio che l'uomo era molto bene informato! Molti non vedono in questo che il fiuto d'un malfattore di professione, esperto in tutte le astuzie.
Il fiuto! Il fiuto!... Anche questa  una spiegazione, se si vuole!  certo che, all'infuori della caccia di frodo, Mocheux si  reso colpevole di due o tre furti: ma non si trattava di delitti.
 possibilissimo che non ci sia stata premeditazione, ma se quella povera donna si  svegliata e ha cercato di chiamare, ecco che questa volta  diventato assassino... Didier  come voi, nonno, non crede affatto alla colpabilit di Mocheux... A proposito di Didier, deve venire domenica alla Mirille, ed io l'ho invitato a colazione da noi, mamma.
Hai fatto bene... Nina, bisogner ammazzare il nostro bel cappone: so che a Didier piacciono molto i polli.
E tu gli farai un dolce, Ninetta, aggiunse il signor Bords, che guardava la nipotina sorridendo; ma quel sorriso si dilegu, e una certa inquietudine pass nello sguardo del nonno alla vista dell'aria assorta di Nina.
...
Didier arriv la domenica dopo, all'ora di colazione, e port la notizia della morte di Mocheux, trovato colpito da congestione in carcere: quell'uomo, abituato alla vita libera ed attiva, non aveva potuto sopportare la reclusione.
Didier era vestito da militare e sembrava sano ed allegro: rimprover affettuosamente Nina per il suo visino pallido, le dette notizie delle sorelle, ed annunzi che il matrimonio di Melita era stato fissato per il mese seguente.
Perci, preparatevi l'abito di damigella d'onore, Nina, soggiunse il giovanotto. Io sar il vostro cavaliere; e cercate di avere un po' di rosa sulle guance, quel giorno.
Come Valentina, ella non si  pi rimessa del tutto dal giorno della morte della tua povera madrina, fece osservare Lorenzo.
Nina ebbe un fremito profondo, ed il suo sguardo evit quello che Didier posava in quel momento su lei... Pallidissima, ella si allontan col pretesto che aveva da dare un'occhiata ai preparativi del pranzo.
Didier la segu con lo sguardo, e sulla sua fisonomia un osservatore avrebbe scorto facilmente una specie d'inquietudine.
Durante il pasto, il giovanotto parve sforzarsi per mostrarsi allegro, e quasi subito dopo si ritir, dicendo che aveva da fare alla Mirille.
Nina and a mettersi il cappello per andare da un vecchio pastore ammalato, che abitava di fronte alla casa dei Larmy. Esso viveva solo, ed a cagione del suo carattere cupo e taciturno, nel paese era poco amato. Ma Nina si occupava con molta carit di lui, fin dall'inizio di quella malattia che sembrava dovesse essere l'ultima, ed il vecchio Ilario le dimostrava una specie di riconoscenza contenuta.
Quel giorno ella trov il pover'uomo molto debole. Il curato era andato quella mattina ad amministrargli i sacramenti.
E ora siamo pronti, signorina Nina! mormorava Ilario, che pareva non si commovesse affatto all'idea della prossima fine.
Siete fortunato voi, Ilario, andate a vedere il Signore! disse Nina che si era seduta accanto al letto e posava la manina sulla grossa mano villosa del vecchio pastore.
Ah. certo, s, signorina! Vedete: il mondo  molto brutto: quando penso che c' chi ha avuto la vilt di scacciare le nostre buone suore! Fu proprio una di queste, tuttavia, che cur la mia nipotina Gianna quando ebbe la scarlattina e tutti fuggivano; e suor Clementina, che si butt nel fiume per salvare il figlio del mugnaio? Non avranno fortuna, quelli che fanno queste cose, signorina Nina!
No, certo, Ilario.
Ed il pensiero della fanciulla se ne andava con tristezza al fratello maggiore, divenuto genero di un Bardonnier, uno di quegli uomini sulla fronte dei quali rimarr impresso in eterno il marchio della persecuzione vile e spietata.
 tempo che me ne vada, vedete, signorina Nina, continu Ilario. Si vedono cose troppo brutte su questa sporca terra. Sentite, giacch siete qui, vi voglio raccontare una cosa: una cosa che mi ha preoccupato dapprima perch non sapevo come mi dovessi contenere: poi mi son detto che io non potevo, io che devo tanto al signor Larmy, al signor Didier e a quelle signorine, raccontare una cosa simile...
Ecco, signorina, fu la notte in cui fu assassinata la signora Brnoux: verso le due di notte, avevo molta sete e mi alzai per bere un bicchiere di sidro; mentre bevevo mi avvicinai per caso alla finestra; c'era un po' di lume di luna, quella notte, vi ricordate, signorina Nina?
No, non mi ricordo, disse con voce debole Nina, mentre il cuore le palpitava con forza.
Ed ecco che scorgo un uomo che apriva il cancello della Mirille: di primo acchito riconosco uno dei signorini, bench avesse il bavero del cappotto rialzato... un'idea molto strana quella di mettersi il cappotto con quel caldo... e il cappello tirato gi sugli occhi.
Era certo il signor Didier, perch l'altro era inchiodato a letto dai dolori e gridava da far piet, mi aveva detto il loro domestico, io pensai: Guarda un po', che cosa gira a quest'ora il signor Didier?. Poi, senza pensarci di pi, ritornai a letto. Soltanto, il giorno dopo, quando Nicola, che se ne andava di corsa ad avvisare la polizia, mi dette la notizia dell'assassinio, figuratevi che mi venne l'idea...
Nina si alz, fremente, livida, con lo sguardo infiammato d'indignazione e d'angoscia.
Non vorrete mica dire, Ilario... che... avete potuto pensare...!
La sua mano aveva afferrato il polso del vecchio ed inconsapevolmente vi affondava le unghie.
No, non voglio dire... So bene che non  possibile. Lui, il signor Didier!... Ecco perch non ho parlato... Pensate quante seccature avrebbe avuto! Un cos bravo ragazzo...  vero che avrebbe certamente spiegato alla Giustizia la ragione per cui era tornato cos tardi: ma infine trovai pi prudente tacere.
A Nina pareva che tutto le girasse intorno; con uno sforzo di volont riprese il dominio di se stessa e con una voce che le risonava in modo strano all'orecchio, domand: Perch dunque rompete oggi il silenzio, Ilario?
Volevo dire questa cosa a qualcuno, signorina... Non si sa mai, pi tardi... Se un altro fosse accusato e voi credeste che... insomma mi son detto: Ne parler alla signorina Nina, e far lei quello che crede.
Il pover'uomo, stanco, tacque. Nina rimase un momento immobile accanto al letto. Tutto l'esser suo fremeva di orrore e di ribellione contro l'odioso sospetto che di continuo le aleggiava d'intorno e cercava di insinuarsi nell'animo suo... Dette alcune medicine ad Ilario, gli promise di ritornare la sera a vedere come stava e usc dall'umile casa.
Ad un tratto si ferm, mentre le gambe le si piegavano: di fronte a lei, nel viale della Mirille, veniva innanzi Didier.
Egli affrett il passo, vedendola e, aperto il cancello, le si avvicin.
Che bell'incontro, Nina!... Ritorneremo insieme alle Nardettes dove, passando, saluter i vostri parenti e Lorenzo... Ma che cosa avete, piccola amica? soggiunse con premura vedendo lo sguardo strano ch'ella gli volgeva.
Vorrei parlarvi, Didier... vorrei domandarvi una cosa.
Dite svelta, Nina! E una cosa seria?... Lo vedo dalla vostra aria.
Molto seria...
La voce della fanciulla era un po' strozzata: nel momento in cui ella avrebbe saputo, le prendeva un folle terrore. Didier le prese la mano dicendole, con la voce dolce ed affettuosa che aveva sempre per lei: Via,  dunque una cosa molto difficile, Ninetta? Di che si tratta?
Risolutamente ella fiss su di lui gli occhi pieni di un' interrogazione ansiosa e solenne: Vi ricordate dove avete perduto il portafogli, Didier?
Ella vide ad un tratto, come l'altra volta, il pallore ed il turbamento apparire sul viso di lui e, non reggendo pi, gli domand affannosamente: Ditemelo!... Oh, ditemi perch era nell'ingresso della casa della vostra madrina, la mattina in cui fu trovata morta!
Nel... nell'ingresso?
Un'espressione di terrore indicibile si leggeva nello sguardo stupefatto che Didier fiss su Nina.
Come dite?... Nell'ingresso?... ripet.
S, io l'ho trovato l... non l'ho detto a nessuno... Didier, come avete potuto perderlo l?
Il giovanotto stralun gli occhi, e un terreo pallore gli copr il viso; la sua mano tremante afferr uno dei battenti del cancello e vi si avvinghi.
Oh! mormor inorridito.
Nina rimaneva senza parole di fronte a lui, impietrita dalla dolorosa, atroce ansiet... Alla fine balbett:
Didier... Spiegatemi... Voi eravate andato dalla vostra madrina...
Egli si raddrizz di scatto, col viso stravolto, ma lo sguardo fermo...
No, non cero andato da pi di dieci giorni.
E allora, il portafogli?
Con la stessa voce recisa, in cui era una vibrazione di dolore immenso, egli rispose: Non posso dire perch si trovava l.
Con un gesto quasi inconsapevole, Nina gli afferr un braccio: Didier... Pensate se... se altri che me  avesse saputo...
Il giovanotto si port una mano alla fronte, sulla quale il sudore stillava a grosse gocce, e se la strinse con forza.
 atroce!... S, sarei stato accusato... come voi mi accusate, eh, Nina?...
Quella domanda era stata emessa in un grido d'angoscia tremenda.
Mai, mai!... Oh, Didier, amico mio, io ho per voi tutta la fiducia, tutta la stima!...
Ma perch non volete dirmi...?
Egli distolse gli occhi in cui era passato un lampo di dolore inesprimibile.
Non posso, Nina... Non mi chiedete nulla, vi prego.
Ma s, io voglio sapere! diss'ella con ardore. Voglio sapere perch quell'oggetto era l... perch siete ritornato a casa alle due del mattino, quella notte...
Egli ebbe un sussulto, un grido di protesta: Io, tornato a casa a quell'ora?
Ella continuava, trascinata dal dolore: Bisogna che mi spieghiate, Didier... Il vecchio Ilario vi ha veduto... Forse non  il solo... Voi capite: bisogna potere, se un giorno foste accusato...
S'interruppe: Didier le aveva afferrato il polso e tuffava nei suoi occhi le pupille dilatate dal dolore e dall' indignazione: Se qualcuno mi accusa?... Ma siete voi che mi accusate in questo momento!... Osate dunque negare che non avete avuto, almeno per un istante, qualche sospetto!
La violenza del suo carattere, contenuta in generale dalla religione e dall'educazione, erompeva in quel momento.
Didier, ve ne supplico, non crediate...!
Oh, io so che vi  sotto qualche terribile coincidenza!
S, voi avete avuto un sospetto, lo so, lo sento!
No, no, diss'ella in un grido di disperata protesta.
Ma egli non l'ascoltava e continuava, a denti stretti, con lo sguardo cupo: Dopo tutto, le prove sono contro di me ed un tribunale mi avrebbe condannato...
S'interruppe ad un tratto e si prese la fronte tra le mani: E quell'uomo  morto!
Voi conoscevate l'assassino? domand la voce affannosa di Nina.
Egli non rispose e, lasciando ricadere le mani, fece un passo per allontanarsi... Poi, ad un tratto, volse verso Nina il viso livido, quasi disfatto.
Io non vi dimenticher mai, Nina, disse. Serbate un ricordo anche voi per l'amico della vostra infanzia... allo sventurato che espier in tutta la vita un fallo che non ha commesso.
Ella gli prese la mano tra le dita scottanti.
Che cosa volete dire? Che cosa significa, Didier?
Significa che devo dire addio al sogno che avevo fatto da cos lungo tempo: io non posso pi ora, Nina, entrare nella vostra famiglia.
Didier!
Non mi dite nulla, Nina mia adorata!...  il dovere: bisogna compierlo anche se il cuore mi si dovesse spezzare. Soltanto pregate spesso per il vostro povero Didier. E, chinandosi, pos a lungo le labbra sulla mano della fanciulla...
Nina, come impietrita, si credeva in preda ad un sogno spaventoso: balbett, senza sapere quello che dicesse: E allora... non vi rivedr pi?
Far per lo meno tutto il possibile affinch sia cos! A che pr straziarci il cuore?
Ma   orribile!... balbett ella con voce strozzata.
Egli volse altrove la testa, come per evitare i dolci occhi bruni in cui si leggeva un dolore straziante... Poi, ad un tratto, prese le mani di Nina e le disse in tono d'appassionata angoscia: Prima che parta, ditemi soltanto, Nina... cos... guardandomi bene in faccia, che non mi credete colpevole!
No, oh no, Didier! So che voi siete l'essere pi leale ed onesto che esista!... disse ella mettendo tutta l'anima nella voce e nello sguardo.
La fisonomia torturata di Didier si distese un poco, e di nuovo egli port alle labbra la mano di Nina.
Grazie, piccola amica mia, tanto cara e... addio!
Mentre lo guardava sparire, parve a Nina che la sua breve giovent, cos felice, fosse finita per sempre, in quel momento, e che una porta pesante si chiudesse sul suo povero cuore infranto.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Melita Larmy non ebbe la sua piccola amica
delle Nardettes come damigella d'onore. Nina
era stata quindici giorni a letto in preda ad
una lenta febbre e, dopo, era rimasta a lungo
convalescente. Cos aveva avuto un pretesto
plausibile per non assistere a quel matrimonio
in cui avrebbe incontrato Didier; incontro che
le sarebbe stato assai doloroso, dopo la scena
penosa che aveva avuto per epilogo l'addio
del giovane Larmy.
Quel giorno, Nina aveva raccontato tutto alla
mamma, che la interrogava con angoscia vedendola
ritornare col viso stravolto ed il corpo
scosso da brividi.
La signora Bords manifest la pi intensa
maraviglia ed esclam subito:
 impossibile!... Didier non pu essere colpevole!
Oh, no, no! protest Nina con calore.
Ma come spiegare tutto... Ed in ispecie il suo contegno?
La spiegazione verr forse pi tardi: in ogni caso noi conosceremo entrambe il segreto,
Nina mia, e pregheremo per quel povero Didier
affinch tutto si chiarisca al pi presto ed egli ritorni come prima...
... Ma i mesi passarono e Didier non si fece pi rivedere alle Nardettes.
La Mirille rimaneva chiusa. Melita, maritata
con un ufficiale, abitava in una citt del settentrione,
e Valentina, la cui salute non si rimetteva,
viveva sempre ad Angers in casa della
zia. Nina andava qualche volta a trovarla e
sentiva parlare di Didier, che, sempre a Lavai
di guarnigione, era divenuto triste, taciturno
e dimagriva molto.
Di Graziano, Valentina non parlava mai per
prima, e quel nome portava sempre un lampo
di dolore nei suoi occhi azzurri ed una contrazione
di tutto il suo fine viso sbiancato. Il
giovanotto non andava mai a vedere la sorella,
e questa aveva saputo da certi amici che abitavano
a Parigi che gli studi di diritto consistevano
per lui nel divertirsi pazzamente e
sperperare il denaro a piene mani, scontando
senza dubbio in anticipo la parte dell'eredit
paterna che gli sarebbe toccata alla sua maggiore et.
Didier, che era stato a trovare il fratello a
Parigi, al ritorno disse a Valentina:
Senti, preferisco non parlare pi di Graziano.
Abbiamo avuto, lui ed io, una penosa
discussione, dopo la quale ci  impossibile rivederci.
In seguito a queste parole il fratello e la sorella
ebbero un lungo colloquio dal quale l'uno
e l'altra uscirono molto commossi, con un rassegnato
dolore impresso sulla fisonomia. Da
allora in poi, il nome di Graziano non era pi
stato pronunziato tra loro e, neppure quello
di Nina e di Lorenzo Bords.
Un anno trascorse, durante il quale il vecchio
signor Bords s'indebol sempre pi. L'ultimo
colpo gli fu dato al momento delle elezioni
legislative, quando vide suo nipote figurare
nel numero dei candidati anticattolici.
Un Bords!... Signore, voi avete permesso
che io vedessi questo giorno! Sia fatta
la vostra volont!... Ma quel disgraziato figliuolo
mi uccide!
Il giorno dello scrutinio volle, nonostante la
sua debolezza, trascinarsi fino alle urne; siccome
qualcuno lo riprendeva per quell'imprudenza,
replic:
Posso ben sacrificare quel po' di vita che
mi resta per questo grande dovere.
Al ritorno si mise definitivamente a letto e,
alcuni giorni pi tardi, rendeva serenamente
a Dio la sua bell'anima di cristiano retto, in
cui avevano sempre regnato religione, patria
e famiglia.
Il signor Marnis, il deputato della circoscrizione,
eletto di recente, discendente di quell'Enrico
di Marnis, salvato un giorno da Nina
Bords la grande insorta, and a vedere il
vecchio sul suo letto di morte e preg a lungo:
nel tornare via strinse la mano alla signora
Bords dicendo commosso:
Noi perdiamo un vero francese ed un
grande cristiano, signora: non ci rimane che
camminare sulle sue orme.
Tutto il paese segu il feretro del vecchio
signor Bords, ed una lode unanime salut
quel morto che era stato un gran galantuomo
in tutta l'estensione del termine.
... Ma le prove che Dio aveva destinato agli
abitanti delle Nardettes non finirono l.
Una quindicina di giorni dopo il decesso del
nonno, fu portato a casa Lorenzo, il quale,
cadendo dal suo calessino trascinato da un
puledro imbizzarrito, era morto sul colpo.
Alessandro, battuto alle elezioni nonostante
le sue maravigliose promesse, era stato avvisato
della morte del nonno da un semplice
biglietto di Lorenzo, ma non era venuto ai funerali
e si era contentato di mandare la sua
procura per la sistemazione degli affari. Questa
volta, ricevendo il telegramma di Nina che
annunziava l'incidente mortale, part subito ed
arriv alle Nardettes il giorno prima del funerale.
La signora Bords, affranta dal dolore, parve
accorgersi appena della sua presenza. Egli
si mostr freddissimo, ma corretto; aiut Nina
che superava con immenso coraggio il proprio
dolore, per occuparsi di tutto e di tutti, e finse
di non accorgersi del contegno alquanto sostenuto
che tenevano verso di lui parenti ed
amici.
Valentina, nonostante la sua continua stanchezza,
and ad assistere alla triste cerimonia;
non era ormai che l'ombra di se stessa, e gli
occhi soli parevano vivere nel viso emaciato.
Un'invincibile malinconia si sprigionava da
quel viso giovanile, aumentata ancora, quel
giorno, dalle lacrime che le riempivano i begli
occhi azzurri, mentre Valentina seguiva il
feretro dell'amico d'infanzia che ella aveva
amato profondamente.
Didier accompagnava la sorella: sul suo viso
smagrito, smunto, si poteva leggere il dolore
che gli cagionava la morte dell'ottimo Lorenzo
e l'angoscia della madre e della sorella di lui.
Ma quando egli si avvicin a Nina per stringerle
la mano, si fece scuro in viso e volse
altrove gli occhi, come se la vista di quella
bella fisonomia, alterata dal dolore, gli fosse
insostenibile.
In altri tempi, i giovani Larmy non avrebbero
mancato di circondare di cure la povera
madre e Nina, dopo un terribile colpo di quel
genere; ma quella affettuosa intimit era ormai
finita, e subito dopo la cerimonia Valentina
e Didier ripresero il treno, senza neppure
rivolgere un'occhiata alla Mirille.
Quando i loro amici e alcuni parenti che rimanevano
loro si furono allontanati, la signora
Bords, Nina ed Alessandro si trovarono soli
nella grande casa dalla quale era per sempre
sparito il giovane padrone.
La signora Bords stava seduta accanto alla
finestra nel vecchio seggiolone impagliato del
nonno, ed i suoi occhi bruciati dalle lacrime
si fissarono in modo vago sul cortile dove i
polli scorrazzavano. Nina, con la testa appoggiata
alla spalla della madre, le baciava di
tanto in tanto la fronte come per dire:
Sono qui io, che vi voglio tanto bene e
vorrei tanto poter allontanare da voi questo
dolore, mamma diletta!
Alessandro camminava in su e in gi per
la sala, e a giudicare dall'espressione della sua
fisonomia, pareva in preda a riflessioni profonde.
Infine si avvicin al gruppo formato dalla
sorella e dalla madre e, presa una sedia, sedette
di fronte a loro:
Sono obbligato, con mio gran dispiacere,
a lasciarvi per ripartire stasera. La mia clientela
mi attende e per di pi mia moglie  ammalata...
Ma prima vorrei sapere che cosa
contate di fare per la fattoria.
La signora Bords balbett:
Ma io non posso ancora pensare a questo...
cos subito dopo...
Una leggera commozione addolc la
fisonomia di Alessandro, che si chin e prese la
mano della madre.
Sia; non ne parliamo per ora. Il vecchio
Michol  bene informato di tutto e sapr dirigere
il lavoro; perci non c' urgenza. Ritorner
fra una quindicina di giorni, forse anche
prima, se mia moglie, come spero, star
meglio.
Che cos'ha, dunque? domand Nina
distrattamente.
Non si  ancora rimessa bene dopo la
nascita della nostra piccola Luisa, e...
La signora Bords e Nina rialzarono la testa
in pari tempo:
Hai una bambina?
S,  quasi un anno. Non ve l'ho fatto
sapere poich voi avevate creduto opportuno
rompere con me ogni rapporto... E, pi che
altro, ho dovuto cedere su questo punto all'opposizione
di mia moglie, che si  dimostrata,
ve lo dico francamente, offesa nel vedersi da
voi respinta.
La signora Bords ebbe un gesto vago: in
quel momento non era in condizioni di discutere...
E Alessandro, approfittando con abilit
della sventura che gli apriva di nuovo la
casa dei suoi avi, si dimostr, durante quella
serata, cos premuroso verso la madre e la
sorella, che le due povere donne, affrante dalla
fatica e dal dolore, ne provarono una vera e
propria consolazione e gli dissero con spontaneit
al momento della partenza:
Ritorna presto.
E portaci la fotografia della piccina,
aggiunse la signora Bords.
Una diecina di giorni dopo, Alessandro compariva
di nuovo alle Nardettes: aveva affidato
la clientela ad un collega, in modo da poter
rimanere fino alla conclusione degli affari della
successione.
Il vecchio signor Bords, in seguito al matrimonio
del nipote Alessandro, aveva fatto testamento
in modo da favorire Nina e Lorenzo.
N v'era dubbio che Lorenzo non avesse intenzione
di eleggere Nina sua unica erede, a detrimento
di colui che aveva rinnegato tutti i
vecchi principii della sua razza. Ma era morto
senz'avere avuto il tempo di scrivere le proprie
volont, ed Alessandro aveva ora diritto a
parti eguali sull'eredit del fratello minore.
La questione delle Nardettes era il pensiero
pi grosso: Alessandro, da parte sua, divenuto
ormai cittadino, proponeva addirittura di
vendere la fattoria; ma la signora Bords e
Nina ebbero un sussulto d'indignazione. Vendere
la vecchia dimora familiare, la casa amata
dove tutti gli avi erano vissuti, glorificata dal
ricordo della grande insorta! Come, lui, un
Bords, poteva avere un simile pensiero?
Ma se voi non potete continuare a dirigere
il possesso? fece osservare Alessandro.
E perch no? disse Nina. Michol se
ne intende molto bene,  assai benvoluto dagli
altri uomini di casa e sapr dirigerli. Poi, siccome
stavo sempre col nonno, sono informata
di molte cose e sapr sorvegliare un po' anch'io...
Tu, povera Ninetta? fece il fratello,
dando uno sguardo di commiserazione un
po' ironica alla creatura delicata che quella
serie di prove pareva aver resa anche pi esile.
Quale autorit vuoi che abbia su quegli
uomini una bambina come te?
Oh, io non sono pi una bambina!
rispose ella seria.
Ed in realt l'espressione gaia e ridente di
un tempo sembrava esser fuggita per sempre
dai suoi begli occhi bruni, ora sempre pensierosi
e preoccupati.
Poich Nina si ostinava a non voler vendere
le Nardettes, Alessandro fece in modo di far
entrare nella parte della sorella la fattoria e
le terre che ne dipendevano. Le due donne declinarono
l'invito che egli fece loro, una volta
sistemati gli affari, di andare a passare un
po' di tempo in casa sua. Egli part, e la signora
Bords rimase sola con Nina nella triste
dimora.
La giovinetta si mise con coraggio alla direzione
della fattoria. Alcuni buoni amici, agricoltori
anch'essi, l'aiutavano col loro consiglio.
Ma presto ella dov abbandonare tutto per dedicarsi
unicamente alle cure che esigeva la salute
declinante della madre. La signora Bords
non poteva rimettersi dal colpo che le aveva
inferto la morte del figlio e, dopo aver languito
tutto l'inverno, si spense in primavera tra le
braccia di Nina.
Alessandro accorse appena ricevuto il telegramma
della sorella, e Nina, affranta dal
dolore, ebbe un po' di sollievo nel poter affidare
a lui qualche incarico doloroso.
Al funerale ella rivide Didier, ma non Valentina,
che era tornata pi sofferente che mai
dal Mezzogiorno dove aveva passato l'inverno.
Il maggiore dei Larmy, finito il servizio militare,
si occupava ora della fabbrica insieme col
suo socio. Sempre scarno, triste e freddo, egli
tenne verso Nina lo stesso contegno della volta
precedente e scomparve appena terminata la
cerimonia.
Vi furono ancora nuovi affari da sistemare,
e Alessandro, che pareva avesse molta fretta,
faceva premure al notaro affermando che i
suoi malati lo attendevano.
Bisognava stabilire anche quale sarebbe
stato l'avvenire di Nina: ora la ragazza non
poteva rimanere sola alla fattoria.
Bisogner che tu ti decida a venderla,
concluse Alessandro il giorno in cui intavol
quel discorso.
Vendere le Nardettes?... Mai! protest
Nina indignata.
Alessandro trattenne un gesto d'impazienza.
Che cosa ne vuoi fare, allora?... Affittarla?...
Saranno noie continue...
Non fa niente, sar sempre nostra e se
pi tardi ci vorr ritornare...
Bisognerebbe, per questo, che tu sposassi
un campagnuolo, e tu puoi pretendere qualcosa
di meglio... Avevo creduto che Didier avesse
molta inclinazione per te, ma mi pare che ora
si sia stranamente allontanato.
Nina, che si era fatta pallida, non replic
nulla e si mise a carezzare distrattamente con
le dita tremanti la testa di Tom, mentre Alessandro
continuava:
Forse, col patrimonio che possiede, trova
troppo piccola la tua dote. Sotto quelle arie
disinteressate che ostentava , senza dubbio,
pi pratico di un altro.
Oh, no, no di certo! protest Nina
con voce sorda.
Bah, bah!... Del resto, non lo biasimo:
la vita  difficile in modo straordinario, al giorno
d'oggi!
Per coloro che non sognano altro che
lusso e comodit, pu darsi: ma Didier ha
gusti molto semplici.
Allora non  come Graziano! L'ho veduto
ultimamente a Parigi: ha una bella casa
e fa una vita di bagordi continui.
Che differenza con suo fratello! mormor
Nina.
Alessandro alz leggermente le spalle:
Graziano  un buon ragazzo, molto intelligente,
ma che pensa che la vita  fatta per
godere, e forse non ha torto!
Non ha torto!... Oh, Alessandro!
Egli dette un buffetto sulla guancia della
sorella:
Non sono i tuoi principii, eh? Gi tu sei
una personcina seria! Bah!... Forse un giorno
cambierai!
Mai, mai! diss'ella con energia.
Giudicando, certo, ozioso discutere con lei
su quell'argomento, Alessandro seguit:
Allora dicevamo di cercare un affittuario
per le Nardettes...
Povere le nostre Nardettes! mormor
Nina con un singhiozzo soffocato.
E tu, Nina, verrai con me a Parigi, dove
mia moglie ti aspetta.
Io!... Lasciare Sarnay!... Lasciare il
paese!...
Era il primo grido di dolore al pensiero dell'esilio...
Ma Alessandro non dovette durare
molta fatica per farle capire ch'ella non poteva
rimanere l sola, e che il suo posto era in casa
del fratello.
Che strazio, per!... E che apprensione di
trovarsi fra persone cos differenti da quelle
che fin allora l'avevano circondata!
La moglie di Alessandro le aveva scritto un
bigliettino, gentile e comune, in cui non traspariva
un affetto eccessivo: anche Alessandro,
del resto, aveva riconosciuto lui stesso che
sua moglie non era troppo affettuosa.
Ella dice che la sensibilit nuoce molto
alla salute, aveva aggiunto. Ma  una
brava donna da casa, dotata in pari tempo di
una non comune intelligenza e che forse potr
aiutarmi per il mio avvenire.
Nina, ancora affranta dal dolore, non rilev
quest'ultima frase. Presentendo che tra la cognata
e lei non vi sarebbe stato nulla che le
potesse avvicinare, espose l'idea di ritirarsi
in pensione presso un convento di suore; ma
Alessandro si dimostr cos urtato che ella non
os insistere.
Ottenne tuttavia senza difficolt il permesso
di passare i primi mesi del lutto grave in casa
di vecchi amici di famiglia, vicino a Sarnay.
Alessandro parve anzi soddisfatto di questa soluzione:
forse sua moglie e lui temevano che
il crespo nero della fanciulla potesse disturbare
i loro divertimenti estivi... Fu stabilito quindi
che al principio dell'autunno Alessandro sarebbe
andato a prendere la sorella per condurla
a Parigi.
Un fittabile fu presto trovato per la tenuta
delle Nardettes, una delle meglio coltivate della
regione.
In una tranquilla serata, tutta profumata
dei dolci effluvi che esalavano dal giardino fiorito,
Nina, col cuore gonfio di singhiozzi, lasci
la cara vecchia casa portando tra le braccia
la reliquia di famiglia, la rocca della grande
insorta.
Durante quell'estate non vi ritorn pi: le
sarebbe stato troppo doloroso di vederla abitare
da estranei. E neppure, mai pi, le sue
passeggiate, del resto molto rare, la condussero
verso la Mirille, che era stata da poco
messa in vendita. Ella aveva sofferto l uno
dei grandi dolori della sua vita, e vi ritrovava
troppo vivo il ricordo dell'amico d'infanzia che
l'aveva fuggita portando chiuso in s un doloroso
ricordo.
Verso la fine di settembre ricev una lettera
del fratello, che le chiedeva di rimanere
a Sarnay fino al principio di novembre, perch
soltanto allora sarebbe potuto andare a
prenderla, essendo in quel momento occupato
da un affare importante.
Sar la sua campagna elettorale, senza
dubbio, disse la signora Barbans, la vecchia
amica in casa della quale abitava Nina.
La fanciulla la guard sorpresa.
La sua campagna elettorale?
La signora Barbans si volt verso il marito:
Non hai dunque detto a Nina che cosa
hai letto ieri nel giornale?
Gi,  vero; stamani non ci ho pi pensato...
Vostro fratello, cara figliuola, si presenta
come candidato in una circoscrizione dell'Est,
non ricordo pi quale, per sostituire un
candidato morto alcuni mesi fa.
Oh, di nuovo! mormor con dolore
Nina. E sempre sotto la stessa insegna?
Purtroppo s, povera figliuola, sempre
contrario alle nostre idee!
Nina preg molto affinch il tentativo di
Alessandro fosse coronato dall' insuccesso; ma
Dio, nei suoi impenetrabili disegni, non la
esaud, ed il signor Barbans ritorn a casa
una mattina, col giornale in mano, dicendo:
Alessandro  stato eletto.
Il nuovo deputato arriv a Sarnay qualche
giorno dopo: fu abbastanza intelligente per
non far pompa della gioia che gli gonfiava il
petto, e per non dare soverchia importanza n
alla cortese freddezza dei Barbans, n al silenzio
di Nina sulla recente elezione. Soltanto,
affrett la partenza, premuroso di partire da
quel cantuccio di Francia ancora infestato da
tante idee sorpassate, da tanti stupidi pregiudizi.
In una mattina piovosa, Nina lasci il paese
natio. Il giorno in cui Didier l'aveva salutata
per sempre, ella aveva sentito che una pagina
nel libro della sua vita era terminata, una bella
pagina dolce e luminosa. Oggi, un'altra pagina,
imbevuta di lacrime, questa, era ormai passata.
Che cosa avrebbe letto d'ora innanzi in quel libro, di cui le pagine future incutevano a Nina un timore indicibile?
Iddio soltanto avrebbe potuto dirlo.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
 dunque oggi, Giovanna, che deve arrivare la piccola insorta?
Nel fare questa domanda, Edmondo Bardonnier si lasci sfuggire una risatina ironica che trov eco sulle labbra della sorella.
S, Alessandro mi annunzia il suo arrivo per le cinque con quella ragazza.
Le cinque?... Suonano ora; i viaggiatori arriveranno tra poco. Se rimanessi per fare la conoscenza di questa bella devota?
Se ti fa piacere... Potresti anzi cenare con noi.
Grazie mille, rispose Edmondo, ma a casa mi aspettano... Di', ti divertirai a sveltire un po' la piccina?
La Signora Giovanna strinse le labbra che aveva molto sottili.
Alessandro aveva la pretesa di affibbiarmi quell' incarico, ma io gli ho fatto capire che la cosa sarebbe avvenuta da s, per il fatto stesso del cambiamento di ambiente. Quella povera figliuola  stata tirata su con certe idee incredibilmente retrograde, da vecchi fanatici che le hanno dato la pi falsa nozione dell'esistenza.
Qui trover le opinioni pi larghe e la pi ampia libert morale. Nel primo momento sar sorpresa,  inevitabile. Ma presto trover che  una bella cosa.
Pu darsi. E poi voi le farete fare un
buon matrimonio. Quello che possiede di dote non  poco per chi non sia troppo ambizioso...
Ed  anche bellina, credo.
Bella, anzi, a quanto dice Alessandro.
Ma non bisogna credere subito alle sue esagerazioni...
Eccoli, mi pare.
Si sentiva un rumore di voci in anticamera.
Giovanna si alz e and ad aprire la porta
del salottino in cui parlava col fratello. Dietro
a lei, Edmondo fece capolino curiosamente,
mentre si arricciava i baffetti rossi che ornavano
il suo viso tondo e colorito.
Perbacco,  bella davvero! mormor
tra i denti scorgendo la nuova arrivata.
Giovanna, ecco la mia sorellina, disse Alessandro.
Senza impeto, Giovanna tese la mano alla fanciulla, il cui lungo velo di crespo rialzato lasciava vedere il viso pallido e i begli occhi un po' spauriti.
Siate la benvenuta, Nina. Siete molto stanca?
La fanciulla rispose macchinalmente, arrossendo sotto lo sguardo troppo ammirativo di Edmondo.
Guarda, sei qui, Edmondo?... disse
Alessandro tendendo la mano al cognato.
Nina, ti presento uno dei fratelli di Giovanna, Edmondo Bardonnier, segretario particolare di un ministro.
Firmino Bardonnier, da buon padre, aveva avuto cura di metter bene a posto la sua progenie: il maggiore dei suoi figliuoli, nonostante la sua incapacit, era stato da poco nominato a un alto ufficio; Edmondo, dopo esser riuscito a strappare a stento una laurea in lettere, era stato assunto come segretario da
un personaggio che non poteva rifiutar nulla al compagno Bardonnier, col quale un tempo aveva mestato in qualche losco affare. Quegli onesti cittadini erano del parere che prima di tutto bisognasse pensare ai propri interessi, molto pi urgenti di quelli del buon popolo che li aveva eletti.
Giovanna condusse la cognata nella camera
che le era stata preparata. Il nuovo deputato
aveva cambiato casa da poco: si vedeva che
Alessandro aveva ora aggiunto alla sua rendita
annua l'assegno di deputato, oltre la sua parte
dell'eredit familiare.
Spero che vi troverete bene qui, disse
Giovanna dando un'occhiata in giro alla camera
ariosa e comoda. Del resto, se vi occorre
qualche cosa, ditemelo.
Nina la ringrazi e le chiese di vedere la
bambina. Ad una chiamata della signora Bords
comparve una giovane bambinaia, portando
una bimbetta gracile che si mise subito a
piangere vedendo una sconosciuta. Ma quando
il dolce viso di Nina si fu chinato su di lei,
quando la giovinetta l'ebbe presa tra le braccia,
Luisetta si calm e si lasci baciare.
Vi piacciono i bambini, Nina?... domand la signora Bords.
Molto!
Ebbene, potrete divertirvi ad occuparvi
di Luisetta, disse la sposina in tono soddisfatto.
La cena parve molto lunga a Nina. Anzitutto
ella era stanca, non essendo abituata a viaggiare;
poi la presenza di Edmondo, che aveva
cambiato idea ed aveva accettato l'invito della
sorella, la intimidiva e le dava noia. Quel ragazzone
troppo gentile, dall'espressione di ridicola
superiorit, le era riuscito subito cordialmente antipatico.
Del resto anche la cognata le piaceva fino
ad un certo punto: piccola, un po' grassoccia
e molto giovane, Giovanna era tutt'altro che
sgradevole; ma lo sguardo, il tono della voce,
la curva delle labbra troppo sottili la lasciavano
indovinare arida ed autoritaria.
Cosicch, fino da quella prima sera, Nina
comprese che Alessandro non era il padrone in casa sua.
Rimasta sola nella sua nuova camera, la
fanciulla ebbe un momento di greve, indicibile
tristezza, e le lacrime le caddero sul viso
stanco. Ad una ad una tutte le prove di quell'anno
che era trascorso si presentavano alla
sua mente e ravvivavano le ferite del suo cuore:
prima di tutto l'assassinio misterioso della
signora Brnoux; quella strana scoperta del
portafogli di Didier... Poi il contegno bizzarro
del giovane Larmy, il suo addio, e quella rottura
dei legami di amicizia che datavano da
tempo immemorabile... E poi la morte degli
esseri tanto cari: il nonno, Lorenzo, la mamma diletta...
Ora una nuova vita si schiudeva dinanzi a
Nina. Date le opinioni politiche e religiose, o
piuttosto antireligiose, del fratello e della cognata,
ella prevedeva che, anche all'infuori
di ogni questione di carattere, avrebbe dovuto
lottare e soffrire.
Dio mio, sia fatta la vostra volont!
diss'ella con rassegnato fervore. Io sono debole
e sola, ma se voi sarete con me, sar pi
forte di loro.
Come aveva detto a sua cognata, Nina voleva
molto bene ai bambini. Perci senza difficolt
cominci a prendersi cura di Luisetta,
con intima soddisfazione della signora Bords
che cos si trovava liberata dalla sorveglianza
continua che la giovane bambinaia, civettuola
e negligente, rendeva necessaria.
Giovanna non era una madre molto affettuosa.
Voleva bene, certo, alla sua piccina, ma
non aveva per lei nessuna di quelle moine di
cui sono in generale prodighe le giovani madri.
Cos Luisetta fece presto ad affezionarsi
alla zia, la cui tenerezza non escludeva tuttavia
una certa severit.
Tu hai proprio tutto quello che ci vuole
per essere una buona madre di famiglia, Ninetta,
disse un giorno Alessandro alla sorella,
vedendola in salotto da pranzo, intenta
a cullare la bimba che cinguettava allegramente.
Bisogna pensare a darti marito. Giovanna
ed io ti cercheremo qualche simpatico giovanotto.
Nina si fece pallida ed il suo dolce sguardo si vel.
Te ne prego, non ti occupare di questo,
Alessandro!... Io non penso affatto al matrimonio.
Tu scherzi!... Vorresti rimanere zittella?
Credo... di s, balbett Nina.
Il fratello alz le spalle.
Che idea ridicola  questa? Avresti forse
la vocazione religiosa?
No, per disgrazia! sospir Nina.
E allora? Non dico che tu sposi il primo
che capita, ma noi ti troveremo qualcuno che
certamente ti piacer. Tu puoi fare un buon
matrimonio, Nina.
Ella non replic, non volendo prolungare la
discussione; preferiva serbare tutte le forze
per il giorno in cui sarebbe stato necessario
respingere i pretendenti presentati da Giovanna
e da Alessandro.
Sapeva benissimo in precedenza di che genere
sarebbero stati! Un buon matrimonio significava,
per Alessandro e per sua moglie,
molto denaro, e una condizione brillante o che
promettesse di diventarlo presto. In quanto
all'uomo per se stesso, era una questione secondaria,
e pi ancora le qualit morali, le
abitudini, le opinioni.
In un mese trascorso in casa del fratello,
Nina aveva gi imparato molte cose: Giovanna
aveva dichiarato che quella figliuola aveva bisogno
di essere scaltrita, e non si faceva riguardi
quando parlava davanti a lei. Nina
aveva cos potuto convincersi come, in tanti
casi, le riflessioni della cognata denotassero
una certa assenza di senso morale, un modo
di giudicare falso e parziale, e, quando si trattava
di questioni religiose, opinioni contrarie molto accentuate.
Alessandro seguiva la moglie su quella via:
lui, che aveva ricevuto l'educazione pi cristiana,
aveva paura di sentirsi ricordare i pii
ricordi d'infanzia. Questo successe un giorno
a Nina che, nel corso duna conversazione,
aveva parlato d'un fatto avvenuto nei tempi
andati, quando il fratello serviva la Messa al
parroco di Sarnay. Edmondo Bardonnier, che
si trovava presente, sghignazz:
Senti, senti... questa non ce l'avevi raccontata, Alessandro!
Con le labbra contratte ed un lampo di rabbia
nello sguardo, il dottor Bords, ribatt:
Questi fatti di nessuna importanza mi son
passati di mente da lungo tempo e non so in
fondo a quale sacco Nina sia andata a pescarli!
I begli occhi di Nina si volsero verso di lui,
pieni di dolore e d'indignazione.
In fondo al mio cuore, che conserva tutti
i nostri cari ricordi! diss'ella con voce vibrante.
Ti compiango, Alessandro, di avere
una memoria cos labile!
Alessandro fece una spallucciata, ma il suo
viso aveva avuto una rapida contrazione. Giovanna
si mise a ridere ironica, senza dir nulla;
ma quando, poco dopo cena, si trov sola col
marito e col fratello, essendosi Nina, con la
scusa di un mal di capo, ritirata in camera sua, esclam:
Credi tu, Edmondo, che ci dar poco da
fare, quella piccola fanatica?... Figurati che
vuole andare tutte le mattine alla Messa e vuol
mangiare di magro il venerd... In quanto a
questo, Alessandro, ti avviso che non continueremo.
Oh,  una cosa da poco, amica mia,
os dire il dottor Bords, che voleva bene davvero
alla sorella e, se non fosse stato spinto
dalla moglie, avrebbe evitato di contrariarla
senza ragione.
Una cosa da poco! Si vede bene che non
sei una padrona di casa! rispose con asprezza
la signora Giovanna. Ogni venerd bisogna
fare una pietanza speciale per lei.
Basterebbe fare delle uova per tutti, quel giorno.
Niente affatto: noi abbiamo l'abitudine
di mangiarle solamente il gioved ed il sabato
ed io non cambier in nulla le nostre abitudini
per quella scioccherella.
Beh, cara mia, due uova al guscio una
volta alla settimana non saranno una gran fatica
per la tua cuoca! fece osservare Edmondo.
Sua sorella lo guard con una risata canzonatoria.
Come, tu vorresti che io mi piegassi alle
idee di quella piccola provinciale? Ah, gli uomini!
Basta che vedano due begli occhi per voltare la giubba!
Scusa, scusa, questo non vuol dire che
io approvi le sue idee, ma infine mi pare che
non meriti conto di contrariarla per cos poco.
Io non considero cosa da poco la sua
educazione da rifare: questo sar un primo passo.
Come sempre, Alessandro lasci fare la moglie.
E da allora in poi, Giovanna si guard
bene dall'ordinare alcun piatto che potesse permettere
alla cognata di osservare l'astinenza.
Con la sua salute molto delicata dopo le
disgrazie che erano successe, Nina avrebbe
potuto facilmente ottenere dal confessore la
dispensa: in tutt'altra circostanza lo avrebbe
probabilmente fatto, ma qui si trovava di fronte
ad un partito preso contro la religione, di una
cattiveria sapientemente architettata e, giudicando
che in un caso simile ella doveva affermare
altamente la propria fede, si astenne, da
allora in poi, ogni venerd, dal toccare quelle
pietanze contrarie alla prescrizione della Chiesa.
Non cedette n ai sarcasmi di Giovanna n
alle ingiunzioni di Alessandro, dapprima dolci,
poi irritate. Entrambi compresero che avevano
a che fare con una volont pi forte della loro
e che quella piccola creatura delicata aveva
un'anima energica che non si sarebbe lasciata
facilmente domare.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Nina, volete che vi conduca alla Camera
oggi? Sentirete parlare Alessandro, che deve
interpellare il ministro della Pubblica Istruzione.
La giovinetta, che stava sfogliando un libro
in attesa della colazione, alz il suo sguardo
serio:
Non si tratta mica di una questione religiosa,
Giovanna?... Perch, vi confesso, mi
sarebbe troppo penoso sentir parlare mio fratello
contro tutto quello che io amo e rispetto.
Giovanna alz le spalle con impazienza:
Quanto siete ridicola!... No, si tratta di
una questione di maestri... Dunque, volete venire?
S, verr con voi, disse Nina, dopo
alcuni secondi di riflessione.
Quando furono sedute nella tribuna, Giovanna
le indic i personaggi pi in vista: con
un misto di tristezza e di disprezzo, Nina osserv
quegli individui, di cui unica preoccupazione
pareva esser quella di rovinare la
Francia, moralmente e materialmente. Fra
costoro si notava Firmino Bardonnier, ben riconoscibile
dalla sua atletica corporatura, dal
pancione, dal largo viso scialbo circondato da
una barba rossa a ventaglio. Nina aveva avuto
occasione di vederlo una volta sola, perch
fino a quel momento egli era rimasto nella sua
tenuta del Mdoc, giudicando che la sorveglianza
dei suoi vigneti passava anche avanti
alla premura per gl'interessi degli elettori.
Era andato a cena, la domenica prima, in
casa del genero, insieme con la moglie, una
bionda grassa, sciocca e piena di pretese, gonfia
d'orgoglio per la carica del marito. L'uno
e l'altra erano piaciuti pochissimo a Nina, nonostante
il complimento con cui Firmino Bardonnier
aveva creduto di dover salutarla all'entrata.
Era stato lo stesso per Luisa, la pi
giovane delle loro figliuole: una bionda senza
freschezza, piena di ostentazione, tutta compresa
della propria sapienza, che guardava
dall'alto della sua grandezza quella piccola
Nina che aveva fatto soltanto le scuole medie
e che, poveretta, credeva ancora a tutto quello
che le raccontavano i preti.
In quell'emiciclo pieno di fisonomie sconosciute,
fu per Nina un piacere scorgere il viso
franco e simpatico del signor di Marnis, nel
gruppo dei deputati di destra. Era uno della
sua terra, del suo caro paese dell'Anjou. Roberto
di Marnis si era sempre dimostrato buono
e gentile per gli abitanti delle Nardettes. Un
tempo, quando era ancora giovanotto, si fermava
spesso alla fattoria, ritornando dalla caccia,
e si divertiva come un bambino con Nina
che allora era molto piccola. Oppure faceva
con Alessandro e Lorenzo delle allegre corse
sui prati... Lorenzo aveva per lui molta amicizia,
ma Alessandro, pur sentendosi lusingato
di esser trattato da pari a pari, lui, figlio di
agricoltori, dal giovane visconte, in fondo non
lo poteva soffrire. Per istinto, il maggiore dei
Bords aveva sempre sordamente detestato
tutte le superiorit, fossero dovute alla nascita,
alla ricchezza, all'intelligenza, ed anche
alle qualit morali.
Divenuti per le loro idee fieri avversari, il
signor di Marnis e lui non si vedevano pi
fuori dell'arringo parlamentare. Ma Nina era
rimasta sempre in relazione d'amicizia col castellano
di Gauges e con la sua giovane moglie.
Prima di lasciare Sarnay era stata a salutare
la viscontessa, e questa l'aveva pregata
di andare a trovarla a Parigi.
Ma Nina si chiedeva se ora le avrebbero permesso
di mantenere una relazione come quella,
tanto contrastante coi loro principii.
Il discorso di Alessandro fu insignificante;
egli non era oratore, tutt'altro, ed il ministro
non dur fatica a confutare, con fine ironia,
gli argomenti da lui presentati.
Ma quello che appassion Nina, e al tempo
stesso la fece soffrire, fu il dibattito oratorio
fra uno dei pi accaniti tra gli anticlericali
presenti ed un cattolico ferventissimo. Ella
sent violenti attacchi contro la sua cara religione,
vide una parte dell'assemblea applaudire
alle parole di odio nascoste in modo subdolo
sotto una forma melliflua. Frem quindi
di gioiosa commozione quando il deputato cattolico
si alz per difendere, con una semplicit
che aumentava il valore delle sue argomentazioni,
la religione oltraggiata.
Sentendo scrosciare gli applausi da destra
e dal centro, Nina ebbe l'istintivo impulso di
battere le mani anche lei: ma la voce irritata
di Giovanna l'arrest, mormorandole:
Siete pazza, Nina? E stupido quello che fate!
Che me ne importa? pens Nina. E pi
che naturale che io applaudisca i difensori
delle mie care convinzioni.
Uscendo dal Parlamento, Giovanna si ferm
a lungo, per parlare con alcune amiche, mentre
Nina, che non s'interessava punto di quella
conversazione, guardava chi andava e chi veniva,
cercando di riconoscere quelli che le aveva
nominato la cognata. Scorse il signor di
Marnis che parlava con un uomo anziano, dall'aspetto
bonario e distinto. Nel passare, egli
la salut con garbo.
Saluta voi, quel signore, Nina? domand
sorpresa la signora Bords.
S,  il visconte di Marnis, il nostro deputato,
che conosciamo da tanto tempo.
Ah, s, mi ricordo che Alessandro me
l'aveva detto, una volta! Ma, com' naturale,
essi non si frequentano pi da molto tempo.
E insieme col duca di Mansac, il cui figlio
 suo intimo amico, disse una grossa
signora che era la moglie d'un importante personaggio.
Quello  un vecchio che non si
riesce a sbarbicare, in quel suo collegio di
provincia retrograda. Quei provinciali cos all'antica
sono attaccati al loro duca, bisogna
veder come! Ma speriamo che dopo la sua
morte sar pi facile arrivarci.
A chi augurate la morte, signora?...
chiese una voce maschile un po' languida.
Nina si volse con vivacit ed un grido di
sorpresa le sfugg alla vista di Graziano.
Anche lui aveva avuto un gesto di maraviglia
e la sua fisonomia abbattuta e smunta per
le veglie e la vita di piaceri, parve illuminarsi
ad un tratto:
Nina!... Qui!... Che bella sorpresa!
E voi, signore, siete finalmente ritornato
a Parigi? interrog Giovanna rispondendo
al saluto del giovane.
S, per tutto l'inverno, spero... Ero andato,
dietro consiglio dei medici, a rimettermi
un po' in forze in un soggiorno di quattro mesi
in Italia presso un amico, soggiunse, rivolgendosi
a Nina, a mo' di spiegazione.
Eravate ammalato, Graziano?
S, un po'... Sulla fine dell'inverno passato
tossivo molto. Ma ora la tosse  cessata
e sto benone... E voi, Nina?
Teneva sempre tra le sue la manina che gli
era stata offerta, e contemplava Nina, con quel
suo sguardo sempre dolce e felino.
Io non starei troppo male se... se non
fossi ancora tanto addolorata, diss'ella con
tristezza.
Un'ombra di commozione pass sulla fisonomia
di Graziano.
S, siete stata tanto provata, povera
Nina!... Ma per fortuna avete trovato nuovi
affetti ed un focolare, in casa di Alessandro...
Guarda, il signor Larmy! Finalmente vi
si rivede!
Luisa Bardonnier gli andava incontro, seguita
dalla madre. Un po' di rosa le saliva alle
gote e dava al suo viso un insolito splendore,
mentre stringeva la mano a Graziano.
Mentre il giovanotto scambiava qualche parola
con le nuove venute, Nina lo esaminava
con discrezione e fu colpita dal cambiamento
che si era operato in lui. S, era stato ammalato...
E doveva esserlo ancora, nonostante le
sue asserzioni! Not anche il suo riso convulso
e sarcastico, la piega sardonica delle sue
labbra e l'aria di sprezzante fatuit che gi
esisteva un tempo in lui, ma che Nina ritrovava
ora molto accentuata.
Verrete a trovarci uno di questi giorni?
chiese la signora Bords mentre il giovanotto
la salutava.
Certo, verr a farvi una visita... Arrivederci,
Nina: sono felice di ritrovarvi a Parigi.
Avete notizie di Melita?... domand
Nina.
S, mi ha scritto ieri: stanno tutti bene e
i due bambini vengono su che  un piacere.
E Valentina?
Una contrazione pass sul viso di Graziano:
Valentina... Non so di preciso... Credo
che non stia peggio... A presto, Nina.
Salut e si diresse verso la piccola ed elegante
automobile che lo attendeva di fronte
al palazzo Borbone.
 un vostro amico d'infanzia,  vero?
disse la signorina Bardonnier in tono agrodolce.
S, ed anche un lontano parente. Suo
fratello e lui erano i nostri inseparabili compagni
quando stavano a Sarnay.
Non parla mai di quel fratello. Sono forse
in discordia?
Non so... Avevano caratteri e gusti molto
diversi. Forse ci sar stato qualche dissenso
tra loro.
Questo, in ogni modo,  assai simpatico.
Avete notato com' elegante?
No, non ci ho fatto caso, confess Nina.
Luisa ebbe una mossettina di disprezzo per
quella piccola provinciale che non era stata
colpita dal vestire ricercato e dall'eleganza dei
modi da perfetto parigino qual era Graziano
Larmy.
Mentre Nina prendeva la via del ritorno con
la cognata e le signore Bardonnier, le torn
alla memoria la strana domanda di matrimonio
di Graziano, un giorno, presso il fiume.
Rivedendolo, non aveva neppure pensato a
quella breve scena che aveva considerato come
una ragazzata, e che non le aveva lasciato che
un vago ricordo dopo tutte le prove che da
allora in poi le erano capitate. Ora pi che
mai considerava sotto quell'aspetto la domanda
di Graziano. Lui, che non pensava altro che
al piacere, sarebbe stato il primo a stancarsi
di una promessa di matrimonio con Nina Bords, quieta e seria, precocemente invecchiata dalla sventura.
E, davanti agli occhi velati a un tratto da una nebbia di commozione, pass la snella figura di Didier, il suo viso energico un po' grave, quando il sorriso non lo illuminava, quei begli occhi cos dolci per coloro che amava, e per gl'infelici che sapeva cos bene aiutare e confortare.
Oh, lui, perch... perch era fuggito?... Perch?...
Camminate come una sonnambula, Nina, disse la voce secca di Giovanna. E stato l'incontro col signor Larmy che vi fa tanto fantasticare?
La fanciulla arross un poco vedendo l'ironico sorriso delle tre signore.
Forse, perch ha fatto rivivere in me tutti
i ricordi di altri tempi, rispose ella tranquillamente.
 stato educato molto cristianamente, non  vero? disse Luisa Bardonnier.
Oh, certo!
La signorina Bardonnier ebbe un risolino canzonatorio.
Ebbene,  cambiato in un modo straordinario! Ne dice delle belle della vostra religione!
Oh,  possibile? mormor Nina con dolore.
Domandatelo a Giovanna.
S,  proprio cos, appoggi la signora Bords. Non sar certo lui ad incoraggiarvi nelle vostre idee, Nina.
La giovinetta non replic nulla a quella frecciata della cognata. Ma, da quel giorno in poi ella fece una preghiera speciale per Graziano, offrendo a Dio, per il bene di quell'anima peccatrice, le piccole prove di ogni giorno.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Nina non c'era quando Graziano and a far visita ai Bords, ma lo rivide due giorni dopo,
al pranzo a cui Giovanna ed Alessandro l'avevano invitato insieme coi Bardonnier.
Vi annunzier una bella notizia, Nina!
diss'egli allegramente. O, piuttosto, no, indovinate!
Non sono molto forte per indovinare.
Cercate un po', via... Sentite, vi aiuter.
Una persona alla quale volete molto bene, si stabilir non lontano da Parigi...
Valentina?
Il viso di Graziano ebbe la stessa contrazione dell'altra volta.
No, no... Si tratta di Melita: suo marito viene trasferito a Versailles.
Oh, che gioia!
Nello sguardo di Graziano pass come un lampo di felicit nel vedere la gioia che illuminava il bel viso di Nina, ora troppo spesso malinconico.
Siete contenta? Anch'io, del resto.
Questo trasferimento, tuo cognato lo deve
proprio a te. fece osservare Alessandro.
Oh, l'ho ottenuto facilmente dal ministro
col quale sono molto in intimit. C' stata,
 vero, la questione dei suoi principii...
Bersier si mette un po' troppo in vista... ma,
bah, l'autorit superiore chiuder un occhio,
per far piacere a me!
Tua sorella ne sar felice, suppongo.
Felicissima!... Il clima del suo paesino,
laggi, non conveniva ai bambini. E poi, suo
marito  ambizioso. E far bene, perbacco,
a cambiare opinioni!
S, le sue non gli farebbero fare molta
strada, al giorno d'oggi! disse Luisa ridendo.
Ma voi lo convertirete.
Ahim, temo che tutti gli sforzi saranno
inutili su quella testa di bretone fanatico!
Tuttavia, facendo agire l'ambizione?
Uhm... non so... E non sar certo Melita
che gli far cambiare idea: lei  anche pi...
S'interruppe, mordendosi leggermente le
labbra, e chin gli occhi come se volesse evitare
lo sguardo di doloroso rimprovero che si
volgeva verso di lui.
Povera Nina, tutto la feriva in quella casa!
Tutto, perfino le parole dell'amico d'infanzia,
che pure aveva ricevuto come lei un'educazione
cristiana ed altamente morale.
Durante la cena, le tocc subire le assiduit
del grosso Edmondo, suo vicino di tavola. Di
fronte a lei, Luisa, elegantissima e piena di
brio, discorreva con Graziano. Questi le rispondeva
con quel suo tono particolare di noncuranza
e di leggera ironia al medesimo tempo;
ma in certi momenti diveniva distratto, ed
il suo sguardo contrariato si posava un momento
su Edmondo per portarsi quindi pi a
lungo, con dolcezza, su Nina, cos bella e delicata
nel semplice vestito da lutto.
Dopo cena tent di avvicinarsi alla fanciulla;
ma Luisa lo accaparr del tutto, e soltanto poco
tempo prima di lasciare i Bords, egli pot
scambiare qualche parola con Nina.
Sul primo momento, quest'ultima era stata
contenta di rivedere quell'amico d'infanzia che
le rammentava gli anni felici e per il quale
aveva avuto un vero affetto, bench non paragonabile
a quello per Didier. Ma ora capiva
che tutto li separava. Giovanna non si era fatta
riguardi per raccontare la vita poco esemplare
condotta da Graziano, e quella sera Nina aveva
provato un doloroso colpo al cuore sentendo
ch'egli aveva rinnegato finanche le convinzioni
della sua infanzia per unirsi all'orda dei nemici
della Chiesa.
Da allora in poi che cosa vi poteva essere
di comune tra lei e lui? E che cosa gliene importava
della promessa che la sua voce melliflua
le aveva mormorato all'orecchio:
Verr qualche volta a trovarvi, Nina, per
parlare con voi dei bei tempi passati.
A che scopo, se tanto non si comprendevano pi?
Nina, alla quale Melita aveva scritto un biglietto
pieno d'affetto per annunziarle il suo
arrivo, aveva fatto disegno di andare al pi
presto possibile dall'amica. Ma Luisetta si era
ammalata e Giovanna aveva preso l'influenza,
per cui dovette trattenersi a casa, di modo che
fu Melita che un giorno arriv in casa di Alessandro
insieme col marito.
Ella disse a Nina che la salute di Valentina
declinava ogni giorno di pi. La giovinetta
nell' inverno abitava nel Mezzogiorno con una
parente. Didier, quando gli affari della fabbrica
gliene lasciavano il tempo, andava a passare
qualche tempo presso di lei.
Anche lui  cos cambiato!... Non per
quanto riguarda la sua salute, che  sempre
buona, ma si  fatto serio, assorto e diventa
eccessivamente religioso.
Religioso  sempre stato, fece osservare
Nina, mentre il cuore le palpitava pi in
fretta.
Ma non quanto ora: si occupa di opere
buone, e spende salute e denaro per il prossimo
e per la religione.
 proprio un'anima eletta, aggiunse
il tenente Bersier. Valentina  pure tanto
cara, cos rassegnata!
S, rassegnata in un modo strano!...
mormor Melita. Qualche volta fa l'effetto
che sia felice di sentire che la morte le si avvicina.
Oh, Melita, dunque davvero...? esclam Nina.
Ahim, s: la sua vita  in pericolo! Se
tu vedessi com' cambiata! Del resto potrai
rendertene conto: tornando dal Mezzogiorno,
verso la met di aprile, si fermer qualche
giorno in casa nostra, e tu, naturalmente, verrai,
vero?
Oh, s! promise Nina.
Giovanna, ancora molto sofferente si scus
di non trattenere a cena il tenente Bersier e
sua moglie. Ma Melita disse che aspettava Nina
la settimana dopo per trascorrere un'intera
giornata insieme con lei.
E, sai?... Spero di averti con me molto
spesso, le bisbigli all'orecchio baciandola,
mentre Nina la riaccompagnava.
Non chiedo di meglio... Se me lo permettono.
Come, non sei libera?
Voglio evitare di urtare mia cognata, e
se non avesse piacere che...
Oh, vorrei vedere anche questa!... Ti rivolgerai
ad Alessandro...
Alessandro non  il padrone, Melita.
La giovane sposa sorrise, dando un'occhiatina
maliziosa al marito che discorreva vicino
alla porta insieme col dottor Bords.
Allora  un po' come in casa mia... Bisogna
saper guidare questi signori con dolcezza
e senza averne l'aria, vedi, Nina. Quando
sarai maritata, ti dar la mia ricetta... Sar
presto, di', cara?
Le labbra di Nina ebbero un tremito leggero.
Io non mi mariter, Melita.
Oh, con che aria seria lo dici!... E hai
solamente diciotto anni!... Hai il tempo di ritornare
sopra a codesta risoluzione, vai, piccina:
carina come sei, non ti mancheranno i pretendenti.
Quando Nina fu sola pens con tristezza:
Anche lei mi vorr cercare un marito! Non
bastavano Giovanna ed Alessandro! Mi toccher
a lottare anche contro le premure di
quella buona amica?... Oh, Dio mio, mi pare
una cosa tanto impossibile di poter pensare a
maritarmi!
... Nina pot andare la settimana dopo a
Versailles. Giovanna, che dentro di s era irritata
per la sua fermezza nel continuare le
pratiche religiose, aveva tentato in ogni modo
di contrariare quel progetto, ma Melita scrisse
una lettera cos incalzante chiedendo la visita
dell'amica, che la signora Bords non os pi
porre impacci all'attuazione del desiderio di Nina.
I Bersier abitavano un bel villino sul viale
Giovanna d'Arco, in quel nuovo quartiere costruito
intorno alla chiesa di Sant'Antonio da
Padova. Melita aveva messo la casa con molta
eleganza e si trovava felicissima tra suo marito
ed i suoi bambini, due gemelli di otto mesi.
Ah, se non avessi il pensiero della mia
povera Valentina! sospir tornando a sedersi
in salottino dopo aver fatto visitare il
villino a Nina. Graziano, anche lui mi d
pensiero: ha un aspetto poco rassicurante ed
ora ricomincia a tossire. Gli ho consigliato una
volta di pi di aversi cura e di fare una vita
pi tranquilla. In genere, mi ribatte:
La giovent  fatta per divertirsi: peggio
per quello che verr dopo.
Questa volta per sono stata sorpresa di
sentirgli rispondere:
Si, sarebbe bene, infatti.
Ma com' cambiato d'idee, Melita!
Ah, te ne sei gi accorta? Povero babbo!
Se fosse ancora vivo, che dolore per lui! Con
noi non fa molta pompa delle sue nuove opinioni,
ma in casa di Alessandro si trova nel
suo ambiente... Perch anche tu, povera Ninetta,
hai lo stesso dispiacere con tuo fratello!
Come dev esser duro per te aver che fare con
quella famiglia Bardonnier!
S. molto duro, lo confesso. Di fronte
al signor Bardonnier, specialmente, stento a
reprimere la dolorosa indignazione che sempre
sorge in me. Fin qui sono stati abbastanza corretti,
e hanno evitato, o quasi, i soggetti di
conversazione che avrebbero potuto urtarmi
troppo forte. Credo che sia stato Alessandro
a chiederlo a loro! Ma sento che non durer:
Giovanna sar la prima, del resto, a dar loro
l'esempio nel non prendersi riguardi.
Davvero, credi che sia cos cattiva?
Il suo scopo, l'ho capito,  di farmi giungere
ad abbandonare ogni pratica religiosa:
fin qui ha agito in sordina. Ma io son risoluta
a mostrarmi fermissima; vedo che  l'unica
cosa che riesca, con lei... E poi, se la vita diventasse
troppo difficile in casa di Alessandro,
posso chiedere di venire emancipata, come mi
spieg il signor di Marnis prima che partissi,
perch io ho sempre preveduto le difficolt che
avrei dovuto incontrare in quella casa, in cui
le opinioni differiscono totalmente dalle mie.
S, sarebbe la migliore soluzione... Tu
potresti ritirarti a pensione in un convento.
Ma meglio ancora, vedi, Nina, sarebbe un
buon matrimonio.
Nina prese la mano dell'amica e pos lo
sguardo grave sul viso sorridente di Melita.
Amica mia, se tu mi vuoi davvero bene,
non mi parlare pi di matrimonio.
Via, Nina, non dici mica sul serio? Vuoi
dunque farti monaca?
Non mi sento la vocazione, per il momento,
almeno: forse Iddio me la mander;
ma io sono ben risoluta a non prender marito.
Melita, si vedeva bene, aveva voglia di protestare
ancora, ma tacque di fronte all'aria
seria e risoluta dell'amica. Soltanto, pens
tra s:
Questa  strana! Nina non vuol maritarsi,
Didier rifiuta i pi bei partiti e dichiara di
voler rimanere scapolo. Un tempo avevano una
profonda affezione l'uno per l'altra: oggi Didier
non s'informa neanche pi delle notizie
della sua piccola amica, e quando gli ho parlato
di lei, l'ultima volta che l'ho veduto, ha
fatto quel suo viso impassibile. Che cosa c'
stato mai tra di loro?
Durante tutto il pomeriggio le due amiche
visitarono Versailles, che Melita conosceva
poco e Nina affatto. Quando, al ritorno dal
Trianon, scendevano dal tranvai, videro uscire
dalla stazione Graziano, che le salut in modo
amichevole e si avvicin rapidamente.
Vengo a chiederti da cena, Melita.
Un'ottima idea, Graziano! Ti sei dunque
ricordato che contavo ricevere oggi la visita
di Nina?
Sicuro, e questa volta son venuto appunto
per lei.
 molto gentile da parte vostra, Graziano,
disse Nina con semplicit, ma ne approfitter per sgridarvi. Melita mi ha detto che tossite ancora.
Gi, mi riprende un po': ma non  nulla, nulla affatto! Quell' imbecille d'un dottore vorrebbe mandarmi in un sanatorio, non so su quale cima della Svizzera! Non ci vivrei neppure un mese!
Eppure, Graziano, dovreste curarvi!
Curarmi... S, potrei farlo, ma non cos!
Non solo solo in mezzo ad estranei!
Eppure  il miglior sistema, fece osservare Melita.
Non per me, certo!... Mi ci vorrebbe...
Mettiamo che avessi moglie, una bella mogliettina
che mi curasse, e ch'io amassi molto...
Mentre parlavano si erano messi a camminare
pian piano e risalivano la via Duplessis
in direzione della via Bthune. Graziano si
stringeva addosso il cappotto foderato di pelliccia
e parlava con voce bassa, guardando diritto
davanti a s, sotto le ciglia un po' abbassate...
Melita ebbe un vivo moto di sorpresa.
Penseresti a prender moglie, Graziano?
Ma allora, ragione di pi per curarti sul serio!
Non  necessario che la moglie sia fin dal
principio un' infermiera.
Un'infermiera? Oh, no, no, non voglio
dir questo! Starebbe con me per la gioia dei
miei occhi, per incoraggiarmi alla pazienza,
per difendermi dalle imprudenze. Io non sono
molto ammalato, Melita, mi sarebbe soltanto
necessario un po' di riguardo per un mese o due. Ma, solo, non ho coraggio.
Ebbene, cerca, amico mio!... O forse hai gi trovato?
Egli fece un gesto evasivo, ed un colpo di
tosse, sopravvenuto in quel momento, gli evit
una risposta che pareva imbarazzarlo, a giudicarne
almeno dall'espressione della sua fisonomia.
Quando Nina, la sera, si trov sola in camera
sua (sarebbe tornata a Parigi soltanto il
giorno dopo), si domand come mai la presenza
di Graziano le fosse riuscita quasi spiacevole.
Mai, come quel giorno, aveva osservato
l'espressione velata di quello sguardo, che faceva
dire al signor Bords: Non si pu mai
sapere che cosa pensi quel ragazzo..... Mai,
neppure, era stata colpita, come quella sera,
dalle ombre bizzarre, dal trasalire di quella fisonomia
giovane, ma solcata dagli stravizi, al
semplice ricordo di fatti insignificanti del passato,
al solo nome di Didier, per esempio.
Nina sapeva da Melita che Didier e Valentina
non vedevano pi Graziano, ma la signora
Bersier non aveva mai potuto sapere da nessun
di loro la ragione di quella rottura.
Abbiamo avuto una discussione molto penosa
che ha reso impossibile un ravvicinamento.
Questa era stata la risposta, quasi identica
a quella di Didier e di Graziano alla sorella.
Bisogna che vi sia stato qualche cosa di
oltremodo serio, aveva aggiunto Melita raccontando
quel fatto a Nina, perch Didier
non  uomo da mettersi in urto col fratello per
un nonnulla, tanto pi che il nostro povero
babbo, morendo, gli aveva raccomandato di
vegliare su Graziano, di cui ben conosceva l'indole
frivola. Non si pu perci pensare ad una
questione d'interessi perch, oltre il fatto che
non ne poteva esistere tra di loro, Didier avrebbe
ceduto tutto prima di romperla col fratello.
Non ci sarebbe altro che fosse una questione
che toccasse l'onore: ma in tal caso, perch
Didier non me l'avrebbe fatto sapere?
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Nina pass un inverno penoso. Giovanna,
man mano che vedeva inutili tutti gli sforzi per
indurla a trascurare la religione, s'irritava contro
la cognata e moltiplicava le sorde persecuzioni,
e Luisa, sotto sotto, la incoraggiava.
Le attenzioni di Graziano per Nina, autorizzate
della loro amicizia d'infanzia, la visibile attrazione
esercitata su lui dalla fanciulla, senza volerlo
e senza neanche accorgersene, avevano
attratto sulla povera Nina l'odio della signorina
Bardonnier. Questa, pazzamente innamorata
di Graziano, ed esasperata nel vederlo
rimanere insensibile alle sue attenzioni, non
tralasciava occasione per far dispiacere a Nina,
sia canzonando la religione, sia esaltando dinanzi
a lei l'opera dei suoi avversari o
intavolando discorsi che sapeva dovevano ferire
profondamente quell'anima cos delicata.
Il grosso Edmondo, offeso nel vedere le sue
gentilezze ed i suoi complimenti accolti con la
massima freddezza da quella provincialina, faceva
ora causa comune con la sorella, e quando,
dopo qualche volgare facezia o la narrazione
di qualche nuovo scandalo, vedeva il
viso di Nina imporporarsi ed il suo contegno
dolorosamente impacciato, scambiava con la
sorella uno sguardo cattivo e canzonatorio, fingendo
di non accorgersi delle occhiate di malcontento
che gli lanciava Alessandro.
Un giorno Graziano, che cenava abbastanza
di frequente in casa Bords, fu testimonio di
una scena di quel genere, e di fronte alla
visibile sofferenza di Nina fu preso da tale indignazione
che, dopo cena, trovandosi un momento
solo con Edmondo, gli rimprover la
sua vigliaccheria in termini veementi. L'altro
gli rispose dapprima con insolenza, ma poi,
vedendo che le cose prendevano una brutta
piega, giacch Graziano era uscito fuor dei
gangheri, e non volendo mettere a repentaglio
la propria preziosa pelle, prese la cosa
in ischerzo e fece perfino qualche mezza scusa
per i termini troppo vivaci che gli erano sfuggiti.
Nina non sospett mai che c'era stata la probabilit
di una lite per causa sua. Ma quella
scena tra i due giovanotti ebbe per lo meno il
risultato di smontare un po' lo spirito di cattiva
lega di Edmondo.
Verso la met di aprile il dottor Bords e la
moglie stettero assenti alcuni giorni per andare
in Normandia da un parente di Giovanna.
Alessandro non aveva pi clienti (del resto ne
aveva sempre avuti pochi), e da quel lato era
perfettamente libero. La politica assorbiva una
parte del suo tempo; ma non si pu certo
chiamar politica quell'accozzaglia di loschi intrighi,
di magniloquenti promesse elettorali,
e d'inanit pietosa nelle azioni che caratterizzava
l'opera sua e quella dei suoi colleghi.
Cos Nina si trov sola con la piccola Luisetta,
che si faceva sempre pi graziosa. Una
mattina, vedendo che si annunziava bel tempo,
decise di andare a Versailles con la bimba,
per vedere Melita che pochi giorni prima si
era sentita poco bene. Part verso le dieci ed
un po' avanti le undici sonava il campanello
di villa Albina.
La cameriera la fece passare in salotto...
Ma sulla soglia, Nina si ferm, mentre il cuore
le batteva da spezzarsi:
Didier!... balbett.
Il giovanotto si alz di scatto dalla poltrona
che occupava accanto a Melita: vedendo Nina,
era diventato pallido come un morto. Melita,
con un'esclamazione di sorpresa, corse incontro
all'amica.
Che buona idea d'esser venuta oggi!...
Valentina e Didier sono arrivati ieri sera dal
Mezzogiorno. Ora ella riposa un poco, poveretta,
ma sar felicissima di vederti tra qualche
minuto.
Didier le and incontro, prese la manina fremente che gli veniva tesa e disse in tono calmo e freddo:
Sar una vera gioia per la nostra povera ammalata che vi ha voluto sempre bene.
Nina, dominando la propria emozione, s'inform
delle condizioni di Valentina, che erano,
ahim, molto cattive!... La giovinetta pareva
condannata senza rimedio.
Povera, povera Valentina! disse Nina
con le lacrime agli occhi. E quella malattia
le  venuta ad un tratto, senza nessuna ragione!
Didier volse altrove lo sguardo e sul suo viso
il pallore divenne pi intenso. Poco dopo, la
cameriera di Valentina venne ad annunziare
che la signorina si era svegliata. Nina e Melita
salirono subito dall'ammalata. Vedendo
Nina, un lampo d'angoscia pass nei begli occhi
stanchi di Valentina e le sue labbra mormorarono:
Povero Didier!
Ella accolse l'amica con la stessa tenerezza
di un tempo. Non era mai stata molto espansiva:
era un' indole un po' fredda in apparenza,
di cui soltanto chi la conosceva bene sapeva
i tesori di affetto.
Non mi serbi rancore, non  vero, cara,
di aver risposto una volta sola alle tue lettere
gentili? diss'ella quando Nina fu seduta
vicino al suo letto. Fo molta fatica a scrivere,
e mi stanco subito. Giacch sei qui, raccontami
un po' la tua vita in casa di Alessandro.
La mia vita!... mormor con dolore
Nina. Cara Valentina, io mi domando se
potr continuare a vivere in casa di mio fratello.
E, davanti alle amiche attente e piene di
simpatia affettuosa, Nina lasci parlare il proprio
cuore, ferito dalle basse persecuzioni di cui era oggetto.
Povera piccina, povera amichetta nostra!
mormor Valentina stringendo la mano che
teneva tra le sue. Come uscirne?
Il miglior modo, io glielo ripeto, sarebbe
il matrimonio! esclam Melita. Ma la signorina
non vuol sentirne parlare. Eppure,
Nina, io conosco un giovane ufficiale, bel ragazzo,
buon cristiano...
Ti prego! disse Nina interrompendola
col gesto. Ti avevo gi pregata di non parlarmi
mai pi di questo.
S, si... ma mi pare una cosa tanto poco
ragionevole...
Valentina contempl con un lungo sguardo
scrutatore il viso pallido dell'amica e disse piano:
Non la tormentare, Melita. Dio sapr, un
giorno, mostrarle la sua via.
A pranzo, Nina rivide Didier... Come affluivano,
in sua presenza, tutti i ricordi del tempo
passato! Ma dov'era il Didier di prima? Salvo
l'espressione sempre cos sincera ed elevata,
non lo si riconosceva affatto in quel giovane
freddo e grave, dalla fronte pensierosa, dallo
sguardo assorto e malinconico.
Ma non era cambiata anche lei? Dov'era la
briosa Nina, l'uccellino canoro delle Nardettes?
Ora non era altro che una fanciulla seria,
precocemente maturata dai dolori, e che portava
nel cuore un patimento, una cupa angoscia
che le toglieva ogni possibilit di sogni
per l'avvenire.
Melita tent d'indirizzare la conversazione
sui ricordi del passato; ma Didier la fece deviare
subito, mettendosi a parlare della fabbrica:
aveva avuto l'anno prima una minaccia
di interruzione del lavoro che soltanto la sua
energia aveva potuto scongiurare. Nel suo stabilimento
tutte le riforme sociali ragionevoli
avevano avuto la pi completa attuazione o
alla vigilia di averla. Per quell'anno aveva anche
intenzione di organizzare la partecipazione agli utili.
I tuoi operai debbono amarti, suppongo,
gli disse sorridendo il cognato.
Infatti i pi mi voglion bene... Ma ci
sono sempre gl'invidiosi ed i malcontenti di
tutto. E poi ci sono gli agitatori sempre pronti
a sfruttare le passioni popolari. E un rude
compito, miei cari, in oggi, essere a capo di
un' industria!
Questo  vero, ma  sempre preferibile
ad altre carriere, coi tempi che corrono!
disse, con amarezza, il giovane ufficiale.
In talune, vi assicuro, non c' pi disciplina
in basso, e in alto l'odioso favoritismo e la pi
patente ingiustizia. E soprattutto lo spionaggio,
che segue dovunque, che conta i passi e
le parole per poi denunziare trionfalmente...
Mio fratello, per esempio, ha dovuto sopportare
molti soprusi, ed infine  stato inviato
in una piccola e lontana citt. E quante amarezze,
quanti dolorosi patimenti morali bisogna
mandar gi! Per tacere delle angosce patriottiche!
Un aspro dolore vibrava nella voce del tenente:
il suo viso irregolare ed accentuato, di
solito un po' freddo, si trasformava sotto l'imperio della commozione.
E quella commozione dolorosa invadeva anche
Didier, Melita e Nina, perch anch'essi
vibravano fino al pi profondo del cuore, pensando
alle sventure della religione e della patria.
Non so spiegarmi come tu, amico mio,
sia potuto giungere a questa guarnigione di
Versailles cos ambita e riserbata ai grandi
protetti del Governo!... fece osservare Didier
dopo un minuto di silenzio.
Io non l'ho chiesta... Ecco com' andata:
Melita, scrivendo, sul principio dell'anno
scorso a Graziano, gli disse, cos, per semplice
caso, che il clima della nostra cittadina era
molto sfavorevole ai bambini ed anche a me,
e che ci trovavamo male sotto ogni aspetto.
Paolo chieder il trasloco. aggiungeva ma
l'otterr? In ogni caso  assai probabile che ci
mandino di nuovo in qualche paesello. Vincennes
o Versailles non sono residenze tanto
facili da ottenere! Tre mesi pi tardi ricevevo
l'annunzio del mio trasloco a Versailles.
Figurati come rimasi... Graziano mi disse
poi che era stato lui ad ottenere dal ministro questa nomina.
A Nina sembr che un'ombra fitta fosse
scesa sugli occhi azzurri di Didier, il quale,
sino alla fine del pranzo rimase quasi silenzioso,
e se ne and subito dopo col pretesto
di affari urgenti.
Ma ritornerai in tempo per salutare Nina?
chiese Melita.
Spero... Ad ogni modo vi dico arrivederci, Nina.
Le loro mani si strinsero appena, gli sguardi
non s'incontrarono neppure... Tutta l'intimit
di un tempo era finita, e Nina lo aveva
compreso di fronte a quel freddo e corretto
Didier che non aveva avuto una parola per
ricordare il passato.
Nina si ferm altre due ore con Valentina:
parlarono delle Nardettes, del signor Larmy,
delle prove che, una dopo l'altra, eran piombate
su Nina. Ma Valentina non pronunzi
neppure una volta il nome di Didier e di Graziano.
Sar certamente l'ultima volta che tu mi
vedi, cara, almeno su questa terra, disse
Valentina quando l'amica la lasci.
Nina tent di protestare, bench in fondo,
ahim, non avesse dubbi sulla prossima fine
che il profondo e doloroso peggioramento fisico
dell'ammalata lasciava prevedere.
Valentina scosse la testa replicando:
So che mi restano soltanto pochi mesi di
vita. Forse passer l'estate, ma con l'autunno
verr la mia liberazione...
Come, Valentina, hai fretta di lasciare questo mondo?
Fretta no... a causa di colui che rimarr
solo... Altrimenti che cosa posso desiderare
di meglio che andare a raggiungere il mio Dio
e, presso di lui, tutti coloro che ho amati?...
Pure, se la volont divina vorr ch'io soffra
ancora, accetter tutto, perch c' un'anima
che desidero tanto salvare!... Oh, povera, povera
anima che sprofonda nel delitto!
S'interruppe vedendo entrare Melita che
conduceva la piccola Luisetta. Ella accarezz
la bambina mormorando:
Tu pure sei una povera piccina!... Come
ti educheranno quegli sventurati che non hanno
pi fede e cos poca morale!
Le due amiche si abbracciarono a lungo, e
Nina non riusciva a trattenere le lacrime; Valentina
le disse con tenerezza:
Pregher per te, cara, affinch tu possa
avere un po' di felicit. Se la mia vita, che offro
tanto volentieri a Dio, potesse ottenere
che...
Non continu, ma rivolse all'amica un lungo
e tenero sguardo, lasciando sfuggire un sospiro.
Melita riaccompagn Nina fino alla stazione:
lungo la strada parlarono di Valentina, e Melita
conferm a Nina quanto l'ammalata le aveva detto:
Non c' speranza, e lei lo sa, la nostra
cara sorella, ma pare quasi felice di morire,
Nina! Soltanto il pensiero di lasciar solo Didier
la preoccupa. Povera Valentina!... E dire
che quel disgraziato di Graziano forse far anche
lui la stessa fine!... La stessa... no, ahim!
Perch se egli non si converte, ci corre
un abisso, tra lui e quell'anima santa di Valentina...
Sono molto in pena per lui, cara
Nina:  pi di un mese che non ho sue notizie;
tu l'hai veduto, a Parigi?
No, anch'io non l'ho veduto da molto
tempo, e non ne ho neppure sentito parlare n
da Alessandro n dai Bardonnier.
Che stia peggio? In questo caso potrebbe
farmi scrivere.
Chieder, se vuoi, ad Alessandro che
s'informi.
S, te ne sar grata, Ninetta. Sto davvero
molto in pensiero per lui, e se non fossi
stata anch'io sofferente sarei andata a trovarlo.
Nina lasci Versailles senza aver riveduto
Didier; senza dubbio, spieg Melita, egli aveva
dovuto far tardi per i suoi impegni... Ma
una volta, quali prodigi di celerit non avrebbe
fatti per passare qualche momento di pi con
la sua piccola amica!
Ah, s I Tutto era finito e finito per sempre,
ci che era stato una volta!
Ritornando a casa, Melita incontr Didier
che arrivava senza furia:
 partita?... Ho fatto tardi e, arrivato alla
villa, la tua cameriera m'ha detto che eravate
alla stazione...
Avresti potuto sbrigarti un po' pi, Didier!
Non sei stato punto gentile con Nina!
Appena finita la colazione la lasci e non sei
capace neppure di venire a salutarla quando
se ne va!
Egli non rispose e si mise a camminare accanto
alla sorella... Melita gli pass ad un
tratto una mano sotto il braccio:
Via, Didier, che cosa c' stato tra voi?
Una volta avevate un contegno tutto diverso
l'uno per l'altra...
Eravamo ragazzi, allora, diss'egli freddamente.
Quei modi da amici d'infanzia
oggi non starebbero pi bene.
Quanto sei esagerato, caro mio!... Graziano,
vedi, non  cos.
S'interruppe, ricordandosi ad un tratto del
dissapore che c'era tra i due fratelli.
Ma Didier aveva fatto un movimento brusco
ed un lampo d'angoscia e di collera brill nel
suo sguardo.
Graziano? Graziano vede Nina? domand
con voce breve in cui traspariva una
terribile ansiet.
Qualche volta s. E molto intimo con
Alessandro... Perch pare che questo ti spaventi,
amico mio?
Didier si pass lentamente una mano sulla
fronte, che s'imperlava di sudore.
Un matrimonio con un essere come lui
sarebbe la sventura di quella figliuola, disse
egli con voce roca.
Che idea ti prende! Graziano la tratta
come un'amica d'infanzia, nient'altro. Del resto,
Nina sa quanto egli valga e, seria com',
non accetterebbe mai un marito di quella specie...
E per di pi, Didier, Graziano  molto
ammalato.
S, lo so... mormor. Che Iddio
gli accordi la grazia del pentimento!
Tornando alla villa, Didier entr in camera
di Valentina. L'ammalata era intenta a dire il
rosario col tranquillo fervore che metteva sempre
nelle sue pratiche religiose: all'entrare del
fratello, volse verso di lui gli occhi infossati
che esprimevano una tenerezza ed una compassione
infinita.
Mio Didier!... Povero fratello amato, tu
oggi hai sofferto pi del solito!
Egli and a sedersi accanto al letto ed appoggi
la fronte sulla sua mano.
S, ho sofferto!... diss'egli con voce
bassa e addolorata. La mia adorata Nina!
Nella sua malinconica seriet  anche pi bella
di prima. Povera cara amica!
La mano di Valentina si pos sui capelli
corti del fratello e, durante alcuni istanti, entrambi
rimasero silenziosi, mentre pesava su
loro una greve tristezza.
Valentina disse alla fine:
Mio Didier, quando io non ci sar pi,
tu sarai molto solo!
Egli rialz la testa e, presa la mano della
sorella la port alle labbra.
Cara sorella, Dio solo sa quanto tu mi
mancherai! Io mi dedicher sempre pi al mio
compito religioso e sociale, mi dar tutto ai
miei operai, a quelle povere anime che gli strumenti
del peccato vogliono strappare al Signore.
Nell'adempimento del mio dovere, trover
la pace del cuore, e in quanto alla felicit,
la godr lass soltanto, dove tu sarai ad
aspettarmi, Valentina!
S, pregando per te e... per lui... E
neanche tu, Didier,  vero, neanche tu dimenticherai
la sua povera anima?
Il pallore di Didier parve accentuarsi, il viso
gli si contrasse...
Se non fossi cristiano lo odierei!
diss'egli con voce sorda e tremante. Ma sono
il discepolo di Colui che perdon ai propri carnefici
e... gli perdono. Pregher per lui, Valentina,
te lo prometto.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Un uomo molto seccato era, in quel momento,
Edmondo Bardonnier. Compromesso in
un affare di traffico non lecito, egli stava passando
un brutto quarto d'ora; non che temesse
di essere sconfessato da superiori che erano
in amichevoli rapporti con suo padre, ma perch
i giornali motteggiavano sul suo conto,
frugando nei suoi affari privati, svelando le
somme ricevute, mostrando, in una parola,
sotto tutti gli aspetti il poco stimabile rampollo
di Firmino Bardonnier.
Quella mattina Edmondo, furioso per un
articolo di giornale la cui sferzante ironia arrivava
veramente all'osso, si precipit a casa
del cognato, per mostrarglielo. L'autore di
quell'articolo era un vecchio repubblicano, un
po' amico del dottor Bords da quando questi,
per una fortunata combinazione (perch
la scienza non lo soffocava), gli aveva salvato
la vita in una grave malattia.
Per il resto le loro opinioni differivano per
il fatto che il signor Blon predicava e praticava
un'ampia tolleranza per le convinzioni
altrui, ed era un ardente patriotta, mentre
Alessandro si era schierato dalla parte dei distruttori
della Francia.
Ora Edmondo voleva ottenere dal cognato
che questi andasse a rimproverare l'offensore,
giudicando questo pi prudente che andarci da
s perch il signor Blon, nonostante la sua
et, godeva ancora la fama di bravo spadaccino.
Nello studio di Alessandro trov Nina che
parlava col fratello. La fanciulla, rispondendo
freddamente al suo saluto, si alzava per andarsene,
quando il dottor Bords disse:
Senti, Nina, forse Edmondo potr darti
l'informazione che desideri... Sai che cosa ne
sia stato di Graziano Larmy, Edmondo?
Larmy? E confinato in camera da pi di
un mese e tossisce orribilmente. Quel ragazzo
 tisico all'ultimo stadio.
L'avete veduto, signore?... interrog
Nina.
Oh,  gi parecchio tempo!... Da allora
non so pi che cosa ne sia stato.
Non capisco come mai non abbia scritto
alla sorella.
 molto semplice: il suo dottore lo vuol
mandare in un sanatorio, ed egli sa che sua
sorella sar del medesimo parere, e siccome
lui non ne vuol sapere assolutamente, si guarda
bene di avvisarla di questo suo peggioramento.
Ma, pure, dovrebbe curarsi!
 una cosa che riguarda lui!... Non mica
tutti se ne interessano come voi, signorina
Nina! aggiunse Edmondo con una specie
di sogghigno.
Ella rispose:
Sarebbe molto strano che non esistesse
questo interessamento da parte mia verso il
fratello delle mie migliori amiche, che fu egli
stesso mio compagno d'infanzia!
Nina prendeva qualche volta, di fronte all'insolente
giovanotto, una cert'aria che, nonostante
tutto, sapeva rimetterlo a posto; cos
che egli non replic, e Nina usc dallo studio
del fratello, volendo scriver subito a Melita per
informarla delle condizioni di Graziano.
Ma sull'uscio di camera sua incontr Giovanna,
che cercava di lei perch aveva da parlarle.
Si trattava di quello che Nina temeva da
lungo tempo: una domanda di matrimonio.
E il dottor Morier, che conoscete bene,
perch  stato a cena da noi varie volte...
Un bel giovane, molto intelligente, e che far
molta strada.
Oh, di questo Nina non dubitava affatto!
Aveva sentito un giorno il giovane dottore
svolgere con un cinismo che sconcertava le sue
teorie da arrivista, per il quale il malato altro
non  che un mezzo per far quattrini, da trattarsi
con pi o meno riguardo, secondo la rendita
che rappresenta. Da quel giorno il dottor
Morier, che fin l le era rimasto indifferente,
le aveva ispirato una profonda antipatia.
Perci ella, senza esitare, rispose alla cognata:
Vi ringrazio, Giovanna, ma quel signore
non mi piace affatto.
Come siete difficile, cara! La vostra dote
non  mica tanto considerevole da darvi la
speranza di una larga scelta! Sul serio, questo
partito sarebbe proprio vantaggioso per voi.
Sar benissimo; ma, ripeto, il dottor
Morier non mi piace. E poi sono troppo giovane
per pensare al matrimonio.
Troppo giovane... a diciott'anni sonati!
E pi che altro nella vostra condizione di orfana!...
Dovreste invece esser voi la prima a
farmi premure per trovarvi un marito, per esser
libera e padrona d'una casa vostra!
Libera? mormor Nina. Pensate
proprio che il matrimonio dia la libert? Per
me, ci vedo soltanto doveri pi o meno gravi,
sia che colui che scegliamo divenga per noi
un aiuto, un sostegno, un consiglio, sia che
ci tocchi sopportarne le debolezze, gli errori
e i difetti.
Come siete ridicola, mia povera Nina!
Avete imparato queste cose nei vostri libri di
scuola?... Doveri?... Prima di tutto abbiamo
dei diritti...
S, il diritto di sacrificarci, disse Nina
con dolcezza.
Giovanna alz le spalle incollerita:
Sacrificarci... vecchi ritornelli!... Avrei
voluto che sentiste l'altro giorno quel conferenziere,
Augusto Barlet...
Augusto Barlet?... Conosco questo nome.
Era di Angers, un giovane scrittore di molto
ingegno, dicono, ma che lo adoperava male
Secondo da che lato si considera! Barlet
 un fervente apostolo delle nuove idee...
Nella sua ultima conferenza parl dei diritti
della donna. Era un incanto!
Nina non pot fare a meno di sorridere:
Sentite, Giovanna, vi dir una cosa...
I Barlet erano lontani parenti della famiglia
Larmy, ed  cos che l'ho conosciuto. Ebbene,
questo ardente difensore dei diritti della donna
 ammogliato, e non c' manto pi dispotico
di lui, n moglie pi oppressa della sua, al
punto che ella deve ogni mese presentare al
suo signore e padrone tutti i conti e giustificare
le minime spese.
Quella rivelazione parve sconcertare alquanto
Giovanna Bords.
Ah, davvero? mormor. Eppure
parla cos bene! Per tornare al nostro argomento,
rifiutate proprio definitivamente quel
povero Morier?
Definitivamente, s, Giovanna.
Che peccato!... Ma vi troveremo qualche
altro partito.
Nina se lo immaginava che non sarebbe finita
l. Giovanna non nascondeva affatto il suo
segreto desiderio di sbarazzarsi di lei al pi
presto possibile, e di metterla in pari tempo
tra le mani d'un marito cos imbevuto di buoni
principii, che in quattro e quattr'otto, pensava
lei, le avrebbe levato dalla testa le sue ubbie
troppo antiquate.
Poich era passato per Nina il periodo del
lutto grave, Giovanna obblig la fanciulla ad
assistere ai pranzi che il deputato offriva, abbastanza
spesso, ai suoi amici politici. Pur non
essendo di gusti troppo mondani, la signora
Bords era in compenso molto orgogliosa della
sua bravura di padrona di casa, e le faceva
piacere ricevere ospiti intorno ad una tavola
bene imbandita, su cui erano servite pietanze
delicate che rendevano famosi i pranzi di Alessandro
Bords.
Era anche quella una nuova prova per Nina,
condannata a sentire enunciare opinioni che
ferivano le sue convinzioni pi care, ed a vedersi
presentare di tanto in tanto un giovanotto
che diventava presto un pretendente di
cui Giovanna le vantava i meriti.
Nina rispondeva invariabilmente con un rifiuto...
Ed ogni volta la stizza della signora
Bords aumentava di un grado, le sue recriminazioni
diventavano pi violente, i rimproveri
pi aspri.
Finalmente, un giorno Giovanna entr in
camera della cognata con aria di trionfo...
Questa volta, Nina, non sarete tanto
sciocca da dire di no! Sapete chi ha chiesto
la vostra mano ad Alessandro? Il signor Mouvon,
quel ricco negoziante che avete veduto
varie volte qui... Che matrimonio insperato
per voi!  milionario e fa ogni anno ottimi
affari. Inoltre  un uomo molto serio ed i suoi
quarant anni, che del resto non dimostra, saranno
una garanzia di felicit per voi.
Nina non pot trattenere un gesto stanco.
N lui n un altro... Vi prego, Giovanna,
non mi parlate pi di matrimonio!
Questa volta Giovanna s'arrabbi sul serio.
Ma come? Nina pensava di potere stare eternamente
in casa del fratello? Avrebbe dovuto
avere da s la delicatezza di maritarsi al pi
presto per liberare Alessandro e Giovanna da
quel fardello morale e dall'incomodo che ella
era per la loro esistenza... Per esempio, quell'anno
essi avevano idea di fare un viaggio
nell'Alto Adige: Luisetta sarebbe stata affidata
alla nonna. Ma Nina? Che fare di lei? Senza
contare che le sue abitudini cos religiose potevano
nuocere ad Alessandro!
E tutto questo, condito di termini pungenti,
era detto alla libera, senz'alcun riguardo, sul
viso di Nina.
Con molta dignit e rialzando alteramente
la testa, bench il cuore le palpitasse dolorosamente
per l'umiliazione, la giovinetta rispose,
quando Giovanna, esausta, si ferm.
Non vi date pensiero: non intralcer i
vostri disegni. Mi ritirer in una pensione di
signore presso un convento, e non per l'estate
soltanto, ma per sempre, dal momento che qui
vi do noia!
Ecco che volete fare l'interessante e posate
a perseguitata!... No, no, tornerete qui
fintanto che non vi avremo messa sotto la tutela
d'un marito. Permetteremo soltanto che
voi rimaniate in pensione dalle suore durante
il tempo della nostra assenza, poich non vi
 altro mezzo.
Questa scena aveva turbato profondamente
Nina. Dopo che la cognata se ne fu andata,
le lacrime cominciarono a sgorgare nonostante
ogni suo sforzo: oh, qualunque cosa potesse
fare Giovanna, non sarebbe rimasta in quella
casa l'inverno prossimo! In attesa di esser
maggiorenne, avrebbe chiesto di venire emancipata...
Se almeno avesse potuto sperare di
esser utile a quel pover uomo di Alessandro!
Ma questi era completamente dominato dalla
moglie e, guidato dalle proprie vedute ambiziose,
dai suoi gusti di vita comoda ed elegante.
La sorella non era, ai suoi occhi, che una
quantit trascurabilissima, una bambina che
lasciava guidare a Giovanna.
Lo sguardo di Nina cadde su Luisetta che
si baloccava in un angolo della stanza: anche
per lei, che cosa poteva fare? Giovanna, se
lasciava volentieri la sorveglianza della bimba
alla cognata, non le avrebbe certo affidato la
direzione morale della sua figliuola.
E del resto, Nina sentiva che non era al suo
posto in quella casa, dove tutto urtava le sue
convinzioni e la delicatezza della sua coscienza.
Sentendosi stanca e triste, si mise il cappello
e si avvi verso la chiesa, che era poco distante.
L, dinanzi al tabernacolo che racchiudeva
il suo Dio, ella aveva attinto la forza,
durante quell'inverno, per sopportare la vita
penosa che le faceva passare Giovanna, e per
resistere intrepida agli assalti che le erano
diretti.
Quando ritorn a casa, la cameriera le consegn
una lettera di Melita alla quale aveva
scritto da poco per aver notizie di Valentina
e di Graziano.
La povera Valentina cara se ne va lentamente,
rispondeva la giovane sposa.  ad
Angers, dove sono stata a trovarla pochi giorni
fa: m'incaric di farti tanti affettuosi saluti.
 rassegnata in modo ammirevole,  una santa!
Quanto allo sventurato Graziano, sono riuscita
ad ottenere che venga a passare un po' di tempo
in casa nostra, dove lo cureremo nel miglior
modo possibile. Il nostro dottore non mi
nasconde che il suo stato  molto grave, quasi
disperato: vorrebbe mandarlo in Svizzera e,
se non in un sanatorio, poich Graziano ne ha
orrore, vederlo sistemato con noi in una villetta
ad un'altitudine molto elevata. Ma quel
mio povero fratello non ne vuole sentir parlare:
 proprio una cocciutaggine da ammalato,
contro la quale nessuno pu riuscire a
spuntarla.
Se ti  possibile, cara amica, vieni a trovarci.
Graziano mi disse ieri: Sarei tanto
contento se Nina venisse a farmi una visita!
Forse tu riusciresti ad ottenere che divenisse
ragionevole.
Chiudo in fretta questa lettera, perch lo
sento tossire e vado a vedere se posso fare
qualcosa per lui. Soffre tanto, povero fratello!
Con tutta la tenerezza, Nina mia,
Melita Bersier.
Dopo alcuni istanti di riflessione, Nina mormor: Ci andr domani, se nulla me lo impedisce.
Bisogna aver compassione di quel povero malato... e poi, Graziano  sempre stato un ottimo amico, lui! aggiunse con cupa amarezza.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Una tiepida brezza agitava il fogliame degli
alberi e, sul terreno coperto di ghiaia, spargeva
gli ultimi fiori dell'acacia rosea che era
uno degli ornamenti del giardino di villa Albina.
Alcuni petali spersi giungevano fino a
Graziano, seduto davanti alla casa, coperto da
un soprabito e ravvolto in una coperta da cui
usciva il viso spaventosamente magro e pallido.
Il giovanotto aveva in mano un libro, ma non
leggeva; fissava lo sguardo meditabondo sul
piccolo viale, tutto fiancheggiato di fiori.
Dalla finestra aperta della sala da pranzo
giungevano fino a lui, di tanto in tanto, la voce
un po' metallica di Melita ed il cinguettio della
piccola Valentina, graziosa bamboletta alla
quale Graziano, che non amava punto i bambini,
accordava tuttavia un po' di attenzione, tanto era carina.
Qualche minuto dopo si apr una porta, e
una voce maschile, quella del tenente Bersier, chiese:
Non c' nessuna lettera da Angers, Melita?
S, ha scritto Didier. Non va n meglio
n peggio. Guarda, ecco la lettera, o meglio,
il biglietto. E occupatissimo in conseguenza
dei miglioramenti che fa apportare alla fabbrica,
e della cassa pensioni che sta per fondare.
Ecco un uomo come l'intendo io!... Andare
avanti nonostante tutto, compiere il proprio
dovere non curando gli scoraggiamenti,
le delusioni, le ingratitudini. Che bel carattere
quello di tuo fratello, Melita!
Oh, tanto bello! E peccato che vi sia per
in lui quella specie di malinconia, strana veramente
in un uomo tanto giovane, sano, provvisto
di beni di fortuna, e fervente cristiano, oltre tutto.
E tanto pi strano in quanto che tu mi
hai detto che non  sempre stato cos.
Oh, tutt'altro: era serio, in fondo, ma
anche molto gaio. Se tu l'avessi sentito con
Nina Bords!... Povera Nina, anche lei  un'altra
che non ride pi tanto spesso, mi pare!...
Ti dir, Paolo, io avevo sempre creduto che
tra loro sarebbe finita con un matrimonio! Si
volevano tanto bene, quei due ragazzi! Didier
cercava tutte le occasioni per far piacere alla
sua piccola amica, ed ella, dal canto suo, gli
obbediva in tutto non appena egli le faceva
intendere che i suoi desiderii non erano ragionevoli.
Invece ella si mostrava una piccola despota
con Graziano, che non le resisteva mai
e coltivava tutti i suoi difettucci... Ma tuttavia
non era lui il preferito.
La voce di Melita si era un po' abbassata
nel pronunziare quelle ultime frasi... Ma tuttavia
esse giunsero all'orecchio finissimo di
Graziano che, del resto, ascoltava con attenzione.
Le guance del giovanotto si tinsero di porpora
e un lampo di malvagit, quasi d'odio,
sprizz dai suoi occhi azzurri che erano sprofondati nelle orbite.
Il preferito!... mormor. S, era
lui... ma ora?... Chi sa!
Scost un poco il soprabito e, preso in una
tasca della giacca uno specchietto incorniciato
d'argento, si contempl a lungo: certo, il suo
viso livido e magro portava le tracce della terribile
malattia che lo minava, ma egli conservava
sempre le fattezze delicate, i baffi castani,
morbidi come la seta, gli occhi bellissimi dallo
sguardo dolce e carezzevole.
Un sorriso di soddisfazione gli corse sulle labbra.
Non sono ancora diventato da far paura!
E se Nina mi amasse, guarirei presto... Che
deliziosa mogliettina sarebbe per me! Mi farebbe
diventare pi serio, pi...
Il viso gli si contrasse ad un tratto, le guance
divennero livide, le dita scarne strinsero convulsamente la coperta.
Pareva che dinanzi ai suoi occhi sbarrati
passasse un'atroce visione...
Io!... Io!... balbett.
Il campanello elettrico della porta d'entrata
squill in quel momento... Dall'ingresso si
ud un'esclamazione lieta di Melita:
Ah, sei venuta, cara!
Poi la voce dolce e musicale di Nina:
Sono venuta a passare qualche ora insieme
con te e con Graziano, amica mia.
Subito la fisonomia di Graziano si era trasformata
e ora raggiava di felicit luminosa:
il giovanotto butt via la coperta, lasci cadere
il cappotto e, alzatosi, si avanz, con
passo che tentava di rendere fermo, verso l'ingresso
in fondo al quale stavano Nina e Melita.
Graziano, sai pure che il dottore ti ha
ordinato il riposo assoluto! esclam la signora
Bersier. Nina ti avrebbe scusato di
riceverla senza muoverti.
Siete un cattivissimo malato, Graziano,
disse la fanciulla andandogli incontro con
la mano tesa. Vi sgrider anche questa volta.
Oh, fate, fate, Nina! Da voi accetto ogni
rimprovero... E vi prometto di aver pi 
giudizio in avvenire: ma ero tanto felice di udire
la vostra voce che, perbacco, ho buttato via tutto!
Rideva, ma nel suo sguardo era una cos
vera felicit che Nina si sent commossa al pensare
che la sua visita procurava una soddisfazione
a quel povero malato che dicevano, ahim, condannato!
Sedettero tutte tre in giardino: Graziano
aveva ripreso il suo posto in poltrona e Melita
lo avvolse di nuovo con la coperta.
Sgridate ancora una volta questo ragazzaccio,
Nina! disse la giovane sposa.
Volete credere che non vuol saperne di adoprare
una sedia a sdraio?
Sembro troppo malato! Basta una poltrona!
No, non ci si pu riposare bene come in
quell'altra, vi assicuro, Graziano.
Pu darsi... non mi va a genio, Nina...
Come quella tremenda carne cruda che Melita
vorrebbe farmi inghiottire...
Non gli va a genio! Ecco la sua risposta
a tutte le prescrizioni del dottore.
Discussero alquanto, poi Nina ottenne la
promessa che Graziano avrebbe provato la sedia a sdraio.
Proprio per far piacere a voi, Nina,
aggiunse in tono carezzevole. Ma voi mi fareste
camminare sulla testa, amichetta mia!
In quella conversazione, Nina si pot render
conto che Graziano non si credeva cos gravemente
malato quanto era in realt. Parlava di
andare a passare il mese di agosto al mare,
a Cabourg, e poich la sorella alzava la voce:
S, lo so, tu vorresti condurmi su qualche
cima deserta, col pretesto di curarmi!...
Grazie tante! Forse rinunzier a Cabourg, che
 troppo frequentata, ma trover un'altra
spiaggia non priva affatto di divertimenti.
Quanto poco giudizio hai, povero amico
mio! Il dottore ha prescritto assolutamente l'alta montagna...
Mi hai seccato col tuo dottore! Non voglio
andare a sotterrarmi vivo in cima ad un monte!
Ma a Saint-Moritz o a Zermatt, per esempio?...
No, no, no! I ghiacciai son belli a vedersi
un giorno o due, ma poi opprimono!...
Non parlarmene pi, fammi il piacere, Melita!
La signora Bersier dette un'occhiata piena
di sconforto all'amica.
La piccola mano di Nina si pos con dolcezza
su quella di Graziano, che scottava.
Allora non volete guarire, Graziano?
disse seria seria.
Che domanda! S, invece, desidero molto
ricuperare la salute!
E allora perch non fate nulla a questo
scopo? Vi chiedono il sacrificio di andare a
passare alcuni mesi in un luogo tranquillo, a
respirare l'aria pura delle vette, e non volete
fare neanche questo!
Aggiungi che non sarebbe solo, perch
io mi sono offerta di accompagnarlo e di rimanere
lass tutta l'estate, disse Melita.
Nina, non tentate di cambiare la mia risoluzione!
Non posso soffrire le montagne...
Forse, se voi veniste con noi, chi sa...
Nina si mise a ridere:
Non  molto probabile che ci si possa
incontrare in quei paraggi, Graziano... In fondo,
non so neanch'io che cosa far quest'estate,
soggiunse con improvviso accento di malinconia.
Alle domande dei suoi amici, rispose allora
raccontando l'ultima scenata che le aveva fatto
Giovanna. Al ricordo delle dure parole della
cognata, gli occhi le si empirono di lacrime,
e una di queste cadde sui capelli della piccola
Valentina ch'ella teneva seduta sulle ginocchia.
Che donna cattiva! esclam Graziano
con gli occhi scintillanti di collera. Non
potete pi rimanere con lei, vi renderebbe la
vita impossibile.
Lo temo anch'io... Del resto, ella ha la
pretesa di tenermi sotto il suo giogo fino a
che non prender marito. Io per voglio cercare
di ottenere da Alessandro di lasciarmi andare
in un convento in pensione. Se rifiuta,
vedr di farmi emancipare.
Povera Nina! disse Melita piena di
compassione. Sono tutte queste seccature
che ti danno un aspetto cos depresso!
Voi avreste bisogno quanto me dell'aria
di montagna, Nina! esclam Graziano.
Sentite, se volete venire con noi, accetto di
andare a Saint-Moritz!
Nina, prendilo in parola, di'subito di s!
Se tu sapessi quanto l'ho pregato e supplicato
per ottenere questo! '
Ma io non posso decidermi cos, subito
sui due piedi!
S, s... Ditemi che verrete, Nina!...
Quell'idea si era fitta ora nella mente di
Graziano e, vedendo le sue gote infiammarsi,
gli occhi brillare per la febbre, Nina comprese
che non doveva, ad ogni modo, rifiutare subito,
col pericolo di provocare nell'ammalato
un'agitazione che avrebbe potuto nuocergli.
Ne parler con Alessandro, e rifletter
seriamente alla vostra offerta, ve lo prometto,
Graziano.
Non voglio rifiuti, sapete!... E partiremo
presto per approfittare pi che sia possibile di
quel soggiorno.
Come sono questi poveri malati! disse
Melita pi tardi, andando a riaccompagnare
l'amica fino al cancello. Due ore fa non
voleva sentir parlare di Saint-Moritz e ora, a
dargli ascolto, si partirebbe domani... Ma,
cara Nina, cerca di venire con noi! Hai sentito,
 a questa unica condizione che quel testardo
acconsentir ad obbedire finalmente alla prescrizione
del dottore.
In fondo, non vedo che cosa me lo potrebbe
impedire, Melita. Io sono liberissima,
poich mia cognata mi ha detto gentilmente
che le do noia. Stasera ne parler ad Alessandro
e domani ti scriver la risposta. E allora,
potremo partire quando vuoi tu, perch,
come diceva poc'anzi Graziano, per lui  preferibile
passare pi tempo che pu lass.
Come Nina prevedeva, non incontr nessun
ostacolo n in suo fratello n nella cognata;
quel viaggio, anzi, sbarazzava Giovanna dalla
fanciulla, per tre mesi almeno.
Non credo che quel povero ragazzo ritorni
vivo! disse soltanto Alessandro scotendo
la testa. Mi pare che questo viaggio
sia quasi inutile nella condizione in cui dicono
che si trovi.
Il suo dottore ha ancora un filo di speranza,
mi ha detto Melita. Bisogna tentare tutto
e, giacch accetta di andare lass, far presto
ad approfittarne.
E poi ci sarete voi per convertirlo, nei
suoi ultimi momenti, disse la voce beffarda
di Giovanna. Credo, del resto, che la signora
Bersier sappia quello che fa, portandovi con s come infermiera.
Nina non rilev l'osservazione della cognata, sempre aggressiva verso Melita che non le era simpatica, e, lesta lesta, and a cominciare i preparativi per la partenza.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Graziano pareva soddisfatto di essere a
Saint-Moritz. Passava le giornate sulla terrazza
della villetta affittata da Melita, volgendo
le spalle ai ghiacciai la cui bianca mole l'opprimeva,
diceva lui. Nina era riuscita a fargli
adottare la sedia a sdraio, e soltanto lei, a
forza di ragionamenti, poteva ottenere che si
sforzasse a mangiare qualche cosa. Mentre ella
gli stava vicina, discorrendo o leggendo, sembrava
che Graziano non si annoiasse mai; ma
durante la sua assenza si faceva subito torvo
e imbronciato in viso e spesso, in un impeto
d'impazienza, si alzava, nonostante le ingiunzioni
della sorella, mormorando con voce cupa:
Non guarir... Sento proprio che non guarir!...
Ahim! Melita, alle risposte evasive del dottore
che veniva due volte alla settimana a visitare
l'ammalato, aveva capito benissimo che
non bisognava illudersi nella speranza! Ma,
vincendo la propria tristezza, cercava di far
coraggio al giovanotto senza, tuttavia, riuscirvi.
Soltanto Nina aveva quel potere: in presenza
di lei, Graziano pareva sempre meno
malato, pareva quasi rinascere alla vita e un
sorriso schiudeva spesso le sue pallide labbra.
Nina si sentiva invadere da un'infinita piet
per quel povero giovane che se ne andava verso
la tomba nel fiore degli anni, ed era dolce
per il suo cuore, sensibile a tutte le miserie,
poter fare un po' di bene a quel moribondo,
scacciare per qualche istante quella terribile
ossessione della prossima fine che, le aveva
detto un giorno Graziano, lo perseguitava
senza tregua, quando non c'era lei.
E poi doveva pensare a salvarne l'anima,
quella povera anima colpevole di tante debolezze:
di tanto in tanto, Nina, durante una lettura
o una conversazione, insinuava una riflessione.
Graziano non la rilevava, ma non
aveva neanche pi qualcuno di quei sarcasmi
che prima gli erano abituali, e Nina non vedeva
alcun lampo d'ironia o di contrariet in
quegli occhi azzurri il cui sguardo sempre la
carezzava.
Erano a Saint-Moritz da una diecina di giorni,
quando una sera arriv a Melita un telegramma.
La giovane lo dissuggell in fretta
e dette in un'esclamazione dolorosa!
Oh, la mia povera Valentina!
Melita... forse... forse  finita? chiese
la voce tremante di Nina.
S, stamani.  morta quasi all'improvviso...
Melita s'interruppe ad un tratto... Graziano
era diventato livido e si accasciava, svenuto.
Quando torn in s, era cos debole che sua
sorella mand a chiamare il dottore. Questi
ordin qualche cosa e, nell'uscire, disse alla
signora Bersier che lo accompagnava:
Bisognerebbe cercare di evitargli simili
commozioni.  chiaro che la morte della sorella
lo ha colpito profondamente.
Per disgrazia il telegramma mi  stato
consegnato davanti a lui e non ho potuto evitare
di annunziargli la dolorosa notizia. Ma
non vi pare che diventi sempre pi debole,
dottore?
S, un po', forse... Ma l'aria di quass
produrr presto un buon effetto, rispose il
medico, senza convinzione.
Com' naturale, Melita non poteva pensare
ad abbandonare il fratello per recarsi al funerale
di Valentina: scrisse a Didier una lunga
ed affettuosa lettera in fondo alla quale aggiunse
queste parole:
Nina, che piange molto la cara Valentina,
m'incarica di dirti quanta parte prenda al tuo
dolore, caro fratello.
Durante alcuni giorni, Graziano rimase cupo
e taciturno: soltanto all'apparire di Nina gli
s'illuminava un po' lo sguardo.
Voleva davvero molto bene alla povera
Valentina, diceva Melita a Nina. Siccome
si  sempre dimostrato piuttosto egoista, non
lo credevo capace di addolorarsi tanto.
A poco alla volta, tuttavia, Graziano ritorn
quello di prima, con in pi, soltanto, ad intervalli,
qualche breve attacco di nera malinconia,
dovuto certamente, pensavano la sorella
e Nina, all'assenza di ogni miglioramento nelle
sue condizioni.
Un mattino Nina, di ritorno da una passeggiata
con la piccola Valentina, sent, senza
volere, una giovane signora che abitava la
villa vicina alla loro, dire al marito, parlando
di Graziano, di cui si sentiva in quel momento
l'orribile tosse:
Ora languir un po' quass e se ne andr
quando cadono le foglie, povero ragazzo.
Il cuore di Nina si strinse per la compassione.
Come? Tra un paio di mesi, quello sventurato
non sarebbe pi stato in questo mondo!...
Ed era cos poco preparato a morire!
Arrivando sulla terrazza della villa, Nina
trov Graziano spossato per l'attacco di tosse,
che la sorella cercava invano di calmare. Egli
tent sorridere alla fanciulla, e le tese la mano
facendole cenno di mettervi la sua.
Cos... avr... pi forza...
Era la presenza di Nina che esercitava su
di lui un favorevole influsso? Fatto sta che la
tosse si calm quasi subito, e quel povero corpo
cos magro, non pi scosso, si lasci andare
sulla sedia a sdraio in un'impressione di relativo
benessere, mentre Melita, reprimendo la
sua dolorosa commozione, faceva sparire i fazzoletti
macchiati di sangue.
La giovane sposa si allontan poco dopo:
aveva molto da fare, obbligata a dividere il
suo tempo tra il fratello ed i bambini: questi,
bench le pi severe norme dell' igiene fossero
osservate intorno a Graziano, erano, per maggior
prudenza, separati dallo zio e la loro sorveglianza
era tanto pi faticosa per Melita.
Nina rimase seduta vicino all'ammalato che,
sfinito, chiudeva gli occhi, stringendo sempre
la mano di Nina nella sua, scottante di febbre.
Lo sguardo della fanciulla errava sui ghiacciai
scintillanti. Ella non era come Graziano:
a lei piaceva tutto quel candore che le riposava
lo spirito in modo singolare, gettandovi quasi
un riflesso dell'infinita bellezza divina. S, davvero,
c'era soltanto Dio, sul quale l'anima potesse
veramente appoggiarsi senza timore che
Egli venisse meno; Dio solo, al quale Nina,
nella tristezza del suo giovane cuore addolorato,
potesse dire con fiducia sconfinata:
Dio mio, Voi mi amate, lo so, e per sempre.
Ed io m'abbandono a Voi per l'eternit.
A che cosa pensate, Nina?
Ella trasal leggermente ed abbass lo sguardo
sul malato: gli occhi azzurri, spalancati,
si posavano su lei, lucenti ed inquieti.
Siete un po' curioso, per, Graziano...
disse con un lieve sorriso. Tuttavia voglio
rispondervi: di fronte a questo magnifico
spettacolo della natura, pensavo all'Autore di
tutte queste maraviglie.
Ah, bene! mormor lui.
Parve subito tranquillizzato e chiuse gli occhi
di nuovo... Ma cinque minuti dopo li riapr,
e Nina vide ancora il suo sguardo fisso
su lei.
A momenti saranno due mesi che siamo
quass ed io non sto punto meglio... anzi,
Nina, sento che morir presto.
Che cosa andate a pensare, Graziano?
Saint-Moritz ne ha guariti tanti pi malati di voi!
Ma egli scosse il capo:
Sento che me ne vado. Questa tosse mi
uccide... E pure... pure ho paura di morire.
Gli occhi gli si dilatavano per il terrore, e
la sua mano stringeva quella della giovinetta.
Ho paura, ho paura!... Oh, Nina, specialmente
quando voi non ci siete! Vedo tante
cose tremende, e...
S'interruppe, esterrefatto, col viso livido e
gli occhi sbarrati.
Graziano, vi prego, non vi agitate cos!
disse Nina spaventata. Se volete guarire,
cercate di star calmo e di allontanare da voi
questo timore esagerato... Ah, se voleste tentare
di ritornare alla vostra fede di un tempo,
povero amico mio, son certa che guardereste
con altri occhi e con meno terrore quel momento
del passaggio dal tempo all'eternit, che
pu prender ciascuno di noi in ogni istante
della vita!
Sapete bene che io non credo pi,
disse egli con voce stanca e cupa.
Non  vero... no, non  vero, Graziano!
Voi non avete cessato mai di credere... Avete
cercato soltanto di convincervene.
Egli non rispose e abbass un momento sugli
occhi le lunghe palpebre... Le rialz poi
all'improvviso, volse uno sguardo inquieto ed
esitante verso Nina, che se ne stava triste e
pensierosa...
Nina, vi ricordate di quello che vi chiesi
un giorno vicino al fiume?... Un giorno in cui
voi rideste con tanta crudelt?
Ella arross ed aggrott un poco le sopracciglia.
Perch ricordate queste cose, Graziano?
Io mi ero dimenticata di quell'idea folle che
vi prese quel giorno...
Ma io non l'ho dimenticata mai, Nina!
Un'idea folle!... Se mi aveste risposto in modo
diverso, se mi aveste dato la speranza che un
giorno sareste stata mia, la mia vita sarebbe
stata tutta diversa... ed oggi non sarei un
disgraziato condannato a morire!
Nina impallid e ritir la sua mano da quella
del giovanotto.
E allora, voi pensate che sia colpa mia?
Ma io non potevo, Graziano... Eravamo ragazzi...
Una specie di riso rauco sfugg dalle labbra
di Graziano:
Ma dite con franchezza che amavate un
altro... Un altro che non si  per curato di voi!
Nina si alz in piedi, fremente:
Tacete, Graziano!... Non voglio che mi
parliate di queste cose!
Egli le prese la mano:
Nina, perdonatemi!... Mia cara piccola
amica, non volevo farvi dispiacere... Oh, no,
perch io vi voglio tanto bene! Ah, io non
avrei disprezzato il dono del vostro cuore, se
voi mi aveste accordato questa inapprezzabile
felicit!
Ella volle di nuovo svincolare la mano, ma
quella di Graziano la stringeva febbrilmente.
... S, la mia felicit era nelle vostre
mani. Se voi aveste voluto!... E ancora adesso...
Se voi voleste addolcire gli ultimi giorni
della mia vita ed aiutarmi a superare il terribile
momento che mi spaventa... Oh, Nina!
Se voi voleste diventare mia moglie per non
lasciarmi pi fino all'ultimo istante!
Ella dette in un'esclamazione soffocata e
guard Graziano con gli occhi sbarrati per la
stupefazione:
Io... non vi capisco! balbett.
Oh, so che  una pazzia quello che vi
chiedo! Ma io sto per morire, Nina! E si concede
tutto a coloro che muoiono: voi che siete
tanto caritatevole, fatemi l'elemosina di qualche
giorno della vostra vita per addolcire gli
ultimi momenti di quella che sta per finire!
Uno sguardo ardente e supplichevole si levava
verso di lei da quei grandi occhi nei quali
pareva concentrarsi in quell' istante tutto quello
che restava di vita in quel povero essere.
Oh, ma che cosa mi chiedete! mormor
Nina completamente smarrita.
Non mi dite di no! Sar la mia ultima
gioia... La sola vera gioia della mia esistenza.
E mi lascer guidare da voi, Nina, farete di
me quello che vorrete, mi parlerete quanto vorrete
di tutto ci in cui voi credete, di tutto ci
che voi amate.
Era possibile che Dio mettesse cos tra le
sue mani la sorte di quell'anima? Ed a quel
prezzo?
Un brivido di ribellione la scosse: ah, come
aveva ragione Melita di parlare dell'egoismo
del fratello!... Quanto profondamente egoista
doveva egli essere, per chiedere a Nina un simile
sacrifcio!
Eppure, se davvero ella avesse potuto fare
cos un po' di bene a quella povera anima?...
Nina, Nina mia, rispondetemi!... Ditemi
che acconsentite! Voi sarete la luce dei miei
ultimi giorni... M'impedirete di avere troppa
paura...
Non posso rispondervi cos... Bisogna
che rifletta, Graziano, balbett ella.
No, no, ditemelo subito!... Voglio saperlo...
Abbiate piet, abbiate piet di me!
Quelle parole sfuggirono di tra le sue labbra
pallide... Ed ecco che la tosse, la tosse
tremenda ritorn di nuovo a straziargli il petto,
a scuotere il suo povero corpo affranto. Nessuna
agitazione, nessuna commozione, aveva
detto il medico... Ma come avrebbe Nina potuto
evitargli queste, nate dal suo strano desiderio?...
Ed ora che cosa poteva fare per
lui, all'infuori dei soliti rimedi, troppo spesso
insufficienti a smorzare quegli accessi terribili?
Ma gli occhi azzurri, dolorosi e supplichevoli,
parevano dirle:
Se voi voleste, io soffrirei meno!
E quello sguardo era tanto eloquente, che
ella rispose ad un tratto, come se Graziano
avesse parlato:
Ora non vi posso dir nulla: bisogna che
abbia il consenso di Alessandro...
La tosse si calmava a poco a poco. E quando
Graziano pot parlare, mormor, stringendole
la mano:
Allora voi acconsentite, se Alessandro
dice di s?
Nina impallid dall'angoscia: che cosa rispondere?
Qual era il suo dovere?
Ma quegli occhi che la interrogavano con
una cos straziante angoscia! Ella lo sentiva:
quel disgraziato era fisso in quell' idea che si
era impadronita tirannicamente del suo cervello
ammalato e forse anche, perch no, del
suo cuore!
Ed a lei, quale ragione impediva di concedere
un raggio di felicit a quel moribondo?
Era risoluta a non maritarsi mai, perch mai
l'immagine di Didier si sarebbe cancellata dal
suo cuore. Ma Graziano, lo provavano le sue
parole di poco prima, non ignorava affatto i
suoi sentimenti verso il fratello. Egli perci
non le domandava nulla di pi di quello che
ella avrebbe potuto dargli, cio la dedizione
assoluta di un'infermiera, e la dolcezza d'un
affetto d'amica o di sorella, misericordiosa per
la sua debolezza fisica e morale, sempre pronta
a confortare l'una e l'altra, ed a mettere un
po' di luce nei giorni ch'egli doveva ancora
passare su questa terra.
Nell'anima di Nina si esaltavano ad un tratto
tutti gl' istinti di bont e di carit eroica che
le venivano dalla sua razza. La prima Nina,
la grande insorta, aveva combattuto per salvare
la vita ai sacerdoti ribelli, ai castellani,
ai suoi fratelli insorti... Ma qui si trattava
della salute di un'anima che Dio pareva volesse
mettere tra le fragili mani della piccola discendente,
della seconda Nina...
Nina, rispondete!... I miei ultimi giorni
di vita dipendono dalla parola che voi direte!
Graziano, se Alessandro lo permette, non
vi abbandoner... Diventer vostra moglie.
Come aveva potuto fare quella promessa cos
subito, cos subito!... E perch, appena le parole
le furono uscite di bocca, un gran brivido
la scosse all'improvviso?
Nulla aveva potuto cancellare quell'impressione...
No, neppure la gioia ardente che aveva
illuminato gli occhi di Graziano, n la riconoscenza
che vibrava nella sua voce mentre
egli la ringraziava.
Ed ora, sola nella sua camera, ella si chiedeva
se non era un brutto sogno, se davvero,
in un momento di compassione, si era fidanzata
con Graziano Larmy, con quel moribondo.
Ho fatto bene?... Ho fatto bene?...
mormorava guardando il Crocifisso.
A un tratto si alz, sedette davanti alla sua
scrivania e prese un foglio di carta: voleva
scrivere al suo direttore spirituale per sottoporgli
il caso e chiedergli un consiglio: cos
la sua via sarebbe stata illuminata.
Terminata quella lettera ne cominci un'altra
per il fratello.
Ma fu bussato alla porta improvvisamente,
ed entr la cameriera di Melita con l'aria spaventata...
Signorina, la signora domanda se potete
venire... Il signor Larmy ha avuto un'emorragia,
e pare che stia molto male...
Nina corse fuori dalla camera... Trov Melita
sgomenta, vicino a Graziano, disteso inanimato,
col viso bianco come un lenzuolo!
Ho mandato la cuoca dal dottore... Oh,
purch non muoia cos... Sarebbe colpa mia.
Nina, guarda se ti riuscisse di fargli riprendere
i sensi!
La fanciulla, vincendo la propria commozione,
tent i mezzi usati nelle precedenti sincopi
di Graziano, mentre Melita, tutta sconvolta,
gli raccontava con frasi sconnesse la
causa dell'incidente.
Mi ha detto che ti aveva chiesto di diventare
sua moglie... Gli ho fatto capire che era
una cosa inconcepibile, che non l'avrei mai
permesso, tanto pi che mi avrebbero accusata
di avertici spinta per scaricarmi su un'altra
delle cure che gli ci vogliono. Allora si  arrabbiato...
Ed  stato cos duro, Nina! Poi
a un tratto, quel sangue...
 troppo malato, Melita, non si pu rifiutarglielo,
disse la voce tremante di Nina.
Nessun ostacolo si oppone a che io gli conceda
quest'ultima gioia.
Ma  una cosa orribile, Nina! Sposare
un moribondo, assistere alla sua lenta agonia...
e rimanere vedova a meno di vent'anni!
Che importa? mormor Nina. La
missione della donna  di sacrificarsi in un
modo o nell'altro. Non avendo intenzione di
maritarmi, pensavo di consacrare la mia vita
ai poveri e agli ammalati. Ebbene, comincer
con questo, che  malato d'anima e di corpo.
Melita stava per replicare, ma Nina si mise
un dito sulle labbra per invitarla al silenzio...
Pareva, infatti, che un ritorno di vita si manifestasse
in Graziano.
Il dottore arriv quasi subito e riusc a far
riavere il malato dalla sincope causata dall'emorragia.
Ma questa aveva provocato una
estrema debolezza, e Graziano rimase quasi
inerte sulla poltrona, senza parlare. I suoi occhi
per non lasciavano Nina, ed esprimevano
una tale gioia, che la fanciulla sent un po' mitigato
il pentimento che le stringeva il cuore,
nonostante i suoi propositi di abnegazione e di sacrifcio.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
La risposta dell'abate Mauget e quella di
Alessandro arrivarono lo stesso giorno:
Il vostro caso  molto delicato, figliuola
mia, scriveva il prete. Si tratta qui di un
atto di carit eroica, che in via ordinaria non
si potrebbe mai consigliare, ma che pu esservi
domandato in questa circostanza, per la
salvezza di quell'anima. Se vi sentite il coraggio
di adempiere fino all'ultimo questa missione
di sacrificio, potete consentire al matrimonio...
Dico: fino all'ultimo, perch bisogna
considerare la possibilit, nonostante tutte le
umane previsioni, di una guarigione che la
Provvidenza, nei suoi imperscrutabili disegni,
potrebbe permettere. Qualora questa avvenisse,
bisognerebbe, figliuola mia, che voi foste
disposta ad essere, per tutta la vita, tutrice
di quella debole pianta ed a considerare coraggiosamente
tutti i doveri che ve ne deriverebbero.
Poich mi dite che il signor Larmy conosce
i sentimenti che avevate per suo fratello,
potete abbandonare ogni scrupolo di coscienza
relativamente a ci che di quei sentimenti rimane
nel vostro cuore, a patto che lealmente
facciate tutto il possibile per cancellarveli,
d'ora innanzi.
Che Iddio v'illumini e vi guidi, figliuola
mia, e vi sostenga nella via del sacrificio se
davvero Egli vuol vedervici incamminare!
La lettera di Alessandro era molto diversa
di tono:
Se non sapessi che Graziano  condannato,
ti rifiuterei nettamente il mio consenso, scriveva
senza ambagi il fratello. Ma ho voluto
prima informarmi dal suo dottore e so ch'egli
ne avr per un mese o due al massimo e che
si tratta per te di avere il coraggio di adempiere
per questo tempo il compito d'infermiera.
Abbi cura, per, di farti lasciare per contratto
tutto il suo patrimonio che, per quanto diminuito
molto per le sue follie, deve ammontare
ancora ad una bella somma...
Il rossore invase le gote pallide di Nina.
 odioso, mormor indignata.
E ad un tratto pens che tutti avrebbero veduto
soltanto, nella sua risoluzione, un vile calcolo
d'interesse. Infatti, come Alessandro, nessuno
avrebbe potuto comprendere il motivo,
troppo elevato per la gente, che spingeva Nina
ad agire.
Che importa, mio Dio, purch io possa
ricondurre a Voi quell'anima smarrita!...
mormor ella reprimendo il moto di ribellione
che insorgeva stranamente dentro di lei, di
tratto in tratto.
Alla fine della lettera di Alessandro, Giovanna
aveva aggiunto poche parole:
Che cosa vi dicevo, Nina? La signora Bersier
sapeva quello che faceva, invitandovi ad
accompagnarla: era un ingegnoso metodo per
giungere a sbarazzarsi della cura del fratello
malato, tanto pi che, conoscendo la vostra
indole, deve pensare che sdegnerete di prendere
le necessarie misure affinch il patrimonio
del signor Larmy tocchi a voi. Spero che
non spingerete la vostra dabbenaggine fino a
tal punto, e che saprete farvi ricompensare
i pochi giorni penosi che dovrete passare vicina
a quello sventurato.
Con moto brusco, le mani tremanti di Nina
stracciarono il foglio e lo ridussero in minuti
pezzetti... Oh, quelle triste anime venali, incapaci
di comprendere un sacrificio disinteressato!
Il patrimonio di Graziano? Ma anche se a
lui fosse saltato in mente di lasciarlo a lei,
suo malgrado, mai, mai ella lo avrebbe toccato:
doveva andar tutto a Melita e a Didier.
Rimase a lungo immobile vicino alla finestra,
tentando di calmare la commozione dolorosa
che le faceva battere il cuore e che doveva
trasparire sul suo viso... Poi quando
ebbe ripreso un po' di calma, scese di nuovo
da Graziano.
Dal giorno dell'emorragia, questi era rimasto
di una debolezza estrema. Ogni mattina un
domestico doveva portarlo dal letto sulla poltrona
a sdraio. Finch Nina era presente, egli
pareva non darsi pensiero del suo stato; ma
non appena ella si allontanava, ricadeva in
una cupa tristezza dalla quale non potevano
strapparlo tutti gli sforzi di Melita.
Tuttavia, quel giorno, quando Nina giunse
vicino a lui, egli non l'accolse col suo solito:
Finalmente siete venuta, Nina mia!. Pareva
molto occupato a guardare Melita che toglieva
da una cassettina un certo numero di astucci.
Ecco alcuni anelli di fidanzamento da scegliere,
Nina! diss'egli con gioia. Avete
ricevuto finalmente una risposta da vostro fratello?
S... non ha nulla in contrario, Graziano.
Finalmente! Finalmente! Allora adesso
 sicuro, siamo fidanzati!... Su via, scegliete
quello che vi piace tra questi.
Le sue scarne dita aprivano a caso gli astucci:
diamanti, zaffiri, smeraldi, scintillarono...
Nina pos la mano su quella di Graziano dicendo
in tono serio e risoluto:
Sentite, Graziano, accolgo l'anello di fidanzamento,
ma voglio assolutamente che sia
l'unica cosa che mi regalate.
Ah, questo poi!... Invece voglio proprio
ricolmarvi di doni, cara Nina.
Se volete farmi piacere, non ci pensate
neppure. La mia vita  stata sempre semplice,
e non ho mai desiderato n il lusso n l'eleganza:
perci tutto quello che potreste offrirmi
mi lascerebbe indifferente e mi farebbe rimpiangere
il denaro speso cos inutilmente mentre
ci sono tante miserie da sollevare.
Graziano fece una mossa di scontento:
Siete troppo austera! Guardate Melita!
Per quanto seria, non ha rifiutato gli splendidi
gioielli che Paolo Bersier le offr per il fidanzamento.
Nina trattenne la risposta che le saliva alle
labbra... Come mai egli non capiva che la loro
condizione non poteva esser paragonata a
quella di due fidanzati comuni, e che gli sarebbe
dovuta sembrare una penosa ironia offrire
delle gioie a colei che, egli lo sapeva,
sarebbe tra poco rimasta vedova?
Insomma, fate quello che credete!
concluse Graziano vedendo l'espressione risoluta
del bel viso di Nina. Scegliete dunque
l'anello... prendete il pi bello; non sar mai
degno di voi.
La scelta di Nina cadde su un anello di
perle... E poich Melita protestava, esclamando:
Le perle portano lacrime, Nina, prendete
qualcos'altro!
Ella rispose con un sorriso mesto:
Non temo le lacrime; nulla potr succedermi
che Dio non permetta.
Avete ragione, Nina, afferm Graziano.
Prendete le perle, giacch vi piacciono.
Leva l'anello dall'astuccio, Melita.
Prese la mano di Nina e le infil nell'anulare
l'anello di fidanzamento. Uno strano brivido
scosse la giovinetta che s'irrigid per non
ritirare la propria mano fremente da quella
di Graziano, che pure tremava.
Se ne accorse egli? Lesse negli occhi di Nina
lo sforzo energico per vincere la bizzarra, indefinibile
impressione che s'impossessava di
lei in quel momento?... In ogni caso egli divenne
livido e le palpebre si abbassarono a
tempo sugli occhi per velare l'espressione di
angoscia atroce che li attraversava.
Ma quasi subito egli riprese la sua solita fisonomia,
e si dimostr quella sera quasi allegro,
con un lampo di gioia nello sguardo ogni
qualvolta lo posava su Nina, che si sforzava
eroicamente di sorridere e di parlare.
Graziano mise una fretta febbrile nel far fare
tutti i passi necessari alla pronta celebrazione
delle nozze. Il tenente Bersier, che era venuto
a passare alcuni giorni con la moglie, se ne
occup molto e, data la condizione speciale di
Graziano, i cui giorni erano contati, le formalit
consuete furono alquanto semplificate.
Una mattina il postino port una lettera per
il giovanotto. Nel vedere la soprascritta, il viso
gli si contrasse un poco. Egli la mise in tasca
senza aprirla, e soltanto la sera, quando fu
solo in camera sua, finalmente la lesse.
Ah, tu vorresti togliermela! mormor
con voce sibilante, spiegazzando il foglio coperto
da una grande scrittura maschile. Ma
io non mi lascer imporre! Voglio tenerla per
me, la mia Nina!... Accusami, se ne hai il coraggio...
Dopo tutto, quali prove hai contro
di me?... Mentre sarebbe logico pensare che
sei stato tu...
Un gran brivido lo scosse ed un tremito violento
lo prese, mentre il suo sguardo torbido
e atterrito pareva seguire qualche tremenda
visione.
A datare da quel momento, la fretta di Graziano
per la celebrazione del matrimonio aument
ancora. Pareva febbricitante ed inquieto
in modo strano e spiava la venuta della posta
con una specie di angoscia.
Un pomeriggio, Nina leggeva accanto a lui,
quando comparve il postino in fondo alla terrazza.
La giovinetta gli and incontro, prese
il pacchetto di riviste e di giornali e lo pos
sulla sedia a sdraio di Graziano. Il giovanotto
li sparse sulla coperta ed afferr con prontezza
una lettera che vi era framezzo: guard l'indirizzo
e gli sal una fiamma al viso: con mano
che tremava convulsa la fece scivolare nella
tasca interna del vestito.
Un quarto d'ora pi tardi, Melita, di ritorno
da una passeggiata col marito ed i bambini,
and a sedersi vicina al fratello.
 venuta la posta?... C'era nulla per me?
No, nulla, rispose Graziano con voce
distratta, senza alzare gli occhi dalla rivista
che stava sfogliando.
 strano che Didier non mi scriva!
mormor Melita.
Le labbra di Nina tremarono un poco, le sue
lunghe ciglia batterono un istante e scesero a
velarle gli occhi... Ah, quel nome, ella non
avrebbe mai potuto udirlo senza che il cuore
le fremesse cos di dolore!
Sotto le palpebre socchiuse, due occhi azzurri,
gelosi ed angosciati, le lanciarono un
rapido sguardo furtivo... Un breve lampo di
collera ne scatur, mentre gli zigomi dell'ammalato
si coloravano, per qualche secondo, di un intenso rossore.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
In una mattina radiosa, in cui la fresca
brezza dei ghiacciai temprava l'ardore del sole
d'estate, Nina Bords fu unita in matrimonio
con Graziano Larmy.
Ella si era messa un vestito di velo bianco
semplicissimo, e Melita le aveva appuntato sui
capelli e alla vita due ciocche di fiori d'arancio.
Pallida e seria, ella rispose con un s
fermo alla domanda del sacerdote, bench in
cuor suo risentisse quel brivido strano di cui
non avrebbe saputo spiegar la ragione.
In compenso, il s di Graziano s'intese
appena e parve uscire con sforzo dalle sue labbra
scolorite... Appena il prete ebbe lasciato
quella camera dove la cerimonia aveva avuto
luogo quasi in extremis, il malato perse i sensi.
Ma quella sincope fu breve, e quando fu tornato
in s, Graziano tent di sorridere per rassicurare
Nina e Melita.
Non  nulla: un leggero svenimento...
una sciocchezza! Sedete qui, Nina mia: ora
non mi lascerete pi!
No, Graziano, vi curer con tutte le mie
forze, diss'ella, seria.
Oh, ma io non voglio mica che vi affatichiate!...
Prenderemo un'infermiera... Voi
starete qui per mio sollievo... e per scacciare
tutte quelle brutte idee, tutto quel nero che ho
nella mente e che mi turbina qui, vedete!
E con le due mani si stringeva la fronte, da
cui stillava il sudore.
Via, non pensateci! diss'ella in tono
di dolce autorit, sedendo su una bassa poltrona
vicino alla sedia a sdraio. Vedrete che
manderemo via lontano tutte queste inquietudini
e che voi ritroverete presto la pace dell'anima.
La pace!... La pace!... mormor in
tono indefinibile. Voi, Nina, l'avete?
S, finch sono in grazia di Dio.
Ed io, allora?
Ebbene, bisogner che vi ci mettiate,
Graziano.
Oh,  impossibile! diss'egli con voce
un po' roca. Io sono troppo...
Volse bruscamente la testa altrove e, dalla
finestra aperta, parve seguire, con uno sguardo
vago, durante alcuni istanti, l'andirivieni della
bambinaia che faceva passeggiare sulla terrazza
la piccola Valentina.
Nina non insist: la grazia avrebbe operato
sicuramente di per se stessa in quell'anima;
sarebbe bastato dire, di tanto in tanto, una parola
che la commovesse, esprimere un pensiero
che la elevasse a Dio...
Nina?...
Egli aveva di nuovo voltato la testa verso
di lei, ed ella incontr i suoi occhi, pieni di
tenerezza.
Che cosa volete, Graziano?
Datemi una ciocchettina dei vostri fiori
d'arancio che la conservi per ricordo di questo
giorno, diss'egli in tono carezzevole di preghiera.
Ella sorrise e cominci a staccare la ciocca
di fiori che le guarniva la cintura.
No, non quella l, preferisco quella che
avete nei capelli.
Prestandosi al suo capriccio, ella se la tolse
dai capelli e gliela porse.
Grazie, Nina: grazie, mogliettina mia
adorata!
E, chinandosi un poco, sfior con le labbra
i capelli di Nina... Ella ebbe un involontario
moto di ribrezzo, tanto istintivo che le sarebbe
stato impossibile padroneggiarlo e, anche,
spiegarlo.
Scusate, sono un po' nervosa, stamattina, balbett.
Graziano, che si era fatto livido, distolse gli
occhi da quello sguardo dolce e confuso, mormorando,
tanto piano che ella non l'intese:
No... avete ragione.
La licenza del tenente finiva tra una settimana,
e tutta la famiglia Bersier sarebbe dovuta
ripartire per Versailles, lasciando Nina
e Graziano a Saint-Moritz, dove il malato, per
ordine del medico, doveva rimanere pi a lungo
possibile.
Cinque giorni dopo la celebrazione del matrimonio,
Melita ricevette una lettera da Didier
e, quando l'ebbe letta, ella corse, ansiosa e
smarrita, a portarla al marito:
Guardate, Paolo, che cosa mi scrive Didier!...
Che cosa vorr dire?... E quella lettera
smarrita?
Ho ricevuto adesso il tuo biglietto, mia
cara Melita, scriveva il maggiore dei Larmy
e mi accorgo che non ti  giunta la mia ultima
lettera. Ormai  fatta: l'iniquit  commessa.
Nina, la fanciulla dall'anima cos pura
e leale,  la moglie di quel miserabile furfante,
di quel... No,  inutile ormai che ti dica che
cos' il nostro disgraziato fratello! In seguito
a quella rivelazione Valentina  morta ed io
soffrir fino al mio ultimo giorno. Soltanto
allo scopo di salvare Nina da un simile matrimonio,
soltanto per questo, io mi ero deciso a
farti sapere tutto. Era questo l'argomento della
lettera che ti avevo scritta, in risposta a quella
in cui tu mi annunziavi il fidanzamento. Per
fortuna, fidandomi poco della posta, non facevo
nomi e ti spiegavo le cose vagamente, in
modo che tu sola, che conosci gli avvenimenti
di cui ti parlavo, potevi capire. Informati, tuttavia,
e fa'le ricerche necessarie per tentare
di ritrovarla.
Ah, se fossi potuto correre io cost! Ma
ho avuto la scarlattina, che ho presa andando
a trovare uno dei miei operai ammalati: e
sono ancora costretto a stare in camera per
una settimana o due. E, durante questo tempo,
che cosa mostruosa si  compiuta!
Ella porta ormai il nome di Larmy... nome
che non le avevo voluto offrire perch un altro
lo aveva disonorato. E lui glielo ha dato!
Melita, ci sono momenti in cui credo di
diventare pazzo! Lei, moglie di Graziano!
Sorella mia, prega per me perch io lo
odio... non soltanto perch mi prende quella
Nina che fu sempre la fidanzata dell'anima
mia, ma soprattutto per l'inganno obbrobrioso
di cui si rende colpevole verso la povera fanciulla
che, se sapesse, si allontanerebbe da lui
con orrore.
Ma ormai non possiamo far altro che tacere.
Ella  sua moglie, egli non ha pi molto
tempo da vivere... due motivi per lasciarla
nell'ignoranza. Forse Iddio ha permesso quell'unione
per ricondurre a s quell'anima tanto
peccatrice per mezzo dell'esempio e dell'abnegazione
della grande anima di quella fanciulla,
piena di angeliche virt. Questo pensiero solo
 quello che mi d la forza di superare la rivolta
e l'orrore che sorgono in me, questo pensiero
solo m'impedir, quando star meglio,
di correre da quell'essere che non osavo pi
chiamare fratello, di strappare, dinanzi a Nina,
ogni velo, e di chiedere l'annullamento di quel
matrimonio indegno.
Io sar obbligato, ora, Melita, a dirti tutto,
ma preferisco dirtelo a voce. Cerca di venire
ad Angers quando sarai ritornata in Francia.
Se Paolo potesse accompagnarti sarei lieto di
rivederlo. Sono stanco morto di tutto, ed ho
bisogno di tutta la mia fede cristiana per sopportare
il patimento morale che mi dilania in
questo momento.
Ma insomma... che cosa significa tutto
ci? mormor il tenente guardando la moglie.
Non capisco... Che cosa vuol dire? Accusa
Graziano... Di che cosa?
C' da chiedersi se questa malattia non
gli abbia lasciato qualche cosa al cervello. La
sua lettera  strana... E quell'altra lettera che
dice di avere scritto e che tu non hai ricevuta...
S,  molto strano... Eppure, riflettendoci,
da anni c'era questa discordia tra Graziano
e lui. A che proposito era nata? Bisognava
che Didier avesse una ragione molto
seria... E poi, vedi, Didier amava sempre
Nina ed ha rinunziato a lei... Perch? Dice
che non poteva offrirle un nome disonorato
da un altro... Ma quest'altro sarebbe dunque
Graziano?... E in questo caso, quale infamia
ha potuto commettere perch suo fratello si
sia creduto obbligato a tanto sacrificio?... E
la morte di Valentina, dovuta alla stessa causa,
a quanto egli dice?
Confesso che non ci capisco proprio nulla!...
La miglior cosa  aspettare le spiegazioni
che Didier ci dar... Ma informati alla
posta di quella lettera, Melita.
S, ci vado subito... Oh, non mi perdoner
mai, se Didier dice il vero, d'essere stata
la complice, per quanto incosciente, di qualche
mostruosa cattiveria! La mia cara Ninetta!...
Eppure mi sembra che Graziano l'ami davvero!
Pu darsi, ed anch'io lo credo. Ma quell'anima
deve essere stranamente complicata e,
per dirtelo con franchezza, Melita, credo il tuo
sventurato fratello capace di grandi dissimulazioni.
Fin dalla pi tenera et gli fu rimproverata
quella tendenza. Quante volte Didier si 
inquietato dicendogli: Non si sa mai se dici
o no la verit, Graziano. Oh, mio Dio, che
tortura sar questa per me, ora.
Melita and subito a vestirsi e scese, con
l'intenzione di andare alla posta. Ma, ripensandoci,
si diresse verso la piccola terrazza
dove Graziano passava le giornate.
Nina gli faceva un po' di lettura, una lettura
seria da cui emanavano elevati pensieri.
Egli ascoltava attentamente, almeno in apparenza.
I suoi occhi non lasciavano un momento
il viso della sua giovane moglie, e l'orecchio
teso pareva raccogliere con avidit tutte le parole
che uscivano da quelle labbra; ma forse,
se gli se ne fosse chiesto il senso, egli sarebbe
stato molto imbarazzato per rispondere. Che
cosa gliene importava, pur di avere davanti a
s quel viso dolce e delicato, la cui sola vista
cacciava dalla sua mente i neri fantasmi, pur
di sentire quella voce fresca ed armoniosa che
gli accarezzava l'orecchio?
Uscite, Melita? chiese Nina interrompendo
la lettura nel vedere la signora Bersier.
S, vado alla posta... Didier mi aveva
scritto giorni fa, ma la lettera non mi  arrivata...
Bisogna che m'informi...
Mentre parlava, Melita guardava il fratello.
Vide le lunghe palpebre abbassarsi, ed ella
conosceva bene quel segno: Graziano agiva
sempre cos, anche da bambino, quando voleva
dissimulare il proprio pensiero agli occhi
troppo osservatori.
Credete che sia andata smarrita? domand
Nina. Certo  meglio informarsi,
per vedere se fosse possibile ritrovarla.
Forse  scivolata dentro qualche giornale
o rivista. Succede spesso... Hai aperto tutti
quelli che hai ricevuto in queste ultime settimane,
Graziano?
Con gli occhi sempre socchiusi, egli rispose
tranquillamente:
No, ce ne sono alcuni che non sono stati
ancora toccati... Volete guardare, Nina?
Ma la giovane sposa esplor invano le tre
o quattro riviste ancora chiuse, che giacevano
vicino a Graziano E Melita se ne and verso
la posta per sgravio di coscienza, perch, nel
guardare il fratello, era stata presa tutta ad
un tratto da un' idea che le si era fitta sempre
pi nella mente e che spiegava la sparizione
di quella lettera.
Ma allora, quello che dice Didier sarebbe
vero?... pens con terrore.
... Melita dovette partire alcuni giorni pi
tardi senza aver saputo nulla della missiva di
Didier; al momento di accomiatarsi da Graziano,
trovandosi sola un momento con lui si
chiese, durante alcuni secondi, se non avrebbe
dovuto parlargli e tentare di smascherarlo...
Ma gett uno sguardo su quel viso fatto
scarno dalla terribile malattia, su quel corpo
sfinito da cui la vita se ne andava giorno per
giorno... e pens:
Sta troppo male. Non sopporterebbe una
scena di questo genere. Lasciamo fare a Dio,
ch ormai Nina porta il suo nome.
Ma dovette far violenza a se stessa per posare
il consueto bacio sulla fronte del fratello.
Questi se ne accorse certo, come pure della
freddezza del cognato, perch divent rosso
per la collera e, mentre Nina accompagnava
i viaggiatori fino al cancello del villino, egli
mormor stringendo i pugni: ,
Ah, tu cerchi di farmi del male, Didier!
Ma io mi difender... E soprattutto se tenti
di far sapere qualche cosa a Nina! Degli altri,
poco m'importa, ma lei... Lei, lei, se sapesse!...
Il villino parve molto triste a Nina dopo la
partenza dei Bersier; ma Graziano, in compenso,
sembr riprendere un po' di brio, ed
ella tent coraggiosamente di dominare la propria
malinconia per distrarlo.
Del resto, egli non era un ammalato esigente,
salvo quando si trattava di lasciare uscire
Nina. Ella poteva appena scappare la domenica
e, non sempre, un paio di volte nel corso
della settimana, per assistere ad una Messa
mattutina. Era quella una tirannia di malato,
come pure quell'esigenza di voler che la posta
fosse portata subito a lui, a lui solo, che ne
faceva poi la distribuzione.
In tutto il resto dimostrava poi una gran
dolcezza verso la giovine moglie, e si sottometteva
con docilit a tutte le prescrizioni mediche
quando ella gli aveva detto:
Mi fareste tanto piacere, Graziano!
Pareva che ci fosse nel suo stato un lieve
miglioramento, ed egli se ne accorse, perch
un giorno disse a Nina:
Sapete che ora m'immagino di poter guarire?
Ma il dottore, quando Nina gliene parl, rispose
con aria ambigua:
S... uhm!... C' un po' di miglioramento...
ma quanto a guarire... Insomma,
si sono vedute cose anche pi straordinarie!
Alcuni giorni pi tardi, entrando in camera
di Graziano, Nina fu accolta da queste parole:
Sapete che idea mi  venuta, Ninetta?...
Vi ricordate che Melita vi disse che la Mirille
era da affittare?
S, infatti.
Ebbene, ho voglia di ritornare l, per
passarci un mese o due.
Che idea, Graziano!... Prima di tutto il
dottore non lo permetter.
Ora glielo domanderemo, quando verr.
Non vi farebbe piacere di ritornare laggi,
Nina?
Un subitaneo pallore si stese sul fresco viso
della giovane.
Ci sono stata cos felice,  vero... Ma
poi vi ho molto sofferto, diss'ella con voce
soffocata.
S, i vostri poveri parenti... Lorenzo...
 questo che volete dire?
Ella chinava un po' la testa e non vide lo
sguardo pieno d'inquietudine e di gelosia che
la fissava.
S,  questo, mormor.
Egli le prese la mano e la strinse con dolcezza.
Ma non sareste contenta, nonostante tutto,
di pregare sulle loro tombe, Ninetta?
Oh, s!... Ma credo che la vostra idea
sia proprio irragionevole, Graziano, e che non
otterr l'approvazione del dottore.
Ma quella era, ormai, in Graziano, divenuta
un'idea fissa, perch, nonostante il previsto
rifiuto del dottore, ci si attacc febbrilmente,
tanto che il medico fin col dire a Nina:
E portatecelo! Ora che se l' messo in
mente, non pensa ad altro e non potr pi
sopportare di rimaner qui... Dopo tutto, non
gli far gran che di peggio!... termin tra i denti.
E, fin dal giorno dopo, Nina cominci i preparativi per il ritorno.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Per Nina era una rude prova quella di abitare
in quella casa dove, ad ogni pi sospinto,
l'assalivano i ricordi dei giorni felici. Due figure,
pi che altro, riapparivano di continuo
alla sua mente: Valentina e Didier. La loro
indole aveva sempre avuto maggiori affinit
con la sua e, bench avesse nutrito anche per
Melita e Graziano un vero affetto, fino da bambina
aveva preferito i due maggiori.
Ora Valentina era morta... E Didier...
Oh, perch mai Graziano aveva avuto quell'idea
tenace di ritornare alla Mirille? L pi
che altrove la lotta sarebbe stata difficile contro
quel ricordo che ella doveva strapparsi dal
cuore. Tutto le parlava di Didier, tutto e, pi
che altro, quel cancello del piccolo parco.
presso il quale aveva avuto luogo quella scena
straziante, i cui particolari le erano rimasti
cos profondamente impressi nella memoria.
Quante volte, da allora, ella si era fatta la
dolorosa domanda:
Perch Didier ha agito cos se non era
colpevole?... E perch non mi ha voluto spiegare
la presenza del suo portafogli nella stanza d'ingresso?
Il mistero rimaneva intatto per lei... E, tuttavia,
incrollabile, la certezza dell' innocenza
di Didier era radicata nel suo cuore.
Era tornata a vedere le sue care Nardettes:
la fattoressa, che la conosceva da tanti anni,
l'aveva lasciata, con molta discrezione, girare
quanto aveva voluto nel vecchio giardino, rimasto
sempre quello di prima. Nina aveva
pianto molto nel percorrere quei viali in cui
aveva cos spesso passeggiato, al braccio dell'adorato
nonno; dove aveva tante volte riso
e scherzato coi Larmy... Era possibile che
non avesse ancora vent'anni? Le pareva che
un secolo la separasse dal giorno in cui, per
festeggiare il suo sedicesimo anno, il nonno
aveva dato l una festicciuola nella quale Didier
e lei si erano tanto divertiti! Com'erano allegri
entrambi, a quei tempi! Com'erano lontani quei giorni!...
Nel ritornare pass davanti alla Brossire:
la vecchia dimora, dove nessuno entrava mai,
cadeva quasi in rovina... e, sotto il cielo scuro
di quel giorno aveva un aspetto sinistro che
fece rabbrividire Nina.
In quanto a Graziano, non lasciava mai la
Mirille: dal momento in cui vi era entrato, il
lieve miglioramento che era sembrato verificarsi
a Saint-Moritz era scomparso e, di l a
qualche giorno, il suo stato si era piuttosto aggravato.
Ahim, bisogna proprio che rinunzi ad
ogni speranza di guarigione! disse un giorno a Nina.
E poich ella tentava di dargli coraggio, egli
replic in tono di aspra ironia:
Tacete voi, che sareste troppo felice di
essere sbarazzata di me!
A queste parole le lacrime empirono gli occhi
della fanciulla... Egli se ne accorse e le
prese una mano fissandola con uno sguardo
pieno di acuto rimorso:
Scusatemi, Nina! Come posso dir cos,
mentre voi mi curate cos bene, quando siete
stata proprio voi ad insistere tanto perch io
non lasciassi Saint-Moritz?... S, sono stato io
che son voluto ritornare, bench sapessi che...
tutto mi avrebbe fatto male, qui! termin con voce soffocata.
Infatti da quando era alla Mirille diventava
sempre pi cupo e nervoso; non riusciva a
chiudere occhio, e pi volte, nella notte, Nina
si era dovuta alzare per accorrere alla sua
chiamata, e lo aveva trovato tremante, madido
di sudore, con gli occhi sbarrati...
Rimanete un po' vicina a me... Parlatemi...
 spaventevole quel che vedo! balbettava
in quei momenti aggrappandosi alle mani di Nina.
Giusto allora la giovane gli parlava della
misericordia di Dio e della felicit che procura
il pentimento e l'umile confessione delle colpe.
Egli l'ascoltava in silenzio. A poco a poco tornava
in lui la calma... Ma non il pi piccolo
accenno faceva mai capire a Nina se le sue parole
avevan davvero toccato quell'anima, anima
ancora ignorata da lei perch, durante tutti
quei giorni che aveva vissuti di continuo vicina
a Graziano, ella non era riuscita a conoscerla,
a sapere che cosa si nascondesse sotto
la dolcezza felina di quello sguardo, sotto la
grazia un po' molle di quello strano carattere.
Erano ormai passati quindici giorni dall'arrivo
di Graziano alla Mirille: il malato diveniva
sempre pi debole, tossiva in modo tanto
atroce che il suo povero corpo spossato ne era
tutto scosso, e tutti gli sforzi di Nina non riuscivano
a fargli prendere un nutrimento sufficiente.
Nel suo viso, spaventosamente dimagrito,
non si vedevano ormai niente altro che gli occhi,
i grandi occhi azzurri in cui, ad ogni momento,
si leggeva un'angoscia che la presenza
stessa di Nina non era pi capace di scacciare del tutto.
La giovane lo curava con la pi profonda
abnegazione. Quel povero essere che se ne andava
cos, a ventitr anni, le ispirava un affetto
pieno di compassione. E poi egli l'amava
davvero, ella lo sentiva: era buono per lei, si
dava pensiero nel vederla pallida, lui, Graziano,
l'egoista che aveva sempre pensato soltanto a se stesso.
Ma, cosa strana, egli non parlava mai di
Melita; questa, del resto, non gli scriveva pi:
le sue lettere erano sempre indirizzate a Nina.
E la giovane era un po' impensierita per quel
tono impacciato, quasi freddo.
Vi trovate forse in disaccordo con vostra
sorella, caro Graziano? gli chiese un giorno
in cui aveva ricevuto una lettera dalla signora Bersier.
Era una mattina di settembre, piena di sole,
deliziosamente tiepida. Graziano era sdraiato
all'aperto, sotto una piccola tenda. Ogni giorno,
quando il tempo lo permetteva, lo portavano l e vi rimaneva fino all'ora del tramonto.
Le labbra del malato si contrassero leggermente alla domanda di Nina.
No, che io sappia... avete visto anche voi, del resto, che ci siamo lasciati in ottimi rapporti.
S, ma con un po' di freddezza, per, Graziano.
Ah, non so! rispose egli, con un' impaziente scrollata di spalle.
Rimase un istante silenzioso, con gli occhi fissi sugli alberi del viale che l'autunno coloriva
di giallo e di bruno rossiccio. Che cosa guardava, perch i suoi occhi potessero empirsi
cos di avido desiderio e di una specie di spavento?
Nina aveva preso il lavoro e si era messa a cucire in silenzio.
Non mi avete detto, Nina, che la signora
Barcot vi aveva offerto la sua vettura?
Ella alz la testa e lo guard sorpresa:
S... Ma a che potrebbe servirci, poich
voi avete sempre rifiutato di fare qualche passeggiata
come permetteva il dottore?
Ebbene, oggi mi prende questo capriccio,
Ninetta. Mi sento un po' pi in forze...
Ella non volle dargli una smentita col rammentargli
che quella mattina, quando era entrata
nella sua camera, egli le aveva detto:
Sono di una debolezza estrema e credo che
tra qualche giorno non potr pi neppure lasciare
il letto.
E dove volete andare? chiese ella.
Egli fece un gesto vago ed il suo sguardo si turb.
Vedremo... Ve lo dir quando usciamo.
Ella and a dire al domestico di andare dalla
signora Barcot, una gentile vicina di casa che
pi volte aveva offerto loro la sua vettura.
Questa era libera anche quel giorno, e un'ora
pi tardi si fermava davanti alla porta della Mirille.
Graziano si trascin al braccio del servitore:
era per lui uno sforzo tale, nello stato di debolezza
tremenda in cui era ridotto, che il sudore
gli colava gi per il viso, mentre Nina
lo accomodava al suo posto con tutte le cure,
adagiandolo sui cuscini, avvolgendogli le gambe
in una coperta e mettendogli sulle spalle un caldo mantello.
Davvero, non temete che questa passeggiata
vi affatichi troppo? gli chiese ella, alquanto
spaventata nel vederlo cos pallido e
disfatto, sotto il sole radioso che lo illuminava.
No... voglio uscire... Dite al cocchiere
che prenda la via delle Nardettes.
Ella non insist, comprendendo che aveva a
che fare con una di quelle fissazioni da ammalato
che Graziano aveva di tanto in tanto,
abbastanza di rado, ma che ella non riusciva
a far cambiare; ne era una prova il trasferimento alla Mirille.
Presto comparvero le Nardettes: Nina fiss
con tenero e malinconico sguardo la cara dimora,
di cui il sole dorava il tetto e le vecchie
mura... Ahim, avrebbe dovuto sempre
lasciarla in mano di estranei! La rocca della
grande insorta non avrebbe pi ripreso il
suo posto nella camera dov'era spirata la sua
prima proprietaria.
Tutta assorta nella contemplazione della vecchia
casa, Nina non guardava Graziano, non
vedeva gli occhi azzurri diventar fissi, dirigendosi
laggi, verso il tetro fabbricato della
Brossire, n quel corpo sfinito irrigidirsi tutto,
come in attesa di un colpo tremendo...
La vettura aveva oltrepassato da poco le
Nardettes e stava per giungere davanti alla
Brossire... Per caso, Nina alz gli occhi
verso Graziano e trattenne un grido di spavento.
Nel viso stravolto, due occhi sbarrati fissavano
esterrefatti la vecchia dimora, mentre un
atroce spavento faceva sconvolgere quella fisonomia...
Graziano, che cosa avete?
Ho... Ho che... Io sono...
Si port una mano al petto e s'abbatt su
un fianco, mentre un fiotto di sangue gli sfuggiva
dalle labbra.
In fretta e furia la vettura ritorn verso la
Mirille: mentre un domestico correva a cercare
il prete e il dottore, Nina, con l'aiuto dell'infermiera,
cerc di far rinvenire Graziano
dalla sincope in cui era piombato. Ma non vi
erano ancora riuscite quando giunse il dottore.
Questi scosse la testa tristemente e disse alla
giovane sposa:
Se  disposto a ricevere il prete, vi avverto
che questo  il momento. Spero di farlo
tornare in s, ma  finita, non arriver neppure
a domani.
Allora dovr avvisare il fratello e la sorella?
domand Nina con voce tremante.
S, sarebbe bene, perch, uhm!...
Dopo un'ora che a Nina parve un secolo, il
malato riprese i sensi, ma la sua debolezza
era tanta che non poteva alzare neppure una
mano.
Pos gli occhi su Nina ed ella vi lesse un'angoscia
tremenda, una supplica dolorosa...
Chinandosi su di lui, ella gli pos una mano
sulla fronte, dicendo piano:
Che cosa volete, mio caro Graziano?
Ho paura!... E la fine, vero?
Dio pu ancora salvarvi. Ma bisognerebbe,
Graziano, che vi riconciliaste con Lui.
Le palpebre si abbassarono un istante sugli
occhi azzurri... Poi si alzarono di nuovo...
Mandate... via tutti... Restate voi sola,
Nina.
Il dottore e l'infermiera uscirono. Allora la
voce debolissima di Graziano disse di nuovo:
Guardate al mio collo... C' una chiavetta
attaccata a un cordoncino... Prendetela
ed aprite il mio cofanetto laccato...
Ella obbed... E quando fu aperto il cofanetto,
Graziano mormor con voce roca:
Prendete quelle lettere e leggetele.
Quelle lettere erano due. A caso, Nina cominci
a leggere:
Ricevo in questo momento la lettera di Melita
che mi annunzia questa mostruosa notizia:
tu hai osato chiedere a Nina di diventare tua
moglie, e quella sventurata bambina ha accettato!
Sei dunque pervertito sino in fondo all'anima
per giungere a questo grado di spaventosa
perfidia! Lei, la cara fanciulla, innocente
e pura, sposare il vile delinquente che
tu sei! Lei, la discendente d'una razza di gente
onesta, prender quel nome di Larmy che io
ho rinunziato per sempre ad offrirle, dal momento
in cui ho capito che tu lo avevi disonorato
in eterno!... E tu hai il coraggio di darglielo!...
Tu, Graziano Larmy, che dovresti
essere all'ergastolo, dove avresti lasciato mandare
uno sventurato innocente!
 impossibile che si compia una simile iniquit!
Ho dovuto tacere e non accusarti perch
eri mio fratello; ma se tu persistessi nel
tuo orribile disegno, far sapere tutto a Melita,
ed ella ne avviser Nina, ella sapr farle
comprendere che questo matrimonio  impossibile.
Ti ho avvisato, fa'dunque in modo di
rompere il fidanzamento, giacch hai avuto
tanta sfacciataggine di chiederle ci che avrebbe
dovuto farti fremere di vergogna se tu avessi
conservato un briciolo d'onore!
A Nina si annebbiava la vista, ed a gran fatica
ella riusc a leggere la seconda lettera,
scritta con mano febbricitante...
Sono inchiodato a letto dalla scarlattina,
mia cara Melita, altrimenti a quest'ora sarei
gi a Saint-Moritz. Ma in mancanza mia, t'incaricherai
tu d'impedire questo matrimonio...
quest'odioso e spaventevole matrimonio! Queste
parole non ti sembreranno esagerate quando
saprai che lo sventurato Graziano ... Come
dirlo in una lettera affidata alla posta? Ascoltami:
la crisi di reumatismi ch'egli ebbe tempo
fa alla Mirille... Ti ricordi di quella notte?...
Quella crisi fu una finzione... capisci?
E capisci ora perch  morta Valentina, ella che
sapeva, ella che lo aveva visto uscire di casa?
Ecco perch la mia vita  spezzata, in seguito
ad una rivelazione che Nina, povera cara piccola
amica, mi fece senza comprenderne tutto
il valore.
Io non posso oggi spiegarmi di pi, Melita,
e del resto sono fiaccato dalla febbre. Ma,
ad ogni costo, impedisci questo matrimonio,
fa'capire a Nina che Graziano  assolutamente
indegno di lei, perch  orribile ingannare cos
quell'anima pura, voler dare il proprio nome
a quella fanciulla, lui, lui!... E questo miserabile
 nostro fratello, Melita!
La lettera scivol dalle mani tremanti di
Nina, che brancolando cerc la spalliera d'una
poltrona e vi si aggrapp perch vedeva tutto
girarle intorno.
Una luce accecante si era fatta nella sua
mente... Ah, capiva ora il silenzio di Didier!
Come poteva egli, sia pure di fronte a lei, accusare
il fratello?... La crisi di Graziano era
una finzione... Dunque, era stato lui?
Un fremito convulso di indicibile orrore la
scosse dal capo ai piedi. Un assassino!... Graziano
Larmy era un assassino!
Ed ella era sua moglie!
Quale abisso spaventoso di abiezione era
quell'essere, per aver osato spingere fino a
quel punto la sua perversit?
Nina!... chiam una voce quasi indistinta.
Un gran brivido scosse la giovane; le parve
che tutto l'esser suo si sollevasse in un'ondata
di ribrezzo, che l'odio e il disprezzo s'impadronissero
della sua anima, irresistibilmente.
Nina!...
Questa volta ella volse il capo; si avvicin
al letto... Ma il suo sguardo si distolse dalle
pupille angosciate e supplichevoli che si fissavano
su di lei:
Mi... disprezzate?
La risposta spontanea, vibrante, era sulle
labbra di Nina... Ma di fronte a quello sventurato,
scheletrito, ansimante, di cui tutta la
vita pareva essersi rifugiata nello sguardo pieno
di uno strazio indicibile, Nina si sent invadere
il cuore da un' immensa piet. Si ricord
ad un tratto della misericordia divina,
dell'ineffabile perdono di Ges... E chinandosi
su Graziano, gli prese la mano gelida...
No, non vi disprezzo... Vi compiango,
dissella con voce soffocata.
S... soffro tanto... E orribile quello che
ho fatto... Odiavo Didier... Sono stato felice
di farlo soffrire, sposandovi!... Ma me ne pento...
Da tanto tempo il rimorso mi tormenta,
ma volevo resistere... Ora sto per morire...
Potete chiamare un prete, Nina.
Il signor curato verr certo tra un momento,
Graziano.
Meglio cos!... Mi far bene confessarmi...
confessare tutta la verit...
Strana parola, in bocca di quell'essere che
per tutta la vita aveva dissimulato!
Vedete, ho voluto che sapeste... Vi ho
dato quelle lettere... Troppo a lungo vi ho
mentito, Nina, e bisognava che fossi io a dirvi
tutto...
Una mancanza lo prese, e svenne... Quando
ritorn in s, Nina si affrett a fare entrare il
prete che nel frattempo era arrivato, poi si
rec in camera sua e scrisse due telegrammi,
uno per Melita e uno per Didier... Fatto ci
si accasci in una poltrona e, in preda ad una
reazione terribile, cominci a singhiozzare.
Era possibile che tutto ci fosse vero? Era
possibile che un'anima potesse arrivare a quel
punto di malvagit?
Eppure quell'uomo apparteneva ad una famiglia
virtuosa ed onesta, una razza di buoni
cristiani. Ma sull'anima sua, debole e leggera,
gl' insegnamenti della religione e della famiglia
erano passati senza lasciar traccia... Ed
egli era pronto a cedere alla tentazione, quando,
sotto l'impulso di qualche grave ed urgente
bisogno di denaro, gli era balenata l'idea di
quell'orribile delitto...
Certo egli non doveva averlo premeditato.
Forse, mentre rubava i valori, la signora Brnoux
si era svegliata, aveva chiamato... Allora,
vedendosi scoperto, aveva...
Nina ebbe un fremito d'orrore... E subito
pens:
Come ha dovuto soffrire, quel povero Didier!
E quel pensiero del martirio di Didier le
parve pi atroce di tutto il resto; s, anche
della sua unione con Graziano Larmy, l'assassino!
Bussarono alla porta... Era l'infermiera
che le annunziava che Graziano chiedeva sua
moglie.
Nina si pass un po' d'acqua sul viso sconvolto
dal dolore e, irrigidendosi nello sforzo,
entr in camera del malato.
Quale progresso si era compiuto in cos poco
tempo! La morte era gi presente, e sfiorava
la fronte livida di Graziano.
La voce quasi indistinta del giovane mormor:
L, in tasca... i fiori...
Nina, dietro l'indicazione dello sguardo di
lui, cerc nella tasca del vestito da casa e ne
trasse la ciocchetta di fiori d'arancio ch'egli
le aveva chiesta il giorno del matrimonio.
Date qua, Nina.
Ella gliela mise tra le dita, che l'afferrarono
con gesto convulso.
Grazie... grazie, Nina... Voi mi avete
fatto tanto bene, voi, voi mi avete salvato l'anima...
Dite a Didier che  gli chiedo perdono...
e che vi sposi. Voglio che siate felice,
Nina, Nina mia!
Queste parole uscirono come un soffio dalle
labbra del moribondo... ma in esse, e nello
sguardo che si posava su Nina, era tutto l'amore
che Graziano aveva avuto per lei.
Ed ella comprese che forse soltanto quel sentimento
era stato sincero in lui, e che, di quell'amore
cos puro, fiore delicato sbocciato nell'anima
perversa e criminale, la misericordia
divina si era servita per accordare la salvazione
a Graziano Larmy.
Ditemi... mi perdonate?... mormor
egli.
S, Graziano: vi perdono e pregher per
voi, povero amico mio.
Ella si chin e le sue labbra tremanti si posarono
sulla fronte del moribondo.
Un raggio di luce parve illuminare il viso
di Graziano.
Mi baciate, voi! Non ne sono degno...
Vi ricordate, un giorno volli... Ma voi vi ritiraste...
Si sarebbe detto quasi che aveste
intuito...
Tacque, spossato. Una delle sue mani stringeva
quella di Nina e l'altra la ciocchettina di
fiori... E fu cos, baciando il Crocifisso che
la moglie gli avvicinava alle labbra, che Graziano,
mezz'ora pi tardi, rese l'ultimo respiro.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
La mezza dopo le undici son al piccolo orologio
di Nina. La giovane ebbe un lungo fremito
e si sollev alquanto sul letto dove si era
distesa per obbedire ai suoi vecchi amici Barbans,
accorsi non appena la notizia del decesso
fu loro partecipata.
Le undici e mezzo! Il treno doveva essere
arrivato. Se il telegramma aveva trovato Didier
ad Angers, il giovanotto aveva certo preso
quello e tra poco sarebbe stato l.
S, ecco che un passo faceva stridere la
ghiaia del viale...
Nina si alz e s'infil una veste da camera.
Il cuore le palpitava forte mentre che, in piedi
accanto alla finestra, ella ascoltava il rumore
della porta aperta dal servitore e il bisbiglio
di voci... Dicevano a Didier che tutto era finito...
Ed ora, piano piano, egli saliva... entrava
nella camera mortuaria di quel fratello
che era stato il suo carnefice.
A Nina pareva di provare anch'ella tutti i
sentimenti che dovevano in quel momento sconvolgere
l'anima di Didier, le pareva che tutti
i patimenti del giovanotto, risvegliati dalla vista
di Graziano, straziassero a lei il cuore...
Ecco ch'egli usciva dalla camera mortuaria...
Nina, irrigidendosi sulle gambe che le
si piegavano, apr la porta e fece alcuni passi
nel corridoio.
Sotto il mite chiarore d'una lampada elettrica,
ella apparve a Didier, esile e pallida,
nella vestaglia di lana bianca.
Ed al solo vedere il dolce viso fremente, due
occhi addolorati ed al tempo stesso pieni di
dolce ammirazione, Didier comprese che ella sapeva...
Le prese le mani e vi pos le labbra.
Egli... vi ha detto? mormor.
S, mi ha dato le lettere... le vostre lettere...
Rimasero l'uno di fronte all'altra senza parole.
Lo stesso muto orrore invadeva le loro
anime... Ma ora il delinquente aveva cessato
di vivere e la sua anima aveva ricevuto il divino
perdono: Dio poteva giudicarlo... Il fratello,
da lui torturato, e la giovane, ch'egli
aveva ridotta ad essere la vedova di un assassino,
avrebbero conservato il silenzio su di lui.
Nina, avete sofferto molto? disse alfine
la voce tremante di Didier.
S... ma non mai quanto voi, Didier!
Le loro mani fremettero ed uno stesso brivido
doloroso li scosse.
Vado a finire la veglia presso di lui,
riprese dopo un momento Didier. La buona
signora Barbans potr andare a riposarsi...
S, le ho fatto preparare un letto... Ma
anch'io veglier, Didier.
No, non sarebbe ragionevole! Dopo simili
emozioni vi  necessario il riposo.
Non potrei!... Devo pregare per lui.
Egli non insist, comprendendo, per i sentimenti
ch'egli stesso provava, la ragione per
cui Nina parlava cos. Dalle loro anime, che
le colpe di Graziano avevan fatto tanto soffrire,
il risentimento poteva essere scacciato soltanto
da una preghiera piena di compassione per lo
sventurato colpevole che si era pentito.
E quando si trovarono insieme davanti a
quel morto il cui viso giovane e delicato, nel
riposo della morte, sembrava dormire finalmente
tranquillo, nelle loro anime straziate
scese un'immensa pace, ed essi compresero,
guardandosi, che tutti e due avevano perdonato.
Avevano perdonato, ma non dimenticavano.
Poteva Didier dimenticare il martirio che
gli aveva inflitto l'aver conosciuto il delitto del
fratello? Poteva dimenticare l'abbandono del
suo sogno d'amore, il pensiero di ci che aveva
sofferto la piccola amica adorata, la vista della
lenta agonia di Valentina, la morte di Mocheux
nella prigione in cui era stato ingiustamente
rinchiuso? Poteva dimenticare le sue torture
d'uomo onesto di fronte al cinico, irremovibile
contegno di Graziano, quando egli era andato
a dirgli: Il tuo dovere  di costituirti, perch
altri ancora non siano sospettati? E poi, come
coronamento di tante indegnit, quel perfido
matrimonio...
Ed anche Nina doveva ricordarsi per sempre
quegli anni trascorsi dopo il delitto della Brossire,
durante i quali il suo giovane cuore, straziato
in mille modi, aveva sanguinato soprattutto
al pensiero dello strano, abbandono di
Didier e del mistero che incombeva sulla scoperta
di quel portafogli. E in tutta la vita
avrebbe ricordato che era stata per due mesi
la moglie di Graziano Larmy, e che portava
il suo nome, il nome d'un assassino.
Subito dopo i funerali, Nina lasci la Mirille.
Sul principio le era venuta l'idea di mettersi
in pensione in un convento di Angers, ma i
Barbans insisterono tanto perch andasse in
casa loro, che ella, per un certo tempo almeno,
si convinse di andarvi. La sua salute, scossa
da quelle penose emozioni, aveva bisogno di
cure, e la buona signora Barbans gliele prodigava
con un affetto che, pi di ogni altra cosa,
le dava un gran giovamento.
Alessandro, venuto per il funerale, avrebbe
voluto condurre la sorella a Parigi, ma ella rifiut
ed egli non insist. Certamente a Giovanna
non premeva troppo di veder ritornare
quella giovane cognata dai principii irremovibili.
Ma Nina dovette sopportare dal fratello una
scena penosa quando ella gli dichiar di non
accettare neppure un centesimo del patrimonio
che Graziano le aveva lasciato per intero. Vedendo
che non poteva farle cambiare la sua
risoluzione, egli part furibondo, dichiarando
che non voleva pi avere alcun rapporto con
una simile sciocca.
Didier, apprendendo da lei stessa ch'ella rifiutava
l'eredit di Graziano, oppose sulle prime
un energico rifiuto. Ma ella gli chiuse la
bocca con queste parole:
Volete dunque che dicano che per questo
l'ho sposato per cos dire in extremis?
I primi tempi dopo la morte di Graziano, ella
vedeva Didier abbastanza spesso, perch questi
si recava a Sarnay per regolare gli affari del
fratello, ed ogni volta faceva una breve visita
in casa Barbans. Il nome del morto non veniva
mai pronunziato  Eppure la sua ombra incombeva
sempre su loro durante quei brevi colloqui,
nei quali essi parlavano poco ed evitavano
tanto i ricordi del passato quanto quelli,
cos dolorosi, di quegli ultimi anni... Molto
spesso ambedue rimanevano silenziosi, ma quel
silenzio era pieno di pensieri, e proprio allora
essi sentivano battere pi fortemente i loro
cuori.
Poi, a poco a poco, le visite si diradarono,
e la signora Barbans, vedendo che Nina diventava
sempre pi pallida, scoteva la testa borbottando:
Povera figliuola, quell'originale di Didier
dovrebbe farsi un dovere di consolarla e di
darle un po' di gioia, giacch ella si  sacrificata
tanto per suo fratello! Che ragazzo strano!
L'ama di sicuro, da tanto tempo; che maniera
 quella di piantarla cos?... E con tutto
questo, anch'egli ha un viso!... Il viso d'un
uomo che soffre per davvero!
Per reagire alla malinconia che la invadeva,
Nina si offr come supplente alla maestra della
scuola libera di Sarnay, ed in quel compito
trov un potente diversivo ai tristi ricordi ed
ai timori che le stringevano il cuore. Poi ella
pregava molto e, di frequente, faceva offrire il
santo sacrificio per l'anima peccatrice, ma perdonata,
che era tornata a Dio. Cos l'inverno
pass, e quando giunse il mese di maggio,
Nina stava assai meglio, e aveva un colorito
roseo e gli occhi pi vivaci, bench la malinconia
tornasse spesso ad oscurarli.
Ella non aveva riveduto Didier da tre mesi.
Sapeva, dalle lettere di Melita, ed anche da
un breve biglietto di lui, che viaggiava all'estero
per affari.
La fabbrica, riorganizzata, diretta da un
polso fermo e delicato al tempo stesso, e dal
suo gran cuore di cristiano, prospera maravigliosamente,
scriveva la signora Bersier. Gli
ingenti utili guadagnati sono adoperati dal giovane
industriale per il miglioramento materiale
e morale dell'esistenza degli operai, e la
fabbrica Larmy  citata come uno dei pochi
stabilimenti in cui l'intesa tra capitale e lavoro
non ha trovato che rari inciampi, e resiste a
tutti gli sforzi dei mestatori.
Che bel carattere ha questo giovanotto!
diceva il signor Barbans con entusiasmo.
Ah, se ne avessimo molti come lui, che sapessero
disprezzare i piaceri che il denaro pu
procurar loro, per mettere invece in prima linea
il dovere religioso e sociale!
Ah, s I Che bel carattere! ripeteva tra
s Nina.
Un gioved, verso la fine di maggio, approfittando
della giornata di vacanza, Nina se ne
and verso i campi che appartenevano alla fattoria
delle Nardettes. La mattinata era tiepida
e serena; soltanto in lontananza una nebbiolina
dorata si levava dai boschi rivestiti di foglioline
novelle. Nei solchi spuntava appena
un po' di verde; ma la tonalit generale era
ancora quella della terra bruna, di quel colore
speciale che ha la terra nuda, imbevuta di rugiada
notturna, quando ancora il sole ardente
dell'estate non la prosciuga durante il giorno.
Nina se ne andava pian piano nello stretto
sentiero che fiancheggiava i campi, e i ricordi
del passato risorgevano in fretta alla sua
mente. Quante volte aveva percorso quei campi
in compagnia del nonno o di Lorenzo! Quante
volte, bambina allegra e spensierata, era corsa
insieme con i giovani Larmy attraverso quei
solchi, mietuti della bionda messe!... Era la
pi svelta nel correre, e i suoi piedini sfioravano
appena le stoppie che restavano ancora
sulla terra dopo lo spietato lavoro della falciatrice.
Siete una piccola fata dei campi, Nina,
le aveva detto un giorno Graziano.
Questi aveva sempre avuto un debole per i
complimenti, al contrario di Didier. Ma pu
darsi che fosse sincero rivolgendo quei complimenti
a Nina, perch ella non aveva mai
provato, in simili occasioni, l'impressione spiacevole
che spesso, per quanto inesperta fosse
allora, le facevano provare le dissimulazioni
di Graziano, i suoi raggiri, la sua straordinaria
elasticit di coscienza.
Che strana e triste indole era stata quella!
Le pareva che l'aberrazione morale non potesse
essere spinta pi lontano... E quale spaventosa
potenza di dissimulazione aveva egli
avuto fino all'ultimo!
C'erano voluti la minaccia della prossima
fine e il potere che emanava dall'anima pura
e leale di Nina, per aprirgli gli occhi sulla
propria perversione, di cui forse, negli ultimi
giorni di vita, aveva compreso anch'egli tutto
l'orrore.
S, egli aveva dovuto comprendere, perch
era stato un atto di espiazione quello col quale,
volontariamente, aveva svelato il segreto della
propria infamia alla giovane amata con tanta
passione, sapendo che poi non avrebbe dovuto
aspettarsi da lei che orrore e disprezzo, fino
a che quell'anima cristiana, con un mirabile
sforzo, non gli avesse fatto l'elemosina della
compassione e del perdono.
E quell'atto aveva certo avuto un gran peso
nella bilancia delle misericordie divine.
Nina se ne andava cos lungo i campi lavorati,
immersa in un triste e dolce fantasticare
in cui affluivano i ricordi d'infanzia. Alzando
gli occhi, vide tutto ad un tratto una figura
maschile che le andava incontro.
Didier!... Era proprio lui!
Anch'egli l'aveva riconosciuta, ed affrettava
il passo: poco dopo era dinanzi a lei, e le stringeva
la mano, inchinandosi.
Siete ritornato dai vostri viaggi, Didier?
E appena sceso dal treno correte gi per i
campi?
S, figuratevi, Nina, che ho provato tutto
ad un tratto un'invincibile nostalgia, e stamani,
non potendo pi resistere, sono saltato
sul treno delle sette per venire a passare qualche
ora qui.
Sorrideva, ma che sorriso forzato, malinconico!
 proprio una debolezza da ragazzi, 
vero, Nina?
Ma niente affatto! Io lo capisco benissimo,
perch ho sofferto tanto a Parigi, per
la lontananza dalla mia Sarnay!
Ah, s, povera Nina,  stata una dura
prova quella! Che ambiente per voi, cos cristiana
e delicata! Grazie al Cielo, il Signore
era con voi, e per questo siete stata pi forte
di loro.
Povero Alessandro!... mormor Nina
con dolore. Avete letto il suo discorso alla
Camera?...  possibile che sia proprio lui...
lui, un Bords, che pronunzia parole simili
contro quella religione per la quale i suoi avi
versarono il sangue?
Ahim, non  il solo, Nina!... E noi non
possiamo far altro che pregare per lui!
S, per lui e per tutti coloro di cui egli
si rende complice... Dove andate ora, Didier?
Ritorno alla stazione per prendere il treno delle undici.
Come, riprendete il treno? Non fate colazione con noi?
No, ho molta fretta: c' bisogno di me in fabbrica...
Pareva impacciato e volgeva altrove gli occhi per non incontrare quelli di Nina.
Immagino che se non vi avessi incontrato, sareste ripartito senza farvi vedere, Didier, diss'ella seria.
Egli impallid, ma non rispose.
Perch, amico mio?
Perch  meglio cos... Arrivederci, Nina...
Ma la piccola mano di Nina aveva afferrato
fortemente la sua ed i grandi occhi bruni fissavano il suo viso sconvolto.
Scusate, ho diritto di sapere perch mi fuggite, Didier.
Ma voi lo avete pure indovinato ... esclam egli con una specie di violenza.
Non mi costringete a ripetervi quello che vi dissi la sera che usciste dalla casa del vecchio Ilario...
Dimenticate che da allora in poi la nostra condizione  alquanto cambiata. Se voi
siete sempre il fratello di Graziano Larmy, io sono ora la sua vedova. Quel nome che allora
non volevate darmi, io lo porter ormai fino alla tomba... Ma dipende da voi, Didier,
che Nina Larmy lo riceva da un uomo onesto.
Egli indietreggi con moto brusco e svincol la mano da quella di Nina.
Tacete!... Non mi tentate! disse con voce roca. Nulla vi costringe a conservare
quel nome! Non mancheranno uomini che saranno felici di offrirvi il loro!... E allora, di
questo matrimonio non vi rester altro che il ricordo di un brutto sogno, che il tempo canceller...
mentre che, se fossi io, il legame che vi stringe alla nostra famiglia disonorata diverrebbe pi forte...
Mai, intendetemi bene, Didier: mai Nina Larmy non lascer questo nome. Ho potuto
accettare la domanda di matrimonio di Graziano,
perch si trattava di un'opera di carit, e d'altra parte egli non poteva ignorare che
il mio affetto per lui non sarebbe stato che un affetto fraterno. Ma come volete che io possa
lealmente accettare un'altra unione, quando il mio cuore  tutto di colui che fu sempre per
me l'unico uomo amato, e quello stimato sopra ogni altro?
Nina!
Egli le afferr le mani, fissando uno sguardo esitante e radioso al tempo stesso, sul dolce
viso imporporato, in cui brillavano gli occhi bruni pieni di tenerezza.
Volete davvero?... Non temete?...
S... voglio proprio essere la moglie di
Didier Larmy... lo voglio assolutamente, amico mio.
In silenzio egli port alle labbra le manine frementi... E con muto accordo, senza una parola, essi ne andarono lungo il sentiero, tra i campi bruni dove il sole beveva le ultime stille della rugiada.
Le grandi gioie sono silenziose, soprattutto quando gravano su di esse dolorosi ricordi.
... Il matrimonio fu fissato per il mese di settembre... E fino a quel tempo la ferrovia
che conduceva da Angers a Sarnay vide molto spesso Didier Larmy.
Sul loro fidanzamento, l'ombra dei patimenti sofferti e del segreto d'infamia noto a loro soltanto,
stendeva un velo di mestizia che dava al loro amore una grande e nobile purezza.
E i loro disegni per l'avvenire portavano l'impronta dello spirito serio e profondamente cristiano
che li animava. Didier parlava dei suoi operai, dei loro bisogni morali e materiali, dei
nuovi miglioramenti che stava studiando, del compito di apostolato imposto agl'industriali
cattolici... E Nina, tutta vibrante, diceva: Io vi aiuter, e voi m'insegnerete a somigliarvi, Didier!
Egli rispondeva con uno sguardo di tenera commozione:
Rimanete qual siete, mia cara, con la
vostra bell'anima ardente e pronta al sacrificio,
la vostra piet e la vostra delicata bont.
Cos si convertono le anime, pi sicuramente
che con qualsiasi altro sistema... E cos voi,
piccola insorta, lotterete contro le cattive dottrine,
contro l'esercito infernale scaturito da
quella rivolta di cui l'altra Nina, la vostra
antenata, combatt i soldati. Come lei, avrete
disinganni, bagliori di speranza, istanti in cui
crederete tutto perduto... Ma vi ricorderete
che combattete per la santa causa, e la causa
di Dio, proprio quando sembra perduta, 
prossima alla vittoria.
Discorrevano cos, da cuore a cuore, lasciando
parlare le loro anime piene di fede, in quelle
ore che Didier passava a Sarnay. Spesso andavano
a fare un pellegrinaggio alle Nardettes:
Didier aveva fatto in modo che la fattoressa
riservasse a loro le camere che erano state
occupate un tempo da Nina e da sua madre;
e l sarebbero andati a passare un po' di tempo
dopo il loro matrimonio, nella calma della casa
diletta e del paese natio.
Ed in seguito, Nina, quando io lascer la
fabbrica tra le mani dei pi giovani, noi riprenderemo
del tutto la fattoria, ed io diverr
agricoltore, aveva detto Didier alla fidanzata.
Nina aveva applaudito a quell'idea. Certo
si sarebbe trovata bene dappertutto, pur di
stare con lui, ma rimpiangeva sempre la casa
delle Nardettes, e le pareva che vivere l tutti
e due sarebbe stato tanto bello. Specialmente
ora che la Brossire non esisteva pi. Didier
aveva fatto demolire quella malaugurata dimora
e venduto il terreno dove ora sorgeva
a poco a poco un grande e bel villino costruito
da un negoziante di Angers, amico suo. Cos
era sparita la cupa dimora da cui era scaturita
tanta angoscia per Nina e per Didier.
Essi evitavano di parlare di quel doloroso
passato e di pronunziare il nome di Graziano.
Tuttavia, un pomeriggio, mentre se ne ritornavano
verso Sarnay attraverso i campi, Didier
aveva esposto l'idea di fare prossimamente
con i Barbans un pellegrinaggio a Sant'Anna d'Auray.
Nina chiese ad un tratto:
Non mi avete mai spiegato, Didier, come
mai il portafogli che vi avevo regalato io si
trovava tra le sue mani.
Ma vedendo il viso di Didier rabbuiarsi un
poco, esclam subito:
No, se questo vi suscita qualche doloroso
ricordo, non ditemi nulla, amico mio!
S, voglio raccontarvelo: non ci dev esser
nulla tra noi, adesso, Nina mia... Alcuni
giorni prima del... del delitto, sorse una discussione
tra Graziano e me. Egli aveva trovato
in salotto quel portafogli, che io vi avevo
lasciato, ed aprendolo, aveva veduto la vostra
fotografia. Allora, venne da me, in camera,
e mi fece una scena di gelosia. Sul principio
riuscii a rimanere calmo. Ma i termini che adoprava
divennero tanto violenti che la rabbia
mi prese e, a mia volta, risposi per le rime.
Allora mi salt addosso per picchiarmi, ma,
prevenendolo, gli detti uno schiaffo in pieno
sul viso e tentai di strappargli il portafogli.
No, non lo avrai! grid con rabbia.
Prima dovresti ammazzarmi!
Ero giunto al parossismo del furore... Gli
saltai addosso, riuscii a gettarlo in terra, e l
tentai ancora di strappargli il mio caro ricordo.
Ma le sue dita si contrassero e gli occhi
luccicanti di sfida mi dicevano: Non lo
avrai!. Che cosa successe in me nello spazio
di un secondo?... Oh, Nina, in quel momento
odiai mio fratello!... Ma nel medesimo istante
rividi il letto di morte di mia madre, mi parve
riudire la sua voce, quasi indistinta, che diceva:
Ti affido tuo fratello, Didier.  debole,
nel fisico e nel morale; guidalo ed amalo.
Allora mi prese una grande vergogna... Lasciando Graziano, fuggii via dalla camera per
evitare l'atroce tentazione di usare la mia forza fisica superiore per obbligarlo col dolore a restituirmi la mia roba.
Il ricordo di quella scena disgustosa, l'umiliante e doloroso pensiero della violenza di cui
mi ero reso colpevole verso mio fratello, mi fecero impallidire e turbare di fronte a voi,
Nina, il giorno in cui mi rendeste quel portafogli che egli aveva certamente lasciato poi cadere, senza avvedersene, quel giorno... quell'orribile giorno!...
Povero mio Didier!... Gi avevate sofferto per colpa sua.
Si erano fermati in mezzo ai campi, ora mietuti, immersi nell'infinita pace del tramonto.
Nel silenzio della natura, rispondendo, dopo qualche istante di meditazione, all'ultima frase di Nina, la voce lenta e profonda di Didier mormor queste parole: Non bisogna mai dolersi di aver sofferto. I patimenti sono la moneta con la quale, in questo mondo, noi acquistiamo la felicit eterna...
E soltanto attraverso i dolori, le anime possono redimersi, Nina mia.
Nella luce tranquilla del giorno morente,
parve che un'ombra passasse dinanzi ai loro occhi... Ed ambedue pensarono:
Forse Iddio permetter che quanto noi abbiamo sofferto valga un po' anche per la salvezza della sua anima.
...
.
...
FINE.